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Il credito dell’avvocato prevale sul fondo patrimoniale

5 Febbraio 2015


Il credito dell’avvocato prevale sul fondo patrimoniale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 Febbraio 2015



Esecuzione forzata: il legale può pignorare la casa del cliente per la parcella non pagata, anche se è stata inserita nel fondo.

Attenti a non pagare la parcella all’avvocato per l’incarico a questi affidato di recuperare un credito: infatti, in alcuni casi (che a breve vedremo), il professionista potrà rivalersi sulla casa del proprio ex cliente, pignorandola, nonostante questa sia inserita nel fondo patrimoniale.

A dirlo è una sentenza recente del Tribunale di Taranto [1].

Come noto, il fondo patrimoniale garantisce l’impignorabilità dei beni in esso immessi (immobili, titoli di credito, auto e moto) nei confronti di tutti i creditori, eccetto solo quelli per debiti contratti onde far fronte a esigenze della famiglia [2].

Ebbene, secondo la pronuncia in commento, il debito con l’avvocato – derivante dal mandato rivolto ad ottenere il pagamento di una prestazione da parte di terzi – rientra proprio in questa categoria: la somma “da recuperare” si presume, infatti, destinata alla famiglia e, pertanto, il credito professionale può ben aggredire il fondo patrimoniale.

Risultato: il cliente che non paga l’avvocato, allora, si vede pignorare l’immobile compreso nel fondo patrimoniale dopo aver incaricato il legale di recuperare un proprio compenso. E ciò anche se la costituzione del fondo è anteriore al debito contratto con l’avvocato e al pignoramento da questi intrapreso: la finalità in gioco nel mandato affidato al legale-creditore è pur sempre conseguire una ricchezza che si presume destinata alla famiglia del debitore.

La giurisprudenza è ormai orientata per una interpretazione abbastanza estesa del concetto di “bisogni familiari”, non strettamente legata ai beni di prima necessità. Non bisogna, infatti, credere che il bisogno familiare (che, come detto, prevale sempre sul fondo patrimoniale) sia per forza una necessità connessa all’esigenza di vita o sopravvivenza del nucleo familiare (come ad esempio l’obbligazione assunta per l’acquisto della casa di abitazione o il prestito contratto per mandare all’università un figlio). La Cassazione ha precisato che vi è estraneità ai bisogni della famiglia solo quando il debito mira a soddisfare un’esigenza voluttuaria o speculativa.

Certo, non qualsiasi mandato conferito all’avvocato si può considerare rivolto a soddisfare le esigenze familiari. La valutazione va fatta caso per caso da parte del giudice sulla base delle finalità dalle quali era animato l’affidamento dell’incarico al legale. Così, per esempio, se il mandato conferito al professionista sia rivolto all’acquisto di uno studio professionale o di un bene strumentale all’impresa di uno dei coniugi (anche se di rilevante importo) in tal caso la soluzione è opposta, poiché la finalità dell’obbligazione è chiaramente estranea ai bisogni della famiglia. E dunque, l’avvocato non potrebbe pignorare i beni inseriti nel fondo.


note

[1] Trib. Taranto sent. n. 3688/14.

[2] Art. 170 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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