HOME Articoli

Lo sai che? Quando scatta il possesso per l’usucapione?

Lo sai che? Pubblicato il 5 febbraio 2015

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 5 febbraio 2015

Necessario un comportamento continuo, e non interrotto, rivolto in modo plateale a esercitare sulla cosa, per tutto il tempo previsto dalla legge, il tipico potere che spetterebbe al proprietario.

Cosa è necessario per far scattare l’usucapione? Innanzitutto il decorso del tempo: così, per esempio, per acquisire la proprietà di un immobile sono necessari 20 anni.

Ma non basta.

È necessario che, durante tale arco di tempo, l’interessato abbia avuto il “possesso” del bene. Ed è proprio su questo concetto che ruotano le principali controversie che poi sfociano in cause. Perché non si deve trattare di un possesso qualsiasi, secondo la nozione più “volgare” del termine (come potrebbe pensarsi che sia, per esempio, quello dell’inquilino all’interno dell’appartamento preso in affitto). No! Si deve trattare di “qualcosa in più”. E i chiarimenti arrivano da due ordinanze della Cassazione depositate ieri [1].

Secondo la Suprema Corte, per l’usucapione è necessario aver tenuto un comportamento continuo, e non interrotto, inteso inequivocabilmente ad esercitare sulla cosa, per tutto il tempo previsto dalla legge, un potere corrispondente a quello tipico del proprietario, un potere di fatto, corrispondente al diritto reale posseduto. In pratica, ciò si manifesta con il compimento di atti di possesso conformi alla qualità e alla destinazione della cosa e tali da rilevare, anche esternamente, una indiscussa e piena signoria sulla cosa stessa (si pensi alla ristrutturazione di un appartamento, alla recinzione di un terreno, all’apposizione di una sbarra o di un lucchetto su uno spiazzo, allo spianamento di un campo e alla modifica della sua destinazione d’uso, ecc.).

Nello stesso tempo vi deve essere la più totale inerzia del titolare del diritto.

Detto in parole ancora più semplici, è necessario che il possessore si comporti come se fosse il proprietario e, nello stesso tempo, il proprietario come se, pur a conoscenza di tale circostanza, non gliene interessasse alcunché, senza perciò preoccuparsi di recuperare il proprio bene, per esempio con una azione giudiziaria.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza 11 dicembre 2014 – 4 febbraio 2015, n. 2044
Presidente Bianchini – Relatore Correnti

Fatto e diritto

La causa è stata rimessa alla camera di consiglio sulla scorta della seguente relazione:
5451/2014 C./C.
11 consigliere delegato osserva:
La corte di appello di Genova ha rigettato l’appello di Pietro C. rigettando la sua domanda di usucapione di cui alla legge 346/76 su opposizione del fratello Luigi.
L’odierno ricorso si articola in due motivi: 1) omesso esame di punto decisivo: 2) violazione degli artt. 1144 cc, 228 epc, 2733 ce ma le censura sono infondate. Per la configurabilità de’possesso “ad usucapionem”, è necessaria la sussistenza di un comportamento continuo, e non interrotto, inteso inequivocabilmente ad esercitare sulla cosa, per tutto il tempo all’uopo previsto dalla legge. un potere corrispondente a quello del proprietario o del titolare di uno “ius in re aliena” ( “ex plurimis” Cass. 9 agosto 2001 n.11000), un potere di fatto, corrispondente al diritto reale posseduto, manifestato con il compimento puntuale di atti di possesso conformi alla qualità e alla destinazione della cosa e tali da rilevare, anche esternamente, una indiscussa e piena signoria sulla cosa stessa contrapposta all’inerzia del titolare del diritto (Cass. 11 maggio 1996 n. 4436, Cass. 13 dicembre 1994 n. 10652).
Nè è denunciabile, in sede di legittimità, l’apprezzamento del giudice di merito in ordine alla validità degli eventi dedotti dalla parte, al fine di accertare se. nella concreta fattispecie, ricorrano o meno gli estremi di un possesso legittimo. idoneo a condurre all’usucapione (Cass. 1 agosto 1980 n. 4903, Cass. 5 ottobre 1978 n. 4454), ove, come nel caso, sia congruamente logica e giuridicamente corretta.
Alla cassazione della sentenza si può giungere solo quando la motivazione sia incompleta, incoerente ed illogica e non quando il giudice del merito abbia valutato i fatti in modo difforme dalle aspettative e dalle deduzioni di parte (Cass. 14 febbraio 2003 n. 2222).
Il ricorso tenta una rilettura delle emergenze processuali senza intaccare la ratio decidendi della decisione impugnata, tanto più che nel rapporto tra fratelli la prova deve essere più rigorosa.

P.Q.M.

Propone di rigettare il ricorso.
Roma, 23 ottobre 2014.   Il consigliere delegato
11 Collegio condivide e fa propria la relazione richiamando la giurisprudenza sulla presunzione di tolleranza tra persone legate da vincoli di parentela, sulla quale in generale cfr. Cass. 8.5.2013 n. 10894, Cass. 1.8.2008 n. 21016, Cass. 20.2.2008 n. 4327, Cass. 20.9.2007 n. 19478.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese liquidate in euro 2500 di cui 2300 per compensi, oltre accessori.
Dà atto ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del dpr 115/2002 della sussistenza dei presupposti per il versamento dell’ulteriore contributo unificato.

note

[1] Cass. ord. nn. 2044/15 e 2043/15 del 4.02.2015.

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

1 Commento

  1. Mio marito ha residenza a casa della convivente noi due siamo solo separati in caso di morte di mio marito posso vantare usucapione per lui?

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI