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Le Guide La tassazione delle transazioni in materia di lavoro

Le Guide Pubblicato il 11 febbraio 2015

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> Le Guide Pubblicato il 11 febbraio 2015

Non costituisce reddito il risarcimento del danno emergente mentre lo fa il risarcimento del lucro cessante.

Quale deve essere il trattamento fiscale delle somme corrisposte in occasione di transazioni nelle controversie in materia di lavoro?

In linea generale le somme percepite in sostituzione di redditi e le indennità conseguite, anche in forma assicurativa, a titolo di risarcimento di danni consistenti nella perdita di redditi (lucro cessante), esclusi quelli dipendenti da invalidità permanente o da morte, costituiscono redditi della stessa categoria di quelli sostituiti o perduti [1].

Diversamente, non assumono rilevanza reddituale le indennità risarcitorie erogate al fine di reintegrare il patrimonio del soggetto ovvero al fine di risarcire la perdita economica subita dal patrimonio (danno emergente). Non si considerano pertanto reddito imponibile in capo al lavoratore quelle somme che questi percepisce a titolo di risarcimento, ad esempio, di danni esistenziali, alla salute, sofferti a causa di infortuni sul lavoro o demansionamento ecc. Per la stessa ragione non si fanno rientrare nella nozione di reddito di lavoro dipendente, quelle somme erogate dal datore di lavoro per integrare perdite patrimoniali del lavoratore derivanti dallo svolgimento della propria attività lavorativa (ad esempio quelle corrisposte al dirigente al fine di mantenerlo indenne dalla responsabilità nei confronti dei terzi per atti o fatti compiuti nello svolgimento delle mansioni affidategli).

Posta questa premessa cerchiamo di capire come vengano tassate le somme percepite in sede transattiva quali “lucro cessante”. Tali somme vengono tassate separatamente o in modo ordinario rispetto agli altri redditi percepiti nel medesimo periodo d’imposta?

La regola è che vengono assoggettati a tassazione separata [2] i seguenti redditi, riconducibili all’area del rapporto di lavoro subordinato o assimilato:

– le indennità e le somme percepite in dipendenza dell’interruzione dei rapporti di lavoro dipendente;

– le indennità e le somme percepite in dipendenza dell’interruzione dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa;

– gli emolumenti arretrati per prestazioni di lavoro dipendente riferibili ad anni precedenti, percepiti per effetto di leggi, di contratti collettivi, di sentenze o di atti amministrativi sopravvenuti o per altre cause non dipendenti dalla volontà delle parti [3]

– le indennità di mobilità e trattamento di integrazione salariale corrisposti anticipatamente;

In queste ipotesi si prevede, al fine di non penalizzare il contribuente, la non concorrenza delle suddette somme al reddito imponibile del medesimo periodo d’imposta in cui sono percepite tassato con le aliquote progressive.

In ogni caso ricade sul datore di lavoro l’obbligo dell’effettuazione della ritenuta d’acconto, sia che si tratti di redditi da assoggettare a tassazione separata, sia che si tratti di redditi da assoggettare a tassazione ordinaria.

Un discorso a parte va fatto infine per le transazioni novative. La transazione si definisce novativa quando le parti sostituiscono al rapporto sottostante un diverso rapporto giuridico per cui la causa dei rispettivi diritti e obblighi derivanti dalla transazione non ha più nulla a che fare con il rapporto controverso, ma trova origine dal nuovo rapporto creato con la transazione medesima.

Nel caso di transazione novativa, le somme non ricollegabili ai redditi di lavoro dipendente rientreranno nella categoria dei redditi diversi [4], poiché in tale categoria rientrano i redditi derivanti, tra l’altro, dalla “assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere”.

Da ciò discende da un lato, l’assoggettamento a tassazione ordinaria di tali somme e dall’altro, l’insorgenza in capo all’erogante sostituto d’imposta, dell’obbligo di effettuare la ritenuta d’acconto. A questo riguardo si precisa che qualora la transazione non preveda espressamente se le somme da erogare debbano intendersi al lordo o al netto della ritenuta, il datore di lavoro, quale sostituto di imposta, potrà legittimamente operare la ritenuta prelevandola direttamente dall’importo corrisposto al dipendente

note

[1] Art. 6 comma 2 del TUIR – Decreto Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917

[2] Risoluzione n. 377 del 2008 di Agenzia delle Entrate

[3] Art. 17 comma 1 del TUIR- Decreto Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917

[4] Art. 67 lett. l) del TUIR – Decreto Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917

Autore immagine: 123rf com


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