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Accesso agli atti: quando è possibile

8 febbraio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 febbraio 2015



Ogni cittadino che vanti un interesse personale, può presentare richiesta alla pubblica amministrazione di visionare atti e documenti onde esercitare un proprio diritto.

 

Il diritto di accesso ai documenti amministrativi è riconosciuto a chiunque vi abbia interesse per la tutela di situazioni meritevoli di tutela, al duplice scopo di assicurare la trasparenza dell’attività amministrativa da un lato e di favorirne lo svolgimento imparziale dall’altro.

Tale diritto garantisce quindi a chiunque abbia un interesse legittimo di accedere ai documenti della pubblica amministrazione, di visionarli ed eventualmente estrarne copia.

L’interesse deve però essere diretto, concreto e attuale; non può quindi riguardare una semplice curiosità o la volontà di tutelarsi da eventuali future irregolarità e/o violazioni di un diritto.

Pertanto, la situazione illecita e/o il pericolo di un danno che determinano l’interesse a visionare gli atti si devono essere già realizzati.

Il diritto di accesso ai documenti amministrativi può essere esercitato verso tutte le pubbliche amministrazioni, le aziende autonome o speciali dello Stato, gli enti pubblici e i gestori di pubblici servizi e riguarda tutti i documenti esclusi quelli coperti da segreto di Stato e/o da divieto di divulgazione espressamente previsti dalla legge nonché quelli relativi a procedimenti tributari, quelli riguardanti l’attività della pubblica amministrazione diretta all’emanazione di atti normativi, amministrativi generali, di pianificazione e di programmazione e infine quelli relativi a procedimenti selettivi contenenti informazioni di carattere psico-attitudinale relativi a terzi.

In particolare, la denuncia o l’esposto non possono considerarsi un fatto circoscritto al solo autore, all’Amministrazione competente, al suo esame e all’apertura dell’eventuale procedimento, ma riguardano direttamente anche i soggetti denunciati, i quali ne risultano comunque incisi.

Ciò vale a maggior ragione quando tali denunce hanno sviluppi penetranti, in quanto incidono nella sfera personale e familiare degli interessati.

Infatti, l’ordinamento delineato dalla legge [1] è ispirato ai principi della trasparenza, del diritto di difesa e della dialettica democratica: tanto che ogni soggetto deve poter conoscere con precisione i contenuti e gli autori di segnalazioni, esposti o denunce che, fondatamente o meno, possano costituire le basi per l’avvio di un procedimento ispettivo o sanzionatorio.

La pubblica amministrazione procedente non può opporre all’interessato esigenze di riservatezza. Quest’ultima, per rispondere all’istanza presentata dal cittadino, ha 30 giorni di tempo decorrenti dal deposito della richiesta.

La mancata risposta si considera come dissenso avverso il quale entro 30 giorni il cittadino può presentare, personalmente e senza la necessaria assistenza di un difensore, ricorso al TAR, al Difensore Civico competente per ambito territoriale (solo nel caso in cui l’amministrazione interessata sia il Comune, la Provincia o la Regione) oppure alla Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri (solo nel caso in cui l’amministrazione interessata sia un Ministero o le amministrazioni periferiche dello Stato, come ad esempio la Prefettura).

note

[1] L. 241/90.

Autore immagine: 123rf com

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