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Gratuito patrocinio a spese dello Stato: le ultime sentenze

12 Febbraio 2015
Gratuito patrocinio a spese dello Stato: le ultime sentenze

Reddito, contributo unificato, ricorso, false attestazione, revoca.

Il patrocinio a spese dello Stato, per quanto riguarda l’assistenza dell’avvocato, è dovuto anche per la fase di mediazione, anche se questa viene chiusa positivamente e non sfocia in un procedimento giudiziario [1]. Quindi, chi rientra nei requisiti per il gratuito patrocinio, può chiedere che la parcella del proprio difensore di fiducia per l’attività svolta dinanzi agli organismi, e prevista dalla legge come obbligatoria prima di poter procedere in tribunale, sia pagata dallo Stato.

In materia di gratuito patrocinio, ai fini della determinazione del limite di reddito per l’ammissione al beneficio, vanno calcolati tutti i redditi, compresi quelli soggetti a tassazione separata. Quindi, per fare un esempio, vanno considerati anche gli emolumenti percepiti a titolo di arretrati di lavoro dipendente [2].

Il ricorrente in Cassazione ammesso al patrocinio a spese dello Stato non è tenuto, in caso di rigetto dell’impugnazione, al versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato [3]. Il chiarimento proviene dalla stessa Suprema Corte [4].

In tema di patrocinio a spese dello Stato, la revoca del provvedimento di ammissione [5] può essere disposta solo qualora non sussistessero in origine o siano venute meno le condizioni di reddito oppure se l’interessato ha agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave.

Invece, la condotta dell’avvocato che taccia, nel corso del processo, circa l’ammissione al beneficio del proprio cliente non ne giustifica la revoca, salvi gli eventuali effetti sul piano disciplinare o della permanenza nell’elenco degli avvocati per il patrocinio a spese dello Stato [6].

Nel patrocinio a spese dello Stato, il decreto di liquidazione del compenso al difensore non è revocabile, né modificabile, d’ufficio, poiché l’autorità giudiziaria che lo emette, salvi i casi espressamente previsti di decadenza dal beneficio (per mancanza originaria o sopravvenuta dei requisiti), consuma il suo potere decisionale e non ha il potere di autotutela tipico dell’azione amministrativa [7].

Al fine di ottenere il gratuito patrocinio non devono essere cumulati i redditi dei separati in casa poiché la semplice situazione fisica di convivenza o coabitazione non basta per includere i redditi del convivente nel reddito complessivo del soggetto istante [8].

Ulteriore chiarimento della Cassazione [8]: in tema di ammissione al gratuito patrocinio, la titolarità di partita IVA non costituisce, di per sé, elemento presuntivo sufficiente ai fini del giudizio di superamento dei limiti di reddito [10].

In tema di gratuito patrocinio, la legge [11] dispone che il reddito computabile ai fini della ammissione al beneficio in parola è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel periodo da ogni componente della famiglia, compreso l’istante, sul presupposto che l’interessato conviva con il coniuge o con altri familiari; la natura di familiare fiscalmente a carico non convivente è status non coincidente con quello (familiare convivente) che assume rilievo per l’ammissione e il mantenimento del beneficio in questione [12].

Ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: ammissione della parte al patrocinio a spese dello Stato; opponibilità del decreto di revoca del decreto di pagamento dei compensi al difensore di soggetto ammesso al gratuito patrocinio; liquidazione dei compensi dei difensori delle parti ammesse al patrocinio a spese dello Stato; somme dovute dal soccombente allo Stato e quelle dovute dallo Stato al difensore del non abbiente.

Difensore di soggetto ammesso al gratuito patrocinio

Il decreto di revoca del decreto di pagamento dei compensi al difensore di soggetto già ammesso al beneficio del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti è opponibile ai sensi del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, artt. 84 e 170.

Cassazione penale sez. IV, 26/02/2020, n.8182

La revoca dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato

La revoca dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, per mancanza originaria o sopravvenuta delle condizioni di reddito previste dalla legge per fruire del beneficio, pur avendo efficacia retroattiva, non comporta l’inefficacia del decreto di pagamento emesso a favore del difensore prima della revoca del provvedimento di ammissione e quindi non travolge i diritti del difensore medesimo a vedersi liquidato il compenso per l’attività professionale già prestata.

