Diritto e Fisco | Editoriale

L’accertamento dei requisiti per la professione di avvocato: progresso o restaurazione?

8 febbraio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 febbraio 2015



Legge forense: il Ministero di grazia e giustizia ha recentemente pubblicato lo schema diretto a definire i criteri in base ai quali accertare la continuità, abitualità ed effettività nell’esercizio dell’ attività di un avvocato: la richiesta di essere titolari di partita iva e i versamenti dei contributi alla cassa e al proprio ordine professionale tra i punti controversi.

Partiamo da una premessa: La “mission” principale di “La Legge per Tutti” è quella di rendere comprensibile per il cittadino la natura delle norme, fornendo delle risposte agli interrogativi che questi si pone ed al contempo aiutandolo a risolvere delle problematiche concrete.

Chiarezza, competenza, professionalità (e tanta passione) per illustrare le novità e consigliare tutti voi, perché la legge non è altro che lo strumento attraverso cui la collettività disciplina le proprie relazioni.

Quanto appena detto non esclude gli avvocati dal novero dei destinatari del nostro servizio, anzi: in una fase di profonde modifiche alla figura stessa del professionista forense è doveroso non solo informare delle novità giuridiche ma anche esprimere delle opinioni.

 

Il recente schema appena pubblicato dal Ministero di Grazia e giustizia è l’ultimo dei passaggi in ordine di tempo attraverso cui si sta realizzando la lenta riforma della professione forense, partita nel 2012 con la nuova legge contenente i principi cardine e giunta nell’estate scorsa ad uno snodo importante legato agli obblighi d’iscrizione alla cassa di previdenza.

L’obiettivo perseguito attraverso questo prospetto è quello di indicare a tutti i consigli dell’ordine i criteri attraverso cui verificare, con cadenza triennale, se l’avvocato eserciti in maniera effettiva la professione e di conseguenza possa mantenere l’iscrizione all’albo.

Innanzitutto si prevede che il professionista sia titolare di partita iva, mettendo fine ad una situazione che di fatto consentiva a molti iscritti di poter esercitare senza “esistere” per il fisco.

La seconda condizione riguarda l’utilizzo di locali destinati all’attività di studio con l’attivazione di un utenza telefonica dedicata, individuando quindi in maniera certa il “domicilio professionale”.

Sarà necessario che vengano svolti almeno cinque incarichi all’anno, anche se trasmessi da altro professionista.

L’avvocato dovrà dotarsi di posta elettronica certificata, comunicandola al consiglio d’appartenenza.

È dovere del professionista quello di provvedere al proprio aggiornamento professionale, dimostrando di avere preso parte agli eventi legati alla formazione continua.

L’avvocato è altresì obbligato ad essere titolare di polizza assicurativa a copertura della responsabilità civile derivante dall’esercizio professionale.

Infine sono previsti gli obblighi di versare i contributi annuali al proprio consiglio dell’ordine ed in particolare il versamento di quanto spettante alla cassa di previdenza.

Il mancato rispetto delle condizioni ora indicate comporterà la cancellazione dall’albo del professionista che risulti in difetto, salvo che quest’ultimo dimostri che la particolare posizione sia dipesa da giustificati motivi soggettivi e oggettivi.

Il consiglio dell’ordine circondariale è l’organo chiamato a vigilare circa il rispetto delle condizioni ora indicate, attivando un’apposita procedura per il controllo dei requisiti per poter continuare ad esercitare la professione. Il meccanismo di controllo si apre con l’invio a mezzo p.e.c o raccomandata di una comunicazione contenente l’invito a presentare delle osservazioni entro un termine non inferiore a 30 giorni, con la facoltà per l’interessato di domandare di essere ascoltato personalmente.

Lo schema in commento quindi è un sunto delle novità che nel corso degli anni hanno introdotto nuovi oneri in capo agli avvocati, ma inevitabilmente ciò porta ad un quesito: siamo davanti ad un progresso per la categoria o è una sorta di restaurazione?

 

Da un lato questioni come l’aggiornamento professionale, l’apertura di partita iva o la polizza assicurativa costituiscono un progresso per la classe forense che così sia adegua ad una condizione già prevista per altre categorie.

Dall’altra parte però l’iscrizione d’ufficio alla cassa di previdenza resta un punto dolente sul quale c’è forte dissenso.

Per onore di cronaca bisogna ricordare che in materia di previdenza, il dovere di contribuzione attraverso il versamento di somme destinate alla cassa è di vecchia data, essendo stato introdotto nel 1998, ma i costi legati ad un inserimento forzoso rischiano di frustrare una classe fortemente provata dalla crisi economica.

Il pericolo è quello di portare ad una drastica diminuzione degli iscritti all’albo forense, condizione che si sta verificando con drammatica effettività. I più colpiti sono i giovani che potrebbero vedere compromessa la possibilità di avviare la propria carriera ancora prima di averla intrapresa.

I vertici dell’ente di previdenza forense hanno più volte ribadito, nel corso di numerosi incontri organizzati con gli avvocati, come la riforma del 2012 sia un necessario passaggio per il rilancio della categoria e che la crisi economica non dipenda certamente dal proprio operato: non posso che essere d’accordo.

L’equivoco di fondo sta nel confondere la causa del problema con l’effetto provocato dalle novità normative: ovvero la mancanza di lavoro dovuta ad una crescita spaventosa dell’offerta in ragione di un impoverimento della domanda, con la cancellazione dall’albo di tanti avvocati che non possono permettersi i costi legati al mantenimento dell’attività.

La marcia verso “il progresso” della classe forense rischia di provocare un alleggerimento tra le fila dei suoi membri non dovuto alla normale selezione che da sempre il mondo del lavoro compie, ma attraverso logiche di abbattimento dei numeri attraverso l’aumento dei costi.

Di certo da qui a pochi anni il problema dell’inflazionamento della professione d’avvocato verrà risolto, riportando un quantitativo spaventoso di iscritti a cifre maggiormente rispondenti alle esigenze della collettività: siamo sicuri che a resistere saranno i più meritevoli e non soltanto i più ricchi?

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