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Lo sai che? Donazione: senza assistenza non autorizza la revoca per ingratitudine

Lo sai che? Pubblicato il 1 febbraio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 febbraio 2015

Impossibile la risoluzione per inadempimento della donazione fatta dalla madre poi abbandonata dal figlio.

Quante volte la donazione di un bene, specie se si tratta di un immobile, viene subordinata alla assistenza morale e materiale da parte del donatario nei confronti del donante. È quello che il diritto chiama “onere” (o “clausola modale”) e che viene previsto, quasi sempre, negli atti notarili. Ma, secondo una recente sentenza, il mancato adempimento di tale obbligazione non può giustificare la risoluzione della donazione per inadempimento (salvo che ciò non sia stato espressamente previsto nell’atto di donazione). Risultato: è impossibile chiedere al giudice la revoca per ingratitudine della donazione nei confronti di chi, prima ottenuto il bene in dono, si sia poi totalmente disinteressato del donante. Lo ha detto il tribunale di Cassino in una recente sentenza [1].

La vicenda

Una madre aveva donato, in favore del figlio, un immobile, con l’onere a carico di questi di prestarle assistenza materiale e morale negli anni a venire. Il figlio però si era reso totalmente inadempiente, così la donna si era rivolta al tribunale per ottenere la revocazione per ingratitudine e/o la risoluzione per inadempimento del contratto di donazione. Il giudice però non ha accolto la sua richiesta.

La sentenza

Secondo la pronuncia in commento, il fatto che nella donazione sia stato apposto un “onere” non trasforma quest’ultima in un contratto “a prestazioni corrispettive”, dove, cioè, l’adempimento di un soggetto è condizione e giustificazione dell’adempimento dell’altro, sicché l’uno sia dipendente dall’altro (“ti do questo a condizione che tu mi dai quest’altro”).

Diversamente verrebbe meno proprio la causa di liberalità che caratterizza la donazione. Insomma, la donazione è proprio caratterizzata dalla “gratuità” e, quindi, l’eventuale clausola modale non può essere vista come una vera e propria controprestazione, in assenza della quale si può revocare anche la prestazione principale.

Pertanto, l’inadempimento dell’onere da parte del donatario non comporta la risoluzione della donazione, salvo che tale possibilità non sia prevista espressamente nel contratto (con la cosiddetta “clausola risolutiva”).

Il Tribunale ritiene infine che la mancata prestazione di assistenza al donante non può costituire quella grave condotta necessaria per la revocazione per ingratitudine della donazione [2].

note

[1] Trib. Cassino sent. n. 717 del 3.07.2014.

[2] Ai sensi dell’art. 801 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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