Avvocato solo se in modo effettivo, continuativo, abituale e prevalente

4 Febbraio 2015
Avvocato solo se in modo effettivo, continuativo, abituale e prevalente

Pubblicato lo schema di regolamento per disciplinare le modalità di accertamento dell’attività del professionista.

 

Il Ministero della Giustizia ha pubblicato lo schema di regolamento per disciplinare le modalità di accertamento dell’attività degli avvocati in attuazione della legge forense [1]. Le implicazioni sono notevoli (e anche penalizzanti) soprattutto alla luce della recente novella che impone agli avvocati l’iscrizione obbligatoria alla Cassa forense.

L’avvocato, se vorrà conservare le condizioni per l’iscrizione all’albo, dovrà necessariamente rispettare tutti i seguenti requisiti (che l’Ordine è tenuto a verificare ogni tre anni):

– dovrà essere titolare di una partita Iva attiva;

– dovrà avere l’uso di locali e di almeno un’utenza telefonica destinati allo svolgimento dell’attività professionale, anche in associazione professionale, società professionale o in associazione di studio con altri colleghi;

– dovrà avere trattato almeno cinque affari l’anno anche se l’incarico professionale è stato conferito da altro professionista;

– dovrà avere una Pec comunicata al consiglio dell’ordine;

– dovrà aver assolto l’obbligo di aggiornamento;

– dovrà essere titolare di una polizza assicurativa a copertura della responsabilità civile derivante dall’esercizio della professione;

– dovrà aver corrisposto i contributi annuali dovuti al consiglio dell’ordine;

– dovrà aver corrisposto i contribuiti dovuti alla Cassa di Previdenza Forense.

Sono questi i requisiti che faranno ritenere che l’avvocato eserciti la professione in modo effettivo, continuativo, abituale e prevalente. L’omissione comporterà la cancellazione dall’Albo se l’avvocato non dimostrerà la sussistenza di giustificati motivi oggettivi o soggettivi.

Quanto all’ultimo requisito – quello relativo al versamento dei contributi alla Cassa Forense – la relazione illustrativa giustifica siffatta previsione perché il versamento di tali contributi, per un verso, è essenziale per il funzionamento dei predetti enti e, per l’altro, è indice della presenza di un suo pur minimo volume di affari. Si tratta di una previsione “unica” nell’ambito del lavoro autonomo. Si pensi che un recente messaggio dell’INPS [2] stabilisce che, in caso di mancato pagamento della rata contributiva con scadenza novembre 2014, non si procede alla cancellazione dalla gestione artigiani e commercianti ma semplicemente l’importo dovuto verrà richiesto tramite avviso di addebito con valore di titolo esecutivo. Invece, nel caso degli avvocati la mancata ottemperanza a una disposizione di carattere previdenziale ha ripercussioni proprio sullo stesso esercizio della professione.

Cancellazione dall’albo

La cancellazione dall’albo è disposta quando il consiglio dell’ordine circondariale accerta la mancanza dell’esercizio effettivo, continuativo, abituale e prevalente della professione e l’avvocato non dimostra la sussistenza di giustificati motivi oggettivi o soggettivi.

Il consiglio dell’ordine circondariale, prima di deliberare la cancellazione dall’albo invita l’avvocato, a mezzo posta elettronica certificata ovvero, quando non è possibile, con lettera raccomandata con avviso di ricevimento, a presentare eventuali osservazioni entro un termine non inferiore a trenta giorni. L’avvocato che ne fa richiesta è ascoltato personalmente.

La delibera di cancellazione è notificata entro quindici giorni all’interessato.


note

[1] Art. 21, comma 1, legge n. 247/2012.

[2] Inps messaggio n. 767/2015.


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