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Stima della pensione: quanto prenderanno i giovani di oggi?

25 Aprile 2016 | Autore:
Stima della pensione: quanto prenderanno i giovani di oggi?

Calcolo della pensione per i trentenni e i quarantenni, siano essi autonomi o dipendenti, con esempi pratici e adattamento del tasso di crescita. 

Con l’arrivo imminente delle buste arancioni crescono le domande degli italiani sull’età in cui la pensione sarà ottenibile e sul tasso di sostituzione previsto rispetto all’ultima retribuzione.

È noto che le stime INPS rappresentano uno dei percorsi, per lo più corrispondente al migliore dei mondi possibili – visto che si stima una crescita all’1,5% e il Paese in questo momento cresce allo 0,8% con previsioni – giudicate ottimistiche dai più – di una crescita a termine 2016 dell’1,2% (per come previsto nel DEF). Se si prova tuttavia a fare una simulazione con l’applicativo “la mia pensione” dell’INPS che come abbiamo avuto modo di dire nelle nostre pagine già qualche mese fa permette sin da subito la stima della pensione futura, ci si può preparare all’arrivo della busta e prevenire cattive sorprese.

Ecco allora una simulazione effettuata per i 30enni e per i 40enni. Le due generazioni che costituiscono il vero problema da risolvere, la prima relativa ai nati negli anni 80, che potrebbero non riuscire a vedere la pensione prima dei 75 anni in mancanza anche di soli due anni di contributi, la seconda, relativa alla generazione dei babyboomers, o subito successiva che potrebbero avere problemi nel riceverla al momento della scadenza effettiva a causa dell’insostenibilità del sistema INPS (leggi al riguardo i nostri approfondimenti: Pensioni 1980: anno zero e Pensioni: a rischio anche la generazione del 1965).

Gli esempi di calcolo di pensione per trentenni e quarantenni

Vediamo la condizione di un trentenne che sia dipendente, con un reddito annuale di 12mila euro netti (ovvero uno stipendio di mille euro al mese).

La pensione potrà essere percepita (ma solo se non salta alcun anno e tutti i contributi per conseguenza sono validi ai fini pensionistici) anche nel 2056, con un assegno che a quel punto dovrebbe corrispondere – secondo l’applicativo INPS – a 1.749 euro lordi (ovvero a 1400 euro netti) che sarebbero pari al 75% della sua ultima retribuzione, che al lordo dovrebbe aggirarsi attorno a 2330 euro.

Un quarantenne che oggi abbia un reddito mensile di 2mila euro netti potrebbe vedere la pensione nel 2045 con un assegno di 2.347 euro netti (ovvero 3.326 euro lordi) pari al 73% dell’ultimo stipendio percepito.

Esempio di calcolo pensioni trentenni e quarantenni, stima con una crescita del PIL all’1%

Se si decide di fare una stima più attendibile, con il sistema INPS si può decidere di inserire un tasso di crescita differente, pari ad esempio non all’1,5% ma all’1%.

In quel caso per il trentenne che abbiamo preso ad esempio il calcolo passerebbe ad un assegno di 1.217 euro lordi, ovvero 1029 euro netti (con un tasso di sostituzione del 95% per una retribuzione finale di 1284 euro al mese nell’ultimo mese di stipendio percepito);

per il quarantenne, il cui reddito di partenza nel nostro esempio è il doppio del trentenne, la situazione non sarebbe molto migliore, si otterrebbe difatti una pensione di 2.640 euro lordi (ovvero netti 1.970 euro) con un tasso di sostituzione rispetto all’ultimo stipendio pari all’89,2%, stima cioè che la retribuzione finale nell’ultimo mese di stipendio percepito sia stata di 2.958 euro lorde.

Il punto critico delle stime INPS

A tali stime INPS che abbiamo visto essere molto ottimistiche, va aggiunto tuttavia un fattore ulteriore: che questi conti prevedono gli scatti di stipendio dovuti all’anzianità, dunque non tengono conto ad esempio del fatto che si cambi azienda o lavoro, che si passi a funzioni differenti o ad orari differenti. Sono dunque validi per il dipendente pubblico ma meno validi per il dipendente privato, che in un mercato del lavoro così flessibile potrebbe far fatica a mantenere il passo stimato dall’INPS nel versamento dei contributi.

Stime pensione per un autonomo

Facciamo un ulteriore passo in avanti e vediamo come cambia la stima nel caso di un lavoratore autonomo.

Se, ad esempio, il quarantenne che abbiamo preso ad esempio non fosse un dipendente ma un lavoratore autonomo con la medesima entrata attuale di 2mila euro netti al mese, l’assegno al momento della pensione sarebbe di 2.472 euro lordi, ovvero 1.871 euro netti, pari al 50,8% della retribuzione finale (che era dunque stimata in 4.866 euro al mese lorde). Ciò se la crescita è mantenuta all’1,5%. Se invece si stima una crescita dell’1%, allora l’assegno scende a 1.952 euro lordi, ovvero 1543 euro netti, pari al 61,8% della retribuzione finale (che in questo caso sarebbe stimata dunque in 3160 euro lorde).



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