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Certificato medico: se la malattia è insussistente, esagerata o compatibile col lavoro

11 febbraio 2015


Certificato medico: se la malattia è insussistente, esagerata o compatibile col lavoro

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 febbraio 2015



Assenza dal lavoro ingiustificata: licenziamento e delitto di truffa aggravata a carico del dipendente.

Non rischia solo il licenziamento, ma anche un’incriminazione per il reato di truffa il dipendente che presenti, al proprio datore di lavoro, un certificato medico attestante una malattia ritenuta insussistente.

A tal fine, il datore che voglia contestare suddetto certificato, non deve necessariamente esperire una particolare procedura (dichiarazione di falso o altro) diretta a vanificare formalmente l’efficacia probatoria del documento esibito. Infatti, la falsità del certificato può essere rilevata anche in base a una serie di circostanze particolarmente chiare. È il caso, per esempio, in cui i sintomi indicati nel certificato siano tali da essere ritenuti inidonei a giustificare l’assenza dal lavoro. Si pensi al caso di un dipendente che lamenti difficoltà a deambulare, pur svolgendo un lavoro di scrivania.

Risponde pertanto del delitto di truffa aggravata colui che, presentando un certificato medico attestante uno stato di salute non incompatibile con l’attività lavorativa, si sia assentato dal luogo di lavoro, percependo così, ai danni del datore di lavoro, una retribuzione non dovuta [1].

La vicenda

Nel caso di specie, l’imputato (un infermiere) aveva inviato all’ospedale presso cui era assunto un certificato, per giustificare l’assenza, privo della specificazione della malattia e ritenuto dal datore di lavoro non idoneo a giustificare l’assenza.

Corte Suprema di Cassazione

Sent. n. 9047 del 18/04/2014

Fatto

1 – P.F., già condannato con doppia conforme – sentenze del tribunale monocratico di Monza in data 10.5.2012 e corte di appello di Milano in data 22.4/21.5.2013 – alla pena di mesi sei di reclusione ed Euro 600 di multa per il delitto truffa aggravata ex art. 640 c.p., commi 1 e 2 – per essersi l’imputato assentato dall’ ufficio per due giorni, presentando un  certificatomedico e partecipando nel periodo della asserita malattia ad una gara di body building, procurandosi così l’ingiusto profitto di una retribuzione non dovuta con danno dell’azienda ospedaliera nella quale prestava lavoro come infermiere – ricorre per cassazione avverso la seconda decisione, deducendo, con il richiamo all’art. 606 c.p.p., lett. b) c), d) ed e), i rilievi critici che si possono sintetizzare nel modo seguente: a) omessa motivazione già nel giudizio di appello sul punto dell’ omesso accertamento della falsità del certificato medicogiustificativo della assenza, falsità che doveva considerarsi presupposto normativo del delitto contestato condizionante l’artifizio e raggiro di un suo elemento costitutivo; b) travisamento della prova sul punto relativo alla affermata insussistenza della patologia – faringite ed infiammazione delle vie respiratorie – segnalata dal  certificato medico, patologia peraltro incompatibile con lo svolgimento della attività di infermiere e compatibile invece con la partecipazione ad una gara di body building. 2 – Il ricorso è manifestamente infondato e pertanto va dichiarato inammissibile. Invero, ai fini della configurazione del delitto di  truffa nel quale l’artifizio e raggiro è costituito dalla presentazione di un  certificato  medico attestante una malattia ritenuta insussistente in forza di plurime considerazioni di fatti che si vanno da qui a tra poco ad indicare, non è certo necessario esperire una particolare procedura (dichiarazione di falso o altro) diretto a vanificare formalmente l’efficacia probatoria del documento esibito. Quell’efficacia può ragionevolmente rilevarsi in base, come è avvenuto nel caso di specie, ad una serie di circostanze deponenti con particolare chiarezza per la falsità del documento e comunque per l’inidoneità dei sintomi influenzali ivi rappresentati a giustificare la assenza dal lavoro. I giudici di merito hanno puntualmente rilevato due circostanze per nulla contestate dal ricorrente: l’imputato in precedenza aveva inviato un certificato, per giustificare l’assenza, privo della specificazione della malattia e ritenuto dal datore di lavoro non idoneo a giustificare l’assenza, da un lato, in sede disciplinare sempre l’imputato aveva ammesso di essersi assentato dal lavoro per partecipare alla gara di boody bulding, alla quale si preparava da mesi ed a cui non poteva rinunciare. Non può che ritenersi congruo e perfettamente logico il discorso giustificativo giudiziale che esclude possa partecipare ad una gara che richiede prestanza fisica colui che è fortemente indebolito da una sindrome influenzale. Se poi la patologia influenzale si fosse presentata lieve, tale da consentire la partecipazione ad una gara così impegnativa sul piano della forza fisica, la predetta certo non sarebbe stata in grado di impedire alla persona così influenzata una normale, non certo impegnativa dal punto di vista fisico attività lavorativa quale quella dell’infermiere, magari svolta, tenendo conto delle possibili contaminazione all’esterno, con i più opportuni e possibili accorgimenti.

Ai sensi dell’art. 616 c.p.p., con il provvedimento che dichiara inammissibile il ricorso, l’imputato che lo ha proposto, deve essere condannato al pagamento delle spese del procedimento, nonchè, ravvisandosi profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al pagamento a favore della cassa delle ammende della somma di mille Euro, così equitativamente fissata in ragione dei motivi dedotti.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di mille Euro alla cassa delle ammende.

Così deciso in Roma, il 10 gennaio 2014.

Depositato in Cancelleria il 25 febbraio 2014

note

[1] Cass. sent. n. 9047 del 18.04.2014.

Autore immagine: 123rf com

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2 Commenti

  1. …volevo solo aggiungere una piccola cosa, la medicina non è in linea di massima una scienza certa, ogni valutazione fatta, a meno che non ci sia altro di grave, essere opinabile, dipendente tutto dall’individuazione e bravura del medico, in pratica ciò che è la diagnosi dell’uno può essere smentita dall’altro. In questo rientra l’inversione dell’onere della prova, ed anche la conoscenza, per una valutazione senza ombra di dubbio da parte del giudicante, altrimenti si possono avere delle discordanze di non conoscenza diretta della materia, in pratica il magistrato deve essere anche medico! Servirsi da due medici in contrapposizione in un processo, metterebbe la situazione in uno stato di disagio ed incertezza.
    In dubis pro reo.

  2. Buongiorno, chiedo il nesso tra la sentenza pubblicata e l’articolo. E’ una svista o non lo afferro io? Grazie in anticipo.

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