Donna e famiglia Pensione anticipata con Opzione Donna e disoccupazione

Donna e famiglia Pubblicato il 12 febbraio 2015

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La Circolare Inps 180/2014 chiarisce i dubbi interpretativi sulla decadenza dall’Aspi in caso di pensionamento anticipato.

 

Non sono rari, a causa della forte crisi socio-economica che da anni incombe in Italia, i casi in cui dei lavoratori, in avanti con gli anni e prossimi al collocamento a riposo, si ritrovino, invece, in disoccupazione: a volte, questo dipende dalla chiusura dell’azienda, altre volte dal fatto che l’impresa non dispone della liquidità necessaria per assicurare, perlomeno, uno “scivolo” (incentivo all’esodo) sino alla data del pensionamento.

Fortunatamente, in molte ipotesi supplisce agli incentivi l’indennità di disoccupazione, ora chiamata Aspi [1], la quale, nel 2015, può avere una durata massima, per gli over 55, di 16 mesi.

In merito ai rapporti tra assegno pensionistico ed indennità di disoccupazione, la cui incompatibilità era sancita dalla normativa in vigore sino al 2012 [2], la Legge Fornero [3] ha apportato, però, delle novità significative.

Difatti, mentre il vecchio dispositivo si limitava ad enunciare che, a partire dalla data di decorrenza della pensione, eventuali indennità di disoccupazione decadevano, la nuova norma anticipa la decadenza al raggiungimento dei requisiti per il pensionamento.

Questo non sembrerebbe creare particolari problemi per quanto riguarda le nuove pensioni di vecchiaia ed anticipata, istituite dalla Riforma Previdenziale Monti- Fornero [4], poiché la domanda di collocamento a riposo può essere effettuata non appena raggiunti i requisiti utili. Inoltre, la nota emanata, in materia, dal Ministero vigilante [5] agevola chi matura i parametri contributivi per il trattamento anticipato, qualora non abbia raggiunto l’età di 62 anni. Questi soggetti, infatti, non decadranno dall’Aspi sino al compimento della suddetta età, allo scopo di evitare la penalizzazione percentuale, a meno che, ovviamente, non decidano di presentare comunque domanda di pensione.

Tale chiarimento prescinde dall’abolizione della diminuzione percentuale, valida dal 2015 al 2017, per opera della Legge di Stabilità 2015 [6], poiché la nota ministeriale risale a giugno 2014.

I problemi, invece, sorgono per le lavoratrici che decidono di pensionarsi anticipatamente usufruendo dell’Opzione Contributiva [7]: tale istituto, conosciuto come Opzione Donna, prevede la possibilità, sino al termine di quest’anno, per chi abbia maturato, al 31/12/2014, 57 anni più tre mesi d’età (58 e 3 mesi se autonome), oltre a 35 annualità di contributi, di collocarsi a riposo, ma con un assegno pensionistico calcolato col metodo contributivo, e previa attesa di una “finestra” temporale, dal raggiungimento dei parametri richiesti. L’attesa, nel dettaglio, è di 12 mesi per le dipendenti, e di 18 per le lavoratrici autonome.

Il fatto che l’Aspi, secondo la nuova normativa, decada non dall’effettiva percezione del trattamento, ma dall’apertura della finestra [8] comporta un danno non indifferente per chi decide di avvalersi dell’Opzione: le pensionande, infatti, si