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Ricorso in Cassazione: termine lungo di 6 mesi non sospeso nel periodo feriale

2 febbraio 2015


Ricorso in Cassazione: termine lungo di 6 mesi non sospeso nel periodo feriale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 febbraio 2015



Nessuna sospensione durante il periodo estivo.

Impugnazioni in materia fallimentare: il termine lungo di 6 mesi dal deposito in cancelleria della sentenza, previsto dal codice di procedura civile in caso di ricorso in Cassazione [1], è sottratto alla sospensione durante il periodo feriale. Un importante chiarimento che viene proprio dalla stessa Suprema Corte con una ordinanza di due giorni fa [2].

La vicenda

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per Cassazione proposto da una società, contro una sentenza dichiarativa di fallimento, per decorso dei termini.

Ciò perché la notifica del ricorso in Cassazione era stata richiesta in una data successiva allo spirare del termine lungo di 6 mesi, che decorre dalla data di pubblicazione della sentenza.

La sentenza

Secondo il provvedimento in commento, che appunto si riferisce alla materia fallimentare, in assenza di notifica della sentenza di secondo grado, dovendosi quindi applicare il cosiddetto “termine lungo” (sei mesi dalla pubblicazione della sentenza ossia dal deposito in cancelleria), la parte deve proporre ricorso conteggiando anche il periodo che va (oggi, per via delle recenti riforme) dal 1° agosto al 31 agosto.

Si tratta di un termine che, contrariamente a quanto alcuni ritengono, è sottratto alla sospensione durante il periodo feriale.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 11 novembre 2014 – 30 gennaio 2015, n. 1764
Presidente Di Palma – Relatore Scaldaferri

In fatto e in diritto

E’ stata depositata in Cancelleria, e regolarmente comunicata, la seguente relazione: “Il consigliere relatore, letti gli atti depositati, rilevato che IMMOBILIARE DIANA S.r.l., con atto del 17 ottobre 2012, ha proposto ricorso per cassazione della sentenza, depositata il 2 marzo 2012 e notificata il 7 marzo 2012, con la quale la Corte d’appello di Milano ha rigettato il reclamo dalla stessa ricorrente proposto, ex art. 18 l.fall., avverso la sentenza, dell’11 aprile 2011, con cui il Tribunale di Milano, in accoglimento della richiesta del Procuratore Generale della Repubblica e della Curatela del Fallimento LM MANAGEMENT S.r.l., aveva dichiarato il fallimento della società, odierna ricorrente;
che la Curatela del Fallimento IMMOBILIARE DIANA S.r.l. resiste con controricorso, mentre gli altri intimati, Curatela del Fallimento LM MANAGEMENT S.r.l. e Procura Generale della Repubblica, non hanno svolto difese;
ritenuto che il ricorso appare inammissibile a norma dell’art. 18, comma 13,1.fall., in quanto notificato oltre il termine ivi previsto; che infatti, contrariamente a quanto sostenuto dall’odierna ricorrente (cfr. pag. 1 ricorso), la sentenza impugnata risulta, dal diretto esame delle produzioni delle parti svolto in considerazione dell’eccezione sollevata dalla Curatela resistente, esser stata notificata; che tra la data del perfezionamento di tale notifica (7 marzo 2012) e quella della richiesta di notifica del ricorso (17 ottobre 2012) è intercorso un periodo di tempo superiore ai trenta giorni;
per questi motivi ritiene che il ricorso può essere trattato in camera di consiglio a norma dell’art.380 bis cod.proc.civ. per ivi, qualora il collegio condivida i rilievi che precedono, essere dichiarato inammissibile.”
In esito all’odierna adunanza, il Collegio, letta la memoria di parte ricorrente, condivide le conclusioni cui è pervenuta la relazione. Invero, la inidoneità della notifica della sentenza di fallimento all’avvocato meramente domiciliatario a far decorrere il termine breve per l’impugnazione non toglie che la notifica del ricorso per cassazione risulta nella specie richiesta in data (17 ottobre 2012) successiva comunque allo spirare del c.d.termine lungo di sei mesi (art.327 comma I cod.proc.civ. nel testo vigente ratione téní Ooris) decorrente dalla data di pubblicazione della sentenza (2 marzo 2012). Termine che, contrariamente a quanto argomentato in memoria, è sottratto alla sospensione durante il periodo feriale secondo l’orientamento consolidato di questa Corte (cfr.ex multis: Cass.Sez.6-1 n.28560/11; Sez.1 n.20127/09; S.U.n.2636/06) da cui non si ha motivo per discostarsi.
La declaratoria di inammissibilità del ricorso si impone dunque, con la conseguente condanna alle spese, che si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso e condanna la ricorrente al rimborso delle spese nei confronti della controparte resistente, in € 2.600,00 (di cui € 100,00 per esborsi) oltre spese generali forfetarie e accessori di legge.

note

 

[1] Art. 327 cod. proc. civ.

[2] Cass. ord. n. 1764/2015 del 30.01.2015.

 

Autore immagine: 123rf com


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