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Anche se non si impugna l’intimazione di pagamento la cartella Equitalia è contestabile

11 Febbraio 2015
Anche se non si impugna l’intimazione di pagamento la cartella Equitalia è contestabile

Il contribuente è libero di presentare il ricorso al Giudice tributario solo dopo che Equitalia si è attivata.

Anche se il contribuente non ha impugnato l’intimazione di pagamento inviatagli dall’Agenzia delle Entrate può sempre contestare la cartella esattoriale di Equitalia.

È quanto precisato dalla Cassazione con una sentenza di oggi [1].

La Corte ricorda, innanzitutto, che qualsiasi atto con cui l’Amministrazione finanziaria comunica al contribuente una pretesa tributaria ormai definitiva si può qualificare al pari di un normale avviso di accertamento oppure avviso di liquidazione [2], anche se non si conclude con una formale intimazione di pagamento, bensì con un invito bonario a versare quanto dovuto. Non assume importanza il fatto che nell’atto non sia presente la dizione “Avviso di liquidazione” o “Avviso di pagamento” [3].

In ogni caso, comunque – aggiunge la Cassazione – la mancata impugnazione da parte del contribuente di un atto non espressamente indicato dalla legge tra quelli impugnabili [2], ma comunque idoneo ad esprimere, in modo preciso, la pretesa impositiva non implica la decadenza dal diritto di impugnare tale pretesa tributaria una volta che venga notificato il successivo atto dell’Agente della Riscossione (Equitalia).

In altri termini, per i supremi giudici, in sede d’impugnazione della cartella di pagamento, il contribuente può far valere le proprie ragioni relative alla contestazione della originaria pretesa impositiva già inviatagli in precedenza negli atti d’intimazione di pagamento anche se contro quest’ultima non aveva adito le vie legali.


note

[1] Cass. sent. n. 2616 del 11.02.15.

[2] Ai sensi dell’art. 19 d.lgs. n. 546 del 31.12.1992.

[3] Cass. S.U. sent. n. 16293/2007, Cass. sent. n. 12194/2008.

Autore immagine: 123rf com


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