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Quando sono nulle le comunicazioni con raccomandata di Equitalia

11 febbraio 2015


Quando sono nulle le comunicazioni con raccomandata di Equitalia

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 febbraio 2015



Riscossione esattoriale: tocca a Equitalia la prova che nella raccomandata c’era davvero la cartella di pagamento.

Cosa c’è nella busta inviata a casa del contribuente da Equitalia? Solo chi la apre può saperlo con certezza. E, dunque, nel caso in cui quest’ultimo sollevi contestazioni sul contenuto, il mittente deve essere pronto a dimostrare che, effettivamente, nel plico ci fosse quanto da questi affermato. Il giudice, del resto, non può sapere, né presumere, se nella busta c’era davvero una intimazione di pagamento o semplice carta straccia. Se il contribuente ne contesta l’esatta corrispondenza a quanto asserito da Equitalia, è quest’ultima che deve provare il contrario.

In buona sostanza, spetta a Equitalia dimostrare che nella busta spedita a mezzo raccomandata è contenuta effettivamente la cartella di pagamento e non, magari, altre comunicazioni. E questo perché la sola busta inviata dall’Agente per la Riscossione non ha fede privilegiata, dovendo questo dare prova del contenuto.

Massima tutela al contribuente. Il principio appena spiegato è espresso in una sentenza della Cassazione pubblicata questa mattina [1] che farà la felicità di chi è “affamato” di contestazioni nei confronti di Equitalia. In particolare, con la pronuncia in commento, la Suprema Corte ha accolto il ricorso di un cittadino che contestava il contenuto del plico ricevuto da Equitalia.

Nel caso in cui l’Agente per la riscossione notifichi una cartella di pagamento – si legge nella decisione della Corte – mediante l’invio diretto di una busta chiusa ciò avviene con la consueta raccomandata postale a.r. (per chi è pratico, si tratta di una busta di dimensioni maggiori rispetto alle normali buste postali). In tali casi, se si avvale di tale sistema di notifica, il mittente (Equitalia) deve riuscire a dare la dimostrazione dell’esatto contenuto del plico allorché risulti solo la cartolina di ricevimento ed il destinatario contesti il contenuto della busta medesima.

Ad imporre questa ripartizione dell’onere della prova sono anche i principi, previsti dalla Costituzione, di collaborazione e buona fede col contribuente.

È evidente che non è semplice per l’esattore dimostrare il contenuto delle raccomandate già inviate e questo potrebbe essere un facilissimo espediente per i contribuenti sopraffatti dai debiti per ottenere la nullità della cartella.

note

[1] Cass. sent. n. 2625 dell’11.02.15.

Autore immagine: 123rf com


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