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Se il primario non firma la cartella è rifiuto d’atti d’ufficio

11 Febbraio 2015
Se il primario non firma la cartella è rifiuto d’atti d’ufficio

Il mancato controllo del capo reparto comporta la responsabilità penale: lo scopo della cartella sanitaria è garantire il diritto alla salute dei pazienti.

Se il primario non compila la cartella sanitaria del paziente commette il reato di “rifiuto di atti d’ufficio”. Il chiarimento proviene da una recente sentenza della Cassazione [1].

La Corte ricorda innanzitutto che la cartella clinica è un atto pubblico. Spetta al responsabile del reparto la responsabilità della sua definitiva ed ufficiale formazione. Ne segue che il primario, quale pubblico ufficiale, è tenuto con la sua sottoscrizione ad accertarne la completezza e regolarità.

La cartella contiene l’indicazione di tutti gli interventi effettuati sul paziente. Il suo scopo principale è quello di poter ricostruire, successivamente alle cure, e a qualsiasi fine, l’appropriatezza degli interventi, per valutarne gli effetti, la possibile sinergia con ulteriori iniziative sanitarie, e quindi consentire l’adeguatezza di queste ultime. Non solo. La cartella serve anche per verificare eventuali responsabilità mediche nella predisposizione delle cure.

Insomma, funzione della cartella clinica è quella di garantire il diritto alla salute a prescindere dalla presenza di una urgenza sanitaria.

Il paziente ha diritto all’immediato rilascio della sua cartella clinica. Tale facoltà di estrarne copia, infatti, non può essere subordinata all’ipotesi in cui questi intenda proseguire le cure: ne deriverebbe, infatti, che il malato sarebbe tenuto a specificare le ragioni della sua richiesta, con conseguente compressione della privacy.

Anche se l’ospedale prevede un termine massimo per il rilascio della cartella, la richiesta del paziente va sempre esaudita, in tempi celeri o, comunque, ragionevoli, considerati tutti gli adempimenti intermedi (richiesta alla direzione sanitaria, trasmissione al reparto, invio all’ufficio richiedente e successivo rilascio). Insomma, il cittadino ha diritto al rilascio dell’atto in modo tempestivo e incondizionato, che deve immediatamente seguire l’istanza.


La cartella clinica deve considerarsi sempre finalizzata a garantire la compiuta attuazione del diritto alla salute, a prescindere dalla presenza di un’urgenza sanitaria conseguente alla prosecuzione del trattamento, posto che conseguenze impreviste delle terapie somministrate potrebbero profilarsi a distanza di tempo e richiedere un immediato accertamento.

note

[1] Cass. sent. n. 6075/2015.


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