Cassazione penale sez. IV, 05/02/2020, n.5360

Liquidazione dei compensi 

Nel giudizio per la liquidazione dei compensi dei difensori delle parti ammesse al patrocinio a spese dello Stato, la domanda non può essere rigettata per la mancanza, nel fascicolo dell’opposizione, della nota spese presentata dall’avvocato o del provvedimento di ammissione al beneficio predetto della parte da questo assistita, dovendo il giudice adito attivare i poteri istruttori officiosi che caratterizzano il procedimento ex art. 15 del d.lgs. n. 150 del 2011 in relazione alla determinazione non solo del “quantum”, ma anche dell'”an”, in virtù della previsione contenuta al comma 5 dell’art. 15 cit. – per cui egli “può”, ai fini della decisione, richiedere gli atti, i documenti e le informazioni necessarie – la quale va interpretata non come espressione di mera discrezionalità, bensì come potere-dovere di decidere “causa cognita”, senza limitarsi ad una meccanica applicazione della regola formale del giudizio fondata sull’onere della prova.

Cassazione civile sez. II, 30/01/2020, n.2206

Accesso al patrocinio a spese dello Stato: limite di reddito

In tema di ammissione al patrocinio a spese dello Stato il limite di reddito per potervi accedere è dato dalla somma dei redditi facenti capo all’interessato e agli altri familiari conviventi, compreso il convivente”more uxorio”. (Nel caso di specie, si trattava della convivente “more uxorio” del padre dell’imputato).

Tribunale La Spezia sez. uff. indagini prel., 28/01/2020

Patrocinio a spese dello Stato: distrazione delle spese 

Dal complesso delle disposizioni di cui al d.P.R. n. 115 del 2002, che regolano per tutti i processi l’istituto del patrocinio a spese dello Stato – ed in particolare dagli artt. 80,82 ed 83 – si ricava che l’art. 91 del medesimo d.P.R. – secondo cui l’ammissione è esclusa “se il richiedente è assistito da più di un difensore” – pur se collocato all’interno del titolo specificamente dedicato al processo penale, esprime un principio di carattere generale, con la conseguenza che, nel processo civile, l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato è esclusa se il richiedente è assistito da più di un difensore, così come, ove tale ammissione sia stata già concessa, i suoi effetti cessano dal momento in cui il beneficiario nomina un secondo difensore di fiducia.

Cassazione civile sez. II, 27/01/2020, n.1736

Ammissione della persona offesa al patrocinio a spese dello Stato

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 74, decreto del Presidente della Repubblica n. 115/2002, in relazione all’art. 3 della Costituzione, laddove non preveda la possibilità per il giudice chiamato a decidere sulla ammissione al beneficio del cittadino non abbiente, persona offesa da reato, di valutare l’eventuale evidente assenza di fatti di rilevanza penale con conseguente esclusione dall’ammissione al patrocinio a spese dello Stato.

Corte Costituzionale, 17/01/2020, n.3

Gratuito patrocinio nel giudizio civile

In tema di patrocinio a spese dello Stato, qualora risulti vittoriosa la parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato, il giudice civile, diversamente da quello penale, non è tenuto a quantificare in misura uguale le somme dovute dal soccombente allo Stato ex art. 133 d.P.R. n. 115 del 2002 e quelle dovute dallo Stato al difensore del non abbiente, ai sensi degli artt. 82 e 130 del medesimo d.P.R., alla luce delle peculiarità che caratterizzano il sistema processualpenalistico di patrocinio a spese dello Stato e del fatto che, in caso contrario, si verificherebbe una disapplicazione del summenzionato art. 130.

In tal modo, si evita che la parte soccombente verso quella non abbiente sia avvantaggiata rispetto agli altri soccombenti e si consente allo Stato, tramite l’eventuale incasso di somme maggiori rispetto a quelle liquidate al singolo difensore, di compensare le situazioni di mancato recupero di quanto corrisposto e di contribuire al funzionamento del sistema nella sua globalità.

Cassazione civile sez. II, 08/01/2020, n.136

La revoca del gratuito patrocinio

È ormai orientamento consolidato della Corte il ritenere che, in mancanza di espressa previsione normativa, il mezzo di impugnazione avverso il provvedimento di revoca dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato nei giudizi civili è l’opposizione, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 170 al presidente del tribunale o della corte d’appello ai quali appartiene il magistrato che ha emesso il decreto di revoca, avendo tale opposizione, nel contesto del testo unico in tema di spese di giustizia, natura di rimedio di carattere generale.

