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Lo sai che? Regole anti-stalking dalla Cassazione

Lo sai che? Pubblicato il 8 febbraio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 8 febbraio 2015

Il divieto di avvicinamento va riferito alla persona e non ai luoghi.

Il giudice può vietare allo stalker di avvicinarsi a luoghi determinati che, di solito, sono frequentati dalla vittima o gli può imporre di mantenere una certa distanza dalla persona offesa. Nel fare ciò, però, non può essere generico, ma deve indicare in modo specifico e dettagliato tutti i posti per i quali sussiste tale divieto di avvicinamento. Infatti non è concepibile un vago riferimento “a tutti i luoghi frequentati” dalla vittima. Questo perché, diversamente, si arriverebbe alla paradossale conclusione che a determinare il contenuto del provvedimento giudiziale sarebbe la stessa vittima nel momento in cui, quotidianamente, decide dove andare. Insomma, sarebbe assurdo obbligare lo stalker a prevedere i luoghi dove potrebbe incontrare la vittima e, quindi, a evitarli in anticipo.

A dirlo è una sentenza della Cassazione dell’altro ieri [1] che ha stabilito, di fatto, il decalogo al quale il giudice deve attenersi nel contemperare l’esigenza di tutela della vittima di stalking da un lato e la libertà di movimento del persecutore dall’altro. Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto illegittimo il provvedimento del giudice che aveva vietato a uno stalker di recarsi in due Comuni solo perché potenzialmente frequentati dalla parte offesa.

Insomma, il provvedimento del tribunale “anti-stalker” non può limitarsi a vietare all’imputato o all’indagato di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima come il posto di lavoro, la casa della famiglia della vittima o dei prossimi congiunti. Ciò finirebbe per essere troppo generico. L’aggressore, infatti, può non sapere quali sono e se questi sono destinati a variare, senza contare che il divieto assumerebbe una elasticità dipendente dalle decisioni (o anche dal capriccio) dell’offeso. Si potrebbe arrivare al paradosso di imporre allo stalker di allontanarsi da un luogo anche quando è la vittima ad avvicinarsi a questo. E allora – sottolinea la sentenza in commento – è molto meglio imporre allo stalker il divieto di “avvicinarsi alla persona offesa” tenendo una giusta distanza da lei.

Cosa non può fare, concretamente, lo stalker?

Certamente non può pedinare la vittima, anche in luoghi occasionali. Non la può avvicinare, né cercare di contattarla in alcun modo: né a parole, né con gli scritti, né col cellulare, gli sms, le email o usando le nuove tecnologie come Facebook per esempio. Addirittura non la può guardare, quando lo sguardo assume la funzione di esprimere sentimenti e stati d’animo.

note

[1] Cass. sent. n. 5664 del 6.02.2015.

Autore immagine: 123rf com


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