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Il coniuge separato non ha diritto al Tfr maturato dall’altro coniuge

3 Febbraio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 Febbraio 2015



Prima della proposizione della domanda giudiziale di divorzio, il coniuge separato non ha alcun diritto ad una quota dell’indennità di fine rapporto maturata e percepita dall’altro coniuge.

La Legge sul divorzio [1] riconosce al coniuge divorziato, purché titolare di assegno periodico di mantenimento e non risposatosi, il diritto ad una quota del trattamento di fine rapporto maturato dall’altro coniuge al momento della cessazione del rapporto di lavoro, anche nel caso in cui tale indennità sia maturata prima della sentenza del divorzio  Tale quota è riconosciuta nella misura del 40% ma solo con riferimento agli anni di matrimonio coincidenti con il rapporto lavorativo. Nella determinazione della durata del matrimonio, si tiene conto anche dell’eventuale periodo di separazione legale, mentre nessuna rilevanza è riconosciuta alla cessazione della convivenza tra i coniugi [2].

Eguale diritto non è riconosciuto al coniuge separato. Ed invero, le norme sull’istituto della separazione non prevedono in alcun modo la partecipazione di un coniuge all’indennità di fine rapporto percepita dall’altro e la giurisprudenza, intervenuta più volte in materia, ha escluso l’applicazione di un’interpretazione estensiva della norma contenuta nella legge sul divorzio [1], che possa consentirne l’applicazione anche al coniuge separato.

La giurisprudenza ha infatti precisato che il diritto alla quota del TFR dell’atro coniuge sorge solo quando l’indennità sia maturata al momento o dopo la proposizione della domanda di divorzio, ma non anche quando sia maturata precedentemente ad essa [3].

Pertanto, se il coniuge separato cessa di lavorare dopo la pronuncia di separazione ma prima dell’instaurazione del giudizio di divorzio, egli di fatto può disporre liberamente delle somme ricevute a titolo di indennità di fine rapporto e l’altro coniuge non può pretendere alcunché, anche se titolare di assegno di mantenimento.

La giurisprudenza ha anche escluso la possibilità per il coniuge di pretendere una quota delle eventuali anticipazioni sul TFR percepite dall’altro coniuge in costanza di separazione, essendo ormai dette somme entrate nell’esclusiva disponibilità dell’avente diritto [4].

Conseguenza di quanto detto è che il coniuge separato potrà pretendere una quota del TFR dell’altro coniuge soltanto se, al momento della maturazione dell’indennità di fine rapporto, egli abbia già depositato ricorso per divorzio dinanzi la cancelleria del tribunale competente.

Tuttavia, se il coniuge percepisce il TFR in costanza del giudizio di separazione, il giudice dovrà tenerne conto nella determinazione della sua situazione economica e quindi ai fini della quantificazione dell’assegno di mantenimento in favore dell’altro coniuge.

Qualora, invece, il coniuge separato percepisca il TFR dopo la pronuncia della separazione, ma prima della presentazione della domanda di divorzio, l’altro coniuge sarà legittimato a chiedere una revisione dell’assegno di mantenimento, atteso che la riscossione dell’indennità di fine rapporto da parte di un coniuge comporta di fatto una modifica della situazione economica rispetto a quella esistente al momento in cui fu pronunciata la separazione.

note

[1] Art. 12 bis Legge n° 898/1970.

[2] Cass. sent. n. 1348 del 31.01.2012.

[3] Cass. sent. n. 25520 del 16.12.2010.

[4] Cass. sent. n. 24421 del 29.10.2003.

Autore immagine: 123rf com


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