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Italia top nel turismo sessuale: minori e prostituzione. Schiavi dimenticati

10 Febbraio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Febbraio 2015



Leggi e statistiche su un fenomeno agghiacciante in dilagante aumento e intorno al quale si muove un giro di denaro impressionante: il turismo sessuale minorile.

La sofferenza di un bambino appartiene ai tanti mali del mondo dinanzi ai quali è difficile rassegnarsi senza provare un sano istinto di ribellione.

Ma una cosa è la disgrazia (l’incidente, la malattia) altra invece è il male che proviene dalla mano dell’uomo. Quello stesso uomo che, dopo averlo compiuto, è capace di tornare a casa dalla sua famiglia, dai suoi bambini, nipoti o sul posto di lavoro e raccontare loro della bella vacanza come se niente fosse.

Parliamo del turismo sessuale [1]: quel fenomeno che porta molti dei nostri conterranei a partire per “vacanze di piacere” in Paesi nei quali, a causa della povertà e della fame, si accetta di vendere il corpo e la dignità dei più piccoli.

All inclusive”: la formula che ricorda un noto scheck pubblicitario, purtroppo non ha nulla a che vedere stavolta con una promozione televisiva: si tratta, invece, di quella di un tour operator che, insieme a viaggio, vitto e alloggio, offre al turista in cerca di emozioni bambini e bambine di tutte le età, anche vergini, se si è disposti a pagare l’innocenza a maggior prezzo.

Innocenza si, perché non parliamo solo di minorenni ai limiti della maggiore età, ma anche di bambini in tenera età (3-5 anni); bambini che nel nostro Paese siamo pronti a seguire ogni giorno passo passo finché non varcano l’ingresso della scuola, della struttura sportiva, della casa dell’amichetto.

Ma sembra che, una volta fatto ingresso nei paesi del Sud del mondo, per alcuni (a quanto dicono le statistiche: per molti) i bambini non siano più tali ma solo degli oggetti senza anima da usare a proprio piacimento, ritenuti scontatamente privi del diritto ad un futuro, al gioco e alla spensieratezza.

Lo squallido fenomeno del turismo sessuale, intorno al quale si aggira ogni anno un inimmaginabile volume di affari [2], si è fortemente ampliato negli ultimi tempi; ciò sia per via del sempre crescente impoverimento dei Paesi del Sud, sia in ragione dell’aumento del turismo di massa verso mete esotiche (favorito dalle offerte law cost).

Un traffico illegale talmente esteso da “vantare” solo il terzo posto per importanza mondiale, dopo quello della droga e delle armi e che coinvolge oltre 15.000 piccoli schiavi.

Qualsiasi parola, opinione, giudizio sul tema non sarebbe adeguato ad esprimere il senso di disgusto che un simile fenomeno provoca in noi.

Perciò, secondo lo spirito del nostro portale, procediamo ad una disamina del panorama normativo in materia e delle statistiche fornite da chi lavora ogni giorno per combattere questo male inaccettabile [10].

Cosa prevede la legge

In molti Paesi sono state promulgate nel corso del tempo leggi finalizzate a punire gli abusi sessuali sui minori compiuti dai propri concittadini anche al di fuori del paese d’origine.

In Italia si sono susseguiti diversi interventi normativi a riguardo.

Ciascuno di essi parte dal presupposto indefettibile secondo cui tutte le volte che gli atti sessuali siano rivolti ad un minore di 14 anni, la violenza sessuale si presume in ragione delle ritenuta impossibilità del bambino di esprimere il pieno consenso all’ atto sessuale [3].

Partendo da questo fondamentale presupposto, sono diverse le norme che nel nostro Paese puniscono lo sfruttamento della prostituzione minorile.

La legge contro lo “Sfruttamento della prostituzione, della pornografia e del turismo sessuale in danno di minori” ha previsto la punibilità in patria dei cittadini italiani che commettano all’estero crimini sessuali contro i minori, anche qualora il fatto sia stato commesso in concorso con uno straniero [4].

Inoltre, chiunque organizza o propaganda viaggi che comportino la possibilità o la specifica finalità di fruire della di prostituzione minorile, è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con il pagamento di una multa [5]: sicchè gli operatori turistici sono tenuti a porre in evidenza nei propri cataloghi e brochure l’avvertimento che la legge italiana punisce con la reclusione i reati di prostituzione e pornografia minorile, anche se commessi all’estero.

Vi è poi la normativa in materia di “contrasto allo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet” [6] che ha elevato da sedici a diciotto anni la soglia di età del minore con il quale è fatto divieto compiere un atto sessuale in cambio di denaro, previsto un ulteriore inasprimento di pena nel caso in cui il minore abbia meno di sedici anni ed eliminato l’alternatività tra pene detentive e pene pecuniarie (sicché esse sono ora congiuntamente applicabili).

Nel più ampio panorama europeo e internazionale finalizzato a combattere il fenomeno del turismo sessuale, particolarmente importanti sono la Convenzione e Direttiva europea per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali [7], che prevedono la possibilità per le autorità nazionali degli Stati membri di perseguire i propri cittadini che abusino di minori all’estero (anche al di fuori del territorio UE) e organizzino viaggi a tale scopo, sancendo uno specifico divieto di pubblicizzare occasioni di viaggio che possano indurre a compiere abusi sessuali su minori.

