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Casi di nullità dell’accertamento e della cartella esattoriale

2 febbraio 2015


Casi di nullità dell’accertamento e della cartella esattoriale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 febbraio 2015



Accertamento: nullo l’atto senza sottoscrizione o delega del direttore; insufficiente l’ordine di servizio.

Se manca la firma del direttore dell’ufficio dell’Agenzia delle Entrate l’avviso di accertamento è nullo e, con esso, anche la conseguente cartella esattoriale emessa da Equitalia.

L’atto si salva dal vizio solo se, pur firmato da un sostituto del direttore, a quest’ultimo sia stata conferita l’esplicita delega del capo ufficio: delega che va prodotta al cittadino qualora (presentando una istanza di accesso agli atti) ne chieda l’esibizione.

Non è tutto. Fate ben attenzione a cosa vi viene mostrato. Infatti, deve trattarsi di una delega in senso stretto e non di atti simili. Non basta, per esempio, il semplice “ordine di servizio” a supplire alla delega. Esso non è una vera e propria delega e non rende valido l’atto.

A chiarirlo è stata la Commissione Tributaria Provinciale di Frosinone con una recente sentenza [1] con cui è stato accolto il ricorso di una contribuente a cui è stato annullato l’atto impositivo notificatole dall’Agenzia delle Entrate.

Secondo i giudici tributari, la sottoscrizione del direttore dell’ufficio territoriale è essenziale proprio ai fini dell’esistenza dell’atto di accertamento (trattandosi di atto di natura provvedimentale a carattere tributario dal contenuto decisorio). Non qualsiasi firma apposta all’atto, può ritenersi sufficiente a integrare gli estremi della “sottoscrizione” e neanche il fatto che colui che abbia firmato l’atto sia incardinato all’interno dell’ufficio di provenienza, anche se con qualifica di dirigente. C’è invece bisogno della sottoscrizione del capo dell’ufficio o, in mancanza, della sua esplicita delega.

Se manca tale requisito, l’atto è inesistente. E, per ovvie ragioni, inesistenti sono anche tutti gli altri atti emessi sulla scorta del primo. Quindi, anche le relative cartelle esattoriali di Equitalia.

Nel caso di specie, l’atto impugnato risulta firmato dal Capo Area Imprese autorizzato da atto di servizio del Direttore Provinciale, allegato alle controdeduzioni dell’Ufficio.

Nella sentenza si specifica che l’ordine di servizio non costituisce una valida delega proprio per via della diversa natura giuridica di questi due atti. Infatti:

– da un lato, la delega ha la funzione di autorizzare specificamente l’esercizio dei poteri del delegante al delegato;

– dall’altro lato, l’ordine di servizio è, invece, una semplice disposizione interna diretta a disciplinare l’esplicazione dei servizi di istituto e a regolare la ripartizione dei compiti del personale dipendente.

Non è delega, in senso tecnico, la disposizione con cui il titolare di un ufficio ripartisce fra i propri dipendenti le mansioni che ciascuno deve svolgere: questa ripartizione interna di compiti, infatti, non comporta alcuna deroga esterna alla competenza, laddove la delega, invece, ha rilevanza esterna.

Risultato: non essendo l’ordine di servizio una delega, l’atto impositivo è nullo e, con esso, tutti i seguenti atti, anche le cartelle di Equitalia qualora il debito, non pagato, sia stato successivamente iscritto a ruolo.

note

[1] CTP Frosinone, sent. n. 636 del 7.01.2015.

Autore immagine: 123rf com

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