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“Legalizzato” dalla Cassazione il commercio di semi di cannabis su Internet

24 Febbraio 2012 | Autore:
“Legalizzato” dalla Cassazione il commercio di semi di cannabis su Internet

Lecita la vendita on line di semi di cannabis se non accompagnata dalla spiegazione su come ricavarne la sostanza stupefacente.

È di ieri la sentenza che molti attendevano: secondo la Cassazione [1] non è reato vendere su Internet semi di cannabis, quando ciò non sia accompagnato dalle “istruzioni” per ricavare, dal prodotto naturale, la sostanza stupefacente.

Nel caso deciso dalla Suprema Corte, due trentacinquenni vendevano, dal proprio sito web, varie tipologie di semi di cannabis, con tanto di spiegazioni, suggerimenti, consigli, finalizzati però a fornire spiegazioni sulla semplice coltivazione della pianta.

I giovani infatti non spiegavano anche le modalità per ricavare dai semi il “principio attivo” stupefacente. Solo tale ultima condotta avrebbe portato all’incriminazione dei venditori. La mera detenzione e vendita di semi di cannabis, infatti, se non rivolta a ricavarne sostanze stupefacenti, non è illecito penale.

Perché ricorra il reato, invece, è necessario che il detentore/venditore sia consapevole della destinazione del seme.

In linea generale, infatti, il codice penale sanziona il “tentativo” del reato di coltivazioni e produzioni vietate [2] solo quando gli atti “preparatori” (come la vendita) siano idonei e diretti, in modo non equivoco, alla realizzazione dell’illecito. In altre parole, deve risultare certa l’intenzione del venditore di commettere il reato. Tale consapevolezza si può estrinsecare nell’impartire istruzioni all’acquirente sulle modalità per ricavare dal seme la corrispondente droga.

Al contrario, la semplice detenzione di cocaina, eroina, oppio e tutte le altre sostanze indicate negli elenchi predisposti dalla legge è considerata di per sé stessa reato, in quanto si tratta di elementi che sono già “prodotto finito”, ossia sostanze stupefacenti.

 

 

note

[1] Cass. sent. n.6972 del 22.02.2012.

[2] Artt. 26 e 28 L. 685/75; art. 73 DPR 309/90.


5 Commenti

  1. “La mera detenzione e vendita di cannabis, infatti, se non rivolta a ricavarne sostanze stupefacenti, non è illecito penale.” penso e spero sia un refuso, non trovo altre spiegazioni. In ogni caso, è evidente a tutti l’ennesimo paradosso della giustizia italiana in merito alle sostanze stupefacenti, che di per sè non è un problema se non fosse che favorisce e finanzia l’economie mafiose e sommerse a danno della comunità tutta.

  2. @Ant
    Non è un refuso in quanto:
    1- i semi di Cannabis sativa L. non costituiscono materiale stupefacente poiché privi del principio attivo THC.
    2- i semi sono a tutti gli effetti prodotti alimentari al pari di quelli di papavero, lino, zucca, e via discorrendo, e come tali vengono anche considerati dalla legge.
    3- la parte da cui principalmente si ricava lo stupefacente sono le infiorescenze femminili.

    La malavita non ha bisogno di semente da comperare; bastano le infiorescenze fruttificate comperate da paesi stranieri per attuare un meccanismo di vendita di prodotto di scarsa qualità estraendo dalla stessa la semente per poi coltivarla: per chi conosce queste cose non è difficile da comprendere che la stragrande maggioranza di persone che si rivolge ad un negozio per comperare esclusivamente la semente, è per provvedere al proprio fabbisogno piuttosto che per vendere il prodotto finale. Se poi uno decide di vendere il proprio prodotto finale non può essere considerato di necessità come parte integrante di una organizzazione criminale, ma al limite come piccolo spacciatore autoctono e locale.

  3. Queste sono le uniche ovvietà che traspaiono dai fatti, non dal fatto che la legge possa dare una definizione o meno a una realtà già preesistente.

  4. L’unico modo per contrastare la criminalità è legalizzare una sostanza che non fa male e non crea dipendenza a differenza dell’alcool, come molte persone poco informate pensano….
    La cannabis su soggetti adulti ha i soli effetti di rilassare i muscoli ed agire sulle attività psichiche stimolando i sensi.
    Non crea danni a lungo termine, se non quelli derivanti dal fumo stesso di tabacco utilizzato per la somministrazione della sostanza.
    In poche parole non fa più male di una una sigaretta e non crea dipendenza.
    Già legalizzato per uso medico/terapeutico, quindi riconosciuto come farmaco dalla comunità scientifica per i suoi effetti benefici…non vedo perché dovrebbe essere bandito e proibito a scopo ricreativo, legalizzare è la soluzione.

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