Pensioni 2015: da restituire la rivalutazione

10 febbraio 2015


Pensioni 2015: da restituire la rivalutazione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 febbraio 2015



La rivalutazione stimata sulla base dell’inflazione presuntiva rivede i suoi calcoli: i pensionati saranno costretti a restituire all’Inps i maggiori importi percepiti.

I pensionati dovranno restituire una parte (minima) delle pensioni ricevute in via provvisoria nel 2015. Questo perché gli assegni pensionistici, per non subire il peso dell’inflazione, ricevono una rivalutazione annuale effettuata prima in via provvisoria per tutto l’anno (sulla base delle stime presuntive dell’inflazione) e che poi, subisce, a posteriori, un conguaglio sulla scorta dell’effettivo andamento dei prezzi.

Così, in un periodo in cui non c’è stata inflazione, gli importi delle pensioni restano pressoché invariati. Dunque, le pensioni del 2015 a cui è stato riconosciuto, in via provvisoria, l’aumento da rivalutazione del 0,3% subiranno un taglio dello 0,1%, in quanto la rivalutazione definitiva è stata ritenuta essere dello 0,2%. Risultato: nel 2016, i pensionati dovranno restituire all’INPS un euro per ogni mille incassati. Per esempio: su una pensione di mille euro al mese, nel 2016 si dovranno restituire 12 euro, mediante conguaglio sui successivi assegni.

Lo ha anticipato l’Inps con una recente circolare [1] con cui ha comunicato il valore provvisorio dell’aumento per il 2015 delle pensioni legato all’inflazione.

Con questo contorto sistema, diventa davvero difficile per il pensionato sapere effettivamente l’importo reale della propria pensione, posto che domani potrebbe essere costretto a restituire quello che sta incassando oggi.

Peraltro il conguaglio finale, di questi tempi, risulta particolarmente svantaggioso: infatti, i dati dell’economia mostrano una riduzione dell’inflazione piuttosto che un aumento. Con la conseguenza che il pensionato si trova puntualmente a dover restituire e non a prendere. In passato, invece, avveniva il contrario: l’inflazione reale era sempre superiore a quella stimata e i conguagli di fine anno comportavano sempre un’integrazione dell’assegno previdenziale.

Si tratta di differenze minime, ma il punto è che la revisione è venuta a circa 10 giorni dalla prima liquidazione in via provvisoria, la quale aveva portato l’adeguamento delle pensioni allo 0,3% per poi, subito dopo, deprimerlo allo 0,2%. Si sarebbe così evitato il conguaglio negativo e l’obbligo per i pensionati di restituire, nel 2016, delle somme che quest’anno, invece, verranno loro erogate.

note

[1] Inps Circolare n. 11 del 23.01.2015.

Autore immagine: 123rf com

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