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Lo sai che? Inps: le ultime sentenze su pensione e previdenza

Lo sai che? Pubblicato il 9 febbraio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 febbraio 2015

Contributi, indennità di mobilità e licenziamento, assegno ordinario di invalidità, indennità di accompagnamento, indennità di buonuscita.

Non può essere utilizzato come periodo di contribuzione figurativa, utile sia ai fini del sorgere del diritto, che ai fini della determinazione della misura della pensione, il periodo di godimento dell’indennità di disoccupazione in mancanza di un anno di contributi obbligatori versati dall’INPS nel quinquennio antecedente il verificarsi dell’evento disoccupazione [1].

L’indennità di mobilità è finalizzata ad assicurare temporaneamente una forma di assistenza ai lavoratori che, per effetto del licenziamento, non possono far ricorso a forme alternative di reddito per soddisfare le esigenze primarie della vita. Tale funzione, però, viene meno in caso di reperimento di nuova occupazione, con conseguente decadenza del lavoratore dal beneficio in caso di tardiva comunicazione all’Inps del nuovo impiego. A tal fine, la prescritta comunicazione è tempestiva non solo se è effettuata prima dell’assunzione del nuovo impiego, ma anche se è successiva a questo momento, purché comunque preceda la liquidazione dell’indennità riferita al periodo di reimpiego [2].

L’integrazione al minimo per l’assegno ordinario di invalidità [3] non spetta ai soggetti che posseggano:

a) nel caso di persona non coniugata, oppure coniugata ma legalmente ed effettivamente separata, redditi propri assoggettabili all’IRPEF per un importo superiore a due volte l’ammontare annuo del trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti calcolato in misura pari a tredici volte l’importo mensile in vigore al 1° gennaio di ciascun anno;

b) nel caso di persona coniugata, non legalmente ed effettivamente separata, redditi propri per un importo superiore a quello richiamato al punto a), ovvero redditi cumulati con quelli del coniuge per un importo superiore a quattro volte il trattamento minimo medesimo. Per i lavoratori andati in pensione successivamente al 31 dicembre 1993 e fino al 31 dicembre 1994, il predetto limite di reddito è elevato a cinque volte il trattamento minimo.

Secondo una recentissima sentenza della Cassazione [4], l’espressione “redditi assoggettabili” ad IRPEF va interpretata nel senso che il reddito imponibile ai fini dell’integrazione al trattamento minimo dell’assegno ordinario di invalidità è da intendersi al lordo, ossia comprensivo degli oneri deducibili.

L’indennità di accompagnamento che scatta in caso di incapacità del malato di compiere gli elementari atti giornalieri va intesa non solo in senso fisico, cioè come semplice incapacità ad eseguire in senso materiale detti atti, ma anche come capacità di intenderne il significato, la portata, la loro importanza anche ai fini della salvaguardia della propria condizione psico-fisica [5].

Il termine di prescrizione dell’indennità di buonuscita spettante ai pubblici dipendenti [6] è di cinque anni, e non decennale, e inizia a decorrere non dalla data di cessazione dal servizio, ma dall’ultimo ordinativo di pagamento del credito principale [7].

Ai fini della determinazione del reddito per il riconoscimento della pensione di inabilità civile [8] non deve essere computato quello della casa di abitazione.

L’indagine circa la sussistenza o l’entità della parte di pensione necessaria per assicurare al pensionato mezzi adeguati alle sue esigenze di vita, e come tale impignorabile per l’intero – con le sole eccezioni, tassativamente indicate, di crediti qualificati – è rimessa, in assenza di norme al riguardo, alla valutazione in fatto del giudice dell’esecuzione. Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto adeguato il minimo fissato dalla finanziaria 2002, incrementato delle maggiorazioni di cui agli artt. 38, 1 e 2 comma, della legge n. 448 del 2001 e 39, 8 comma, della legge n. 289 del 2002, considerato come parametro idoneo ad esprimere una sorta di presunzione di legge circa l’individuazione del reddito minimo indispensabile a far fronte alle ordinarie incombenze e necessità di vita di qualsiasi soggetto, escludendo che le condizioni soggettive del debitore fossero idonee ad intaccare siffatta presunzione, in particolare con riguardo alla circostanza dell’intervenuta cessione volontaria del credito da parte dell’opponente [10].

note

[1] Cass. sent. n. 766 del 19.01.2015.

[2] TAR Lecce, sent. n. 2701 del 07.11.2014.

[3] Ex art. 6 d.l. n. 463 del 1983, convertito con legge n. 638 del 1983.

[4] Cass. sent. n. 860 del 20.01.2015.

[5] Cass. sent. n. 1069 del 21.01.2015.

[6] Ai sensi dell’art. 20, d.P.R. 29 dicembre 1973 n. 1032.

[7] Cons. St. sent. n. 6136 del 12.12.2014.

[8] Di cui alla legge n. 118 del 1971, art. 12.

[9] Cass. sent. n. 27381 del 23.12.2014.

[10] Cass. sent. n. 24536 del 18.11.2014.

Autore immagine: 123rf com


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