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Una partita IVA e due codici per l’avvocato con due attività

1 febbraio 2015


Una partita IVA e due codici per l’avvocato con due attività

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 febbraio 2015



Compatibilità con l’esercizio dell’attività legale di altre attività parallele: posizione previdenziale, cassa avvocati e apertura di una nuova partita IVA.

Tempo di crisi: molti avvocati si attrezzano ad arrotondare lo stipendio con lavori alternativi che, spesso, non hanno nulla a che fare con l’attività forense in senso stretto. Ma è possibile gestire due o più lavori contemporaneamente allo studio legale? Quali sono i limiti e le conseguenze, sia sul piano deontologico che su quello previdenziale? Cerchiamo di chiarire questi delicati aspetti.

In generale, l’esercizio della professione forense non consente il contemporaneo svolgimento di una o più attività parallele, specie se queste potrebbero eguagliare o addirittura superare il fatturato imputabile all’attività legale stessa.

Infatti la legge professionale [1] afferma l’incompatibilità della professione di avvocato con qualsiasi altra attività dipendente (anche se con orario di lavoro limitato) o di lavoro autonomo svolta continuativamente o professionalmente.

Esistono delle eccezioni. Innanzitutto sono escluse dalla limitazione precedente le attività di carattere scientifico, letterario, artistico e culturale, e l’esercizio dell’attività di notaio. È poi consentita l’iscrizione nell’albo dottori commercialisti e degli esperti contabili, nell’elenco dei giornalisti pubblicisti e nel registro dei revisori contabili o nell’Albo dei consulenti del lavoro.

Partendo da questi limiti, in ogni caso non è possibile attirare questo tipo di attività nell’esercizio della professione forense. Pertanto, in ipotesi di tale tipo, sarebbe necessario aprire, nell’ambito della stessa partita IVA, un altro codice attività e un’altra posizione previdenziale presso l’Inps. Dunque, in compensi derivanti da tale attività parallela non possono essere attratti sono “attratti” e, quindi, assoggettabili al contributo alla Cassa forense del 4%.

Si precisa che non è possibile avere due partite Iva, ma è possibile aprire un altro codice attività.

Ricordiamo in ultimo che l’esercizio della professione forense è altresì incompatibile con

– l’esercizio di qualsiasi attività di impresa commerciale svolta in nome proprio o, indirettamente, in nome o per conto di altri;

– con la qualità di socio illimitatamente responsabile o di amministratore di società di persone relative ad attività di impresa commerciale, nonché di amministratore unico o consigliere delegato di società di capitali, nonché con la qualità di presidente del consiglio di amministrazione con poteri individuali di gestione. L’incompatibilità cessa di sussistere, però, qualora oggetto della attività della società sia limitato esclusivamente all’amministrazione di beni, personali o familiari, nonché per gli enti e consorzi pubblici e per le società a capitale interamente pubblico.

note

[1] Art. 18 legge forense n. 247/2012.

Autore immagine: 123rf com

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