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È reato di violenza assistita far presenziare i figli alle violenze sul coniuge

1 Febbraio 2015 | Autore:
È reato di violenza assistita far presenziare i figli alle violenze sul coniuge

Scatta il penale per il genitore che maltratta abitualmente il coniuge alla presenza impotente dei figli minori.

Risponde del reato di violenza assistita nei confronti dei minori [1] il genitore che maltratta continuamente il coniuge o il convivente davanti ai figli, procurando in loro, se pur in modo indiretto, paure e pregiudizi.

È quanto emerge da una pronuncia della Cassazione di pochi giorni fa [2].

Quando nella famiglia si consuma la violenza (fisica o psicologica che sia) è facile che essa, se pur indirizzata ad un adulto, si ripercuota negativamente sui più piccoli. La legge, perciò, tutela i minori anche da questo genere di violenza indiretta.

 

Nel soffermarsi sulla nozione di violenza assistita, i Supremi giudici si richiamano alle parole della recente legge in materia di contrasto al cosiddetto “femminicidio[3], che ha definito tale violenza come l’insieme delle condotte violente reiterate, fisiche o verbali compiute in danno dell’altro genitore e idonee a provocare nella prole sicure conseguenze negative, spesso indelebili, per la naturale sofferenza del minore costretto ad assistervi.

Il reato si colloca nella più ampia nozione di maltrattamenti contro i familiari e i conviventi [2] e può configurarsi tutte le volte in cui il comportamento del familiare consista:

– in una serie di atti violenti (non necessariamente fisici) posti in essere abitualmente in presenza della prole e che ledano la personalità dell’altro genitore (si pensi alle continue mortificazioni e offese verso il partner),

– o anche omissioni caratterizzate sia dal consapevole disinteresse verso le necessità affettive essenziali ed insopprimibili dei figli che dalla violazione dei doveri genitoriali di istruzione ed educazione [4] e delle minime regole del vivere civile valevoli anche per la comunità familiare [5].

Il reato in esame non si realizza, tuttavia, quando le vessazioni nei confronti del familiare sono solo occasionali: occorre, invece, che le condotte del genitore violento siano compiute in modo abituale, sicché i minori si trovino ad essere spettatori in maniera sistematica dei maltrattamenti a danno dell’altro genitore.

La vicenda

Nel caso di specie la Suprema Corte, pur confermando i gravi indizi di colpevolezza per la condotta violenta di un marito in danno della moglie, aveva invece rilevato che i pochi documentati episodi di violenza compiuti in presenza dei figli minori non fossero idonei ad integrare anche il reato di maltrattamenti nei confronti dei fanciulli, così come previsto dalla norma [2].


Se un genitore compie abitualmente maltrattamenti fisici o psicologici ai danni del coniuge o del partner in presenza dei figli minori, è punibile dalla legge penale non solo per la condotta assunta nei riguardi dell’altro genitore, ma anche per quello di violenza assistita nei confronti dei figli minori.

note

[1] L’art. 572 cod. pen. disciplina il reato di “Maltrattamenti contro familiari e conviventi” e prevede che: Chiunque maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da due a sei anni .

Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a nove anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a ventiquattro anni.

[2] Cass. sent. n. 4332/15 del 29.01.15.

[3] Dl 93/2013 convertito dalla L. 119/13.

[4] Art. 147 cod. civ.

[5] Art. 30 Cost.


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