L’Italia ha recepito proprio di recente la suddetta direttiva, prevedendo l’inasprimento delle pene per i reati di sfruttamento sessuale di minori e l’introduzione di nuove circostanze aggravanti anche per i reati di prostituzione minorile, pornografia minorile, detenzione di materiale pornografico, pornografia virtuale ed iniziative turistiche finalizzate allo sfruttamento della prostituzione minorile [8].

Esiste poi, nel panorama normativo, il Codice Mondiale di Etica del Turismo [9], che mira a promuovere un turismo responsabile e accessibile a tutti e la tutela dei minori da qualsiasi forma di sfruttamento sessuale che rappresenta la negazione del concetto stesso di turismo. Il codice è stato sottoscritto ad aprile 2013 da oltre 1200 agenzie di viaggio provenienti da 40 paesi.

Le statistiche

L’analisi del fenomeno, svolta da chi ogni giorno lotta per combatterlo [10] ci dicono che:

– dei 3 milioni di turisti che partono ogni anno per viaggi di tipo sessuale, un sesto cercano minori: di questi, il 65 per cento sono turisti occasionali, il 30 per cento abituali e solo il 5 pedofili. Contrariamente a quanto comunemente si pensa, infatti, i pedofili non rappresentano la maggioranza di queste persone: alcuni, infatti, preferiscono i bambini solo in quanto pensano che il rapporto sessuale con loro comporti un minor rischio di contrarre malattie trasmissibili sessualmente; altri, pur non cercando il minore in modo specifico, colgono solo l’opportunità che si presenta; altri ancora (quando i minori sono adolescenti) non si preoccupano di verificarne l’età;

– tra i fruitori della prostituzione minorile il 37 per cento (quasi tutti occidentali e forte percentuale italiani) ha un’età compresa tra i 30 e i 40 anni: di questi fanno parte anche donne;

– circa il 60 per cento dei minori vittime del turismo sessuale hanno tra i 13 e i 17 anni, il 30 per cento dai 7 ai 12 anni e il 10 per cento dai 0 ai 6 anni : il 75 per cento di loro sono bambine;

– le mete preferite dai turisti uomini sono il Bangladesh, il Brasile, la Bulgaria, la Colombia, il Nepal, la Thailandia, l’Ucraina, mentre le donne preferiscono paesi dell’Europa meridionale (Italia, Ex Yugoslavia, Turchia, Grecia e Spagna), parte dell’Africa, i Caraibi e le Filippine.

Di fronte a questi dati agghiaccianti ci sentiamo di pronunciare una sola parola: VERGOGNA!

note

[1] Pratica definita nella Direttiva Europea 2011/93/UE del 13 dicembre 2011 come “lo sfruttamento sessuale dei minori da parte di una o più persone che viaggiano dal loro ambiente abituale verso una destinazione all’estero in cui hanno contatti sessuali con minori”

[2] Secondo Organizzazione Mondiale del Turismo esso si può stimare intorno complessivo intorno agli 80/100 miliardi di dollari.

[3] L.n. 66/96 recante “Norme contro la violenza sessuale”.

[4] Art. 604 cod. pen, sostituito dalla L. 269/98.

[5] Art. art. 600 quinquies del cod. pen.

[6] L.38/06 che ha istituito il Centro Nazionale per il Contrasto alla pedopornografia sulla Rete Internet e l’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e pornografia minorile.

[7] Convenzione del Consiglio d’Europa,più comunemente nota come Convenzione di Lanzarote – ratificata dall’Italia con L.172/12e Dir. Eu 2011/93/UE del 13. 12.2011.

[8] Previsti rispettivamente agli artt. 600 bis, ter, quater, quater.1, quinquies cod. pen. e introdotti con.lgsl 4 marzo 2014, n. 39.

[9] Adottato con la Risoluzione dell’Assemblea Generale dell’Organizzazione Mondiale del Turismo di Santiago del Cile nel 1999 facendo seguito alla precedente Risoluzione sulla prevenzione del Turismo Sessuale (Cairo 1995) e alla Dichiarazione contro lo Sfruttamento Sessuale dei Bambini per fini commerciali (Stoccolma 1996).

[10] Questi i dati forniti dall’ ECPAT (End Child Prostitution Pornography and Trafficking).


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2 Commenti

  1. Per chi conosce la vergogna… però e temo che questi “ruderi” non l’abbiano mai conosciuta…

  2. E’ una cosa vergognosa e inaccettabile il fatto che certi elementi abusino addirittura di bambini i cui anni si contano sulle dita di una mano, approfittandosi della loro povertà. E purtroppo c’è chi fa anche peggio! Bisognerebbe fare qualcosa a livello mondiale affinché queste cose non succedano, non può andare avanti così!
    Invece, allo stesso tempo, ho molto da ridire sull’affermazione del principio di “violenza presunta” al di sotto di una certa soglia di età.
    Come si fa a dare per scontato qualcosa di cui non si può essere sicuri? E poi: come si fa a ritenere illecito l’atto sessuale tra un individuo di 18 anni e uno di 13 quando è concesso quello tra uno di 30, 40 o 50 e uno di 14? E come si fa a stabilire dei limiti così rigidi, paradossali e uguali per tutti, quando lo sviluppo è una cosa strettamente soggettiva e graduale nel tempo?
    Ma soprattutto: come si fa a paragonare un atto consensuale a uno imposto con la forza, quando l’individuo ha già raggiunto per natura la maturità per comprendere e desiderare gli atti sessuali?
    Presumere la violenza anche dove non c’è è un insulto a tutti quelli che la violenza l’hanno subita davvero.

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