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È violazione di domicilio non uscire di casa dietro ordine del titolare

5 febbraio 2015


È violazione di domicilio non uscire di casa dietro ordine del titolare

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 febbraio 2015



Sostare, temporeggiando, all’interno dell’altrui appartamento dopo una lite fa scattare il reato.

Anche se entrati nell’appartamento altrui con il consenso del titolare, quando questi vi ordina di uscire immediatamente (magari in seguito a una lite) è meglio che rispettiate la sua volontà, altrimenti può scattare a vostro carico il reato di “violazione di domicilio”. È quanto precisato dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

Nel caso di specie, i giudici hanno ritenuto responsabile di tale illecito l’ex marito che, pur entrato nell’abitazione della ex moglie con la sua approvazione, si era poi rifiutato di uscire subito non appena lei, dopo una discussione, lo aveva invitato ad andarsene. La condanna è stata confermata anche se l’uomo si era fermato per “un breve arco di tempo”.

Insomma, sostare anche pochi minuti nonostante l’invito categorico ad uscire di casa fa scattare il reato. E la prova è facilmente raggiungibile grazie alle sole dichiarazioni della parte offesa (il titolare dell’appartamento) che, previo vaglio di attendibilità da parte del giudice, possono essere utilizzate a fondamento della decisione. A riguardo, ricorda la Corte, la testimonianza della persona offesa, al pari di tutte le testimonianze, deve essere sottoposta al generale controllo delle capacità percettive e mnemoniche del dichiarante, nonché sulla corrispondenza al vero della sua rievocazione dei fatti, desunta dalla linearità logica della sua esposizione e dall’assenza di risultanze processuali incompatibili. Eseguito tale accertamento di attendibilità, di certo si può dire che le dichiarazioni della vittima “valgono di più” di quelle del colpevole (almeno nel processo penale [2]).

Sempre a riguardo della violazione del domicilio, l’anno scorso la Cassazione ha chiarito che [3] il marito, responsabile penalmente per atti persecutori e minacce intimidatorie, non viola il domicilio privato della casa familiare, quando questa, benché assegnata in corso di separazione alla moglie, sia stata deliberatamente abbandonata dalla donna.

È punibile per violazione di domicilio chiunque s’introduca nell’abitazione altrui, o in altro luogo di privata dimora, contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto escluderlo.

note

[1] Cass. sent. n. 5315 del 4.02.2015.

[2] Non invece nel processo civile, dove le parti in causa non possono testimoniare, ma tutt’al più rendere un interrogatorio libero (su richiesta del giudice) o formale (su richiesta della controparte).

[3] Cass. sent. n. 24685 del 16.05.14.

Autore immagine: 123rf com

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