Però, nel caso, contemplato dall’art. 113 stesso D.P.R., in cui il provvedimento di revoca sia stato pronunciato su richiesta dell’ufficio finanziario, ai sensi dell’art. 112, comma 1, lett. d) corrispondente all’art. 127, comma 3, l’impugnazione del decreto di revoca deve avvenire con ricorso diretto per cassazione

Cassazione civile sez. II, 03/01/2020, n.17

Compensi del difensore delle parti ammesse al gratuito patrocinio

Nel quantificare i compensi del difensore delle parti ammesse al gratuito patrocinio, non è in alcun caso consentito superare i limiti e le prescrizioni poste dalla normativa di materia.

Pertanto, pur voler ammettere che il giudice sia tenuto a quantificare detto compenso in misura corrispondente all’importo delle spese processuali poste a carico della parte soccombente, resta fermo però che il difensore della parte ammessa al gratuito patrocinio non ha alcun titolo ad ottenere più di quanto risulti dalla corretta applicazione delle disposizioni del testo unico, potendo contestare solo sotto tali profili il decreto d.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 82.

Cassazione civile sez. II, 03/01/2020, n.19

Efficacia dell’ammissione al gratuito patrocinio

L’art. 120 t.u. in materia di spese di giustizia assicura il permanere di efficacia dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, pur ove la parte ammessa sia risultata soccombente in primo grado, per l’esercizio dell’azione di risarcimento del danno nel processo penale, mentre per tutti gli altri casi prevede la perdita d’efficacia dell’ammissione, che non impedisce la possibilità di presentare una nuova istanza per il grado successivo, in relazione alla quale il competente consiglio dell’ordine sarà tenuto a (ri)valutare i presupposti di cui al citato t.u., art. 121.

Cassazione civile sez. VI, 12/12/2019, n.32710

Presupposto processuale per il raddoppio del contributo unificato

Il giudice dell’impugnazione che emetta una delle pronunce previste dall’art. 13, comma 1 quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, è tenuto a dare atto della sussistenza del presupposto processuale per il versamento dell’importo ulteriore del contributo unificato (c.d. doppio contributo) anche quando esso non sia stato inizialmente versato per una causa suscettibile di venire meno (come nel caso di ammissione della parte al patrocinio a spese dello Stato), potendo invece esimersi dal rendere detta attestazione quando la debenza del contributo unificato iniziale sia esclusa dalla legge in modo assoluto e definitivo.

Cassazione civile sez. un., 20/02/2020, n.4315

La parte soccombente non ammessa al patrocinio a spese dello Stato

La parte soccombente non ammessa al patrocinio a spese dello Stato, se condannata a rifondere le spese processuali a quella ammessa, deve effettuare il versamento in favore dello Stato, sicché, ove il pagamento sia disposto, erroneamente, a vantaggio di chi abbia ottenuto il beneficio, il dispositivo della decisione può essere corretto, anche se si tratta di una pronuncia della Corte di cassazione e pure su richiesta della Procura generale presso la S.C.

Cassazione civile sez. VI, 19/02/2020, n.4216

Patrocinio a spese dello Stato e distrazione delle spese in favore del difensore anticipatario

Va rimessa alle Sezioni Unite la soluzione della questione inerente i rapporti tra l’istituto del patrocinio a spese dello Stato e quello della distrazione delle spese in favore del difensore anticipatario, questione che non ha ancora trovato una soluzione giurisprudenziale univoca.

Cassazione civile sez. II, 29/01/2020, n.1988


note

[1] Trib. Firenze, sent. del 13.01.2015.

[2] Cass. sent. n. 44140 del 26.09.2014.

[3] Previsto dall’art. 13, comma 1 quater, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115.

[4] Cass. sent. n. 18523 del 2.09.2014.

[5] Ai sensi dell’art. 136 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115.

[6] Cass. sent. n. 17461 del 31.07.2014.

[7] Cass. sent. n. 12795 del 6.06.2014.

[8] Cass. sent. n. 29302 del 24.04.2014.

[9] Cass. sent. n. 12405 del 11.03.2014.

[10] Previsti dall’art. 76, comma 1, d.P.R. n.115/2002.

[11] Art. 76, comma 2 d.p.r. n. 115/2002.

[12] Cass. sent. n. 33428 del 7.03.2014.

Autore immagine: 123rf com


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