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Cancelleria di tribunale: chiusura per 1 giorno a settimana vietata

4 febbraio 2015


Cancelleria di tribunale: chiusura per 1 giorno a settimana vietata

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 febbraio 2015



Le carenze di organico non possono giustificare la limitazione del funzionamento dei pubblici uffici.

È appena uscita una sentenza del Tar Lombardia [1] che avrà effetto su tutti i fori italiani: il Presidente del Tribunale non può disporre la chiusura di una o più cancellerie, anche solo per un giorno a settimana (tranne per gli atti urgenti), motivata da carenze di organico.

Il caso, sorto da una decisione del Presidente del Tribunale di Busto Arsizio, ha consentito ai giudici di chiarire alcuni aspetti fondamentali per il funzionamento delle cancellerie.

La legge dispone che “Le cancellerie delle corti di appello e dei tribunali ordinari sono aperte al pubblico almeno quattro ore nei giorni feriali, secondo l’orario stabilito dai rispettivi presidenti, sentiti i capi delle cancellerie interessate” [2].

La chiarezza della norma non lascia spazio ad interpretazioni: sussiste un vero e proprio obbligo inderogabile di apertura delle cancellerie giudiziarie nei giorni feriali [3].

A diversa decisione possono indurre le, pur comprensibili, ragioni di rilevante carenza di personale (nel caso di specie, a fronte di 124 addetti previsti, ne risultano presenti in servizio 69 ed assenti 55, con una scopertura di organico di circa il 44%), anche in relazione alle intervenute modifiche della competenza territoriale, addotte dalla Presidenza del Tribunale.

Se così fosse, sarebbe semplice per la pubblica amministrazione eludere la legge, visto che è proprio da essa che dipende – seppure nei limiti derivanti dalle normative sulle assunzioni – la provvista di personale. La provvista di personale dipende infatti dalle assegnazioni disposte dal Ministero della giustizia: ebbene, se le ragioni di carenza di personale possono al limite risultare comprensibili nei confronti di alcuni tribunali, non così lo sarebbero per il Ministero, tenuto ad assicurare a tutti gli Uffici giudiziari una provvista di personale adeguata ad assicurare il rispetto della legge [3].

Non si può accogliere quindi la tesi secondo cui la chiusura per un solo giorno a settimana delle cancellerie non implica una chiusura, ma solo una modalità di regolazione dell’apertura, essendo comunque garantita la ricezione degli atti urgenti e in scadenza (così il provvedimento impugnato): tale interpretazione, infatti, integrerebbe una chiara violazione della legge, che non prevede alcuna possibilità di limitazione all’apertura come prevista dalla disposizione.

Già nel 2012 un’associazione forense di Reggio Emilia aveva tentato una class action, che tuttavia non è riuscita a scuotere le acque perché la sentenza [4], pur dando atto di consistenti carenze locali, ha applicato una norma [5] che introduce, nel giudizio proposto contro le inefficienze di pubbliche amministrazioni, l’obbligo di tener conto delle risorse strumentali, finanziarie ed umane concretamente a disposizioni delle parti intimate.

Il limite di tale pronuncia è che, nonostante riconosca come illegittima la chiusura della cancelleria, non condanna il Ministero a collocare nuovo personale nella sede “critica”; per cui è ipotizzabile che i problemi continueranno a verificarsi, sebbene dovranno essere risolti in modo differente.

note

[1] Tar Lombardia, Milano, sent. n. 355 del 2.02.2015.

[2] Art. 162 della legge 23 ottobre 1960, n. 1196, recante Ordinamento del personale delle cancellerie e segreterie giudiziarie e dei dattilografi, come modificato dall’art. 51, del DL 24 giugno 2014, n. 90, convertito dalla legge 11 agosto 2014, n. 114.

[3] In tal senso, Cons. Stato, sent. n. 798/2014, nonché TAR Toscana sent. n. 968/2014.

[4] Tar Lazio sent. n. 1416/2012.

[5] Art. 1 d.lgs. 198/2009.

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