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Pensioni: a rischio anche la generazione del 1965

21 Aprile 2016 | Autore:
Pensioni: a rischio anche la generazione del 1965

Per effetto dei baby-boomers si potrebbero creare condizioni di insostenibilità già tra qualche anno, ecco i calcoli su basi ISTAT.

Di qualche giorno fa l’annuncio di Boeri che metteva in guardia sulla possibilità che i nati negli anni 80 avessero pensioni minime (leggi al riguardo Pensioni: 1980 anno zero), a stretto giro l’Università Bicocca, per la precisione l’Ordinario di demografia Prof. Blangiardo, ha fatto dei calcoli che allargherebbero a dismisura l’analisi.

Il problema sarebbe più ampio del previsto perché come abbiamo anticipato in alcuni dei nostri articoli (leggi anche: Pensioni: il circolo vizioso delle casse INPS) il sistema dell’ente nazionale di Previdenza non è sostenibile per come è impostato al momento.

Il calcolo effettuato dal Prof. Blangiardo sottolinea come per effetto della cosiddetta generazione dei baby-boomers, il costo del sistema pensionistico sarà insostenibile già per la generazione del 1964-2965, perché per la data in cui quella generazione andrà in pensione, ovvero il 2030, la base sociale cui bisognerà pagare la pensione sarà già raddoppiata.

I calcoli certamente attendibili si basano su una rielaborazione di dati ISTAT, dunque non v’è dubbio sul fatto che ci siano ottime possibilità che quanto paventato si verifichi.

In sostanza, a parità di condizioni (quindi dando per buono il sistema attuale) i 16milioni di pensionati presenti al 2016 arriveranno a 20milioni in meno di 25 anni. Il saldo tra pensionati nuovi e pensionati che “passano a miglior vita” (è il caso di dire, con poca ironia), riporta uno sbilanciamento di 150mila unità, sbilanciamento che diventerà – lo ripetiamo, “a condizioni costanti” – di 300mila unità nel 2030 e che resterà tale secondo i calcoli di cui vi abbiamo detto sino al 2038.

Se il sistema reggerà in quel periodo, allora anno dopo anno per effetto della riduzione delle nascite che ha interessato il nostro Paese progressivamente dal 1965 in poi, il costo si ridurrà e la situazione potrebbe diventare più sostenibile. Ma come abbiamo avuto modo di vedere, l’anno in cui la generazione del 1980 sarà in pensione secondo Boeri sarebbe il 2056. Quindi se pure sostenibile da un punto di vista matematico, quel costo diventerà socialmente insostenibile, per non dire socialmente irresponsabile.

Una bella matassa da sbrogliare.

Certo è che se da una parte il calcolo appunto è a sistema costante, dunque non costituisce una vera e propria predizione, è certamente un indicatore che deve portare il legislatore a metter mano al sistema pensionistico al più presto.

Ma le pensioni hanno fatto cadere più di un governo, dunque la strada sarà – questa volta sì “prevedibilmente” – ancora molto lunga.



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2 Commenti

  1. Ma non si può trovare la soluzione democratica? che per una volta si faccia una legge, che consenta non l’obbligo di versare i contributi, che sia facoltativo, chi vuole la pensione contributiva, allora versi i contributi, chi la pensione non la vuole,, allora non deve versare i contributi, cosi, chi ha versato i contributi per 20 anni e non avrà la pensione perchè è del 65 o del 70, può chiedere la liquidazione dei contributi versati, cosi evitiamo le continue minacce, che il Governo attua tutte le volte, che vuole togliere le reversibilità. Poi chi lo ha detto, che tre lavoratori oggi mantengono un pensionato futuro, Io verso i contributi per la mia Pensione, non che devo essere grato a chi lavorerà domani, per pagare la mia pensione? con le prospettive di lavoro di oggi, dove il tasso di disoccupazione è altissimo, vorrei vedere questi contributi che stiamo versando a che serviranno, sicuramente andranno nelle tasce dei soliti Ladroni, dove hanno portato il debito italiani a più di 2000 Miliardi di euro, e che li pagherà la povera gente

  2. Il saldo tra pensionati nuovi e pensionati che “passano a miglior vita” riporterà uno sbilanciamento di 300mila unità si prevede nei prossimi 25 anni. Però l’INPS non dichiara quanti morti in più sul lavoro, sulle strade per incidenti, per alcol, droghe, malattie, cresciute rispetto al passato, i quali soggetti lasciano i propri contributi allo Stato prematuramente prima d’andare in pensione…Ed a questi ci aggiungo anche le persone lavoratrici non sposate in forte aumento negli ultimi anni i “single” i/le quali non lasciano e lasceranno nessuna pensione di reversibilità ai superstiti. Poi ci sarebbe da almeno ridurre le 30000 pensioni “d’oro”, gli stipendi degli onorevoli, l’evasione fiscale, ect. In conclusione se si vuole si può far fronte (fonte INPS) allo sbilanciamento demografico.

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