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Assegno cointestato e blocco della banca alla morte del correntista


Assegno cointestato e blocco della banca alla morte del correntista

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 febbraio 2015



Regole in caso di decesso di uno dei correntisti cointestatari del conto corrente in caso di firma congiunta e disgiunta: per l’eventuale assegno emesso quando il correntista era ancora in vita, la banca è tenuta ugualmente al pagamento, nonostante la notizia della sua morte.

 

Capita spesso che un conto corrente venga cointestato a due soggetti e che, al decesso di uno di questi, la banca blocchi l’intera somma depositata, tanto che gli eredi devono ricorrere al proprio portafoglio anche per le spese funerarie. Come ci si regola in questi casi? Quali soluzioni si possono intraprendere per evitare i consueti “problemi burocratici”?

In verità bisogna distinguere due ipotesi diverse di cointestazione del conto:

– quella a firme congiunte (quando, cioè, per effettuare le operazioni è necessaria la firma di entrambi i correntisti): in questo caso, il conto viene bloccato fino al momento in cui non si identificano tutti gli eredi, i quali poi dovranno, insieme all’intestatario rimasto in vita, decidere le sorti del conto, per esempio dividendolo, estinguendolo, ecc.

– quella con firme disgiunte (quando, cioè, ognuno dei cointestatari ha il diritto di disporre separatamente sul conto cointestato): in questo caso lo stesso diritto spetta a tutti gli eredi del cointestatario che dovranno però operare tutti insieme. Gli eredi potranno effettuare una semplice variazione di intestazione a loro favore.

In casi come questo, la Cassazione ha precisato che si è innanzi a una situazione di solidarietà, sia per il credito che per il debito, anche se il denaro venga depositato sul conto da uno solo dei cointestatari (o da un terzo a favore dell’uno, dell’altro o di entrambi). Pertanto, proprio in virtù di tale solidarietà attiva, il saldo rientra nella libera disponibilità di tutti i cointestatari. Detto in parole semplici, il contitolare ha diritto di chiedere, anche dopo la morte dell’altro, il pagamento nelle sue mani dell’intero saldo attivo presente sul conto. Se la banca effettua tale versamento, gli altri eredi non potranno recriminare nulla nei confronti della banca che ha pagato il contitolare [2].

Dal punto di vista fiscale, il Collegio di Coordinamento dell’ABF [3] ha però chiarito che è necessaria [4] la preventiva presentazione della denuncia di successione da parte degli eredi, ovvero della cosiddetta “dichiarazione negativa[5], presentazione che può essere qualificata alla stregua di un vero e proprio vincolo di indisponibilità della somma.

Se non viene espletato tale adempimento – chiarisce l’Abf – la banca può negare il pagamento nei confronti del creditore, pur legittimato ad esigere la liquidazione della intera somma portata dal libretto.

Che succede agli assegni emessi dal correntista quando ancora era in vita e non ancora pagati alla sua morte? La morte del traente e la sua incapacità sopravvenuta dopo l’emissione lasciano inalterati gli effetti dell’assegno bancario [6] e ciò, si ritiene, anche qualora sia scaduto il termine di presentazione [7]. Quindi, la notizia pervenuta alla banca – seppure indirettamente – del decesso del titolare del conto corrente, non altera gli effetti dell’assegno.

note

[1] Cass. sent. n. 4496/2010.

[2] Cass. sent. n. 15231/2002.

[3] ABF decisione n. 5305 del 18.10.2013.

[4] Art. 48, commi 3 e 4, Dlgs 346/1990 (Testo unico in materia di imposta di successioni e donazioni).

[5] di cui all’art. 28 del Testo unico in materia di imposta di successioni e donazioni.

[6] Art. 36, Rd 1736/1933.

[7] Abf, Roma, decisione 1661 del 27.03.2013.

Autore immagine: 123rf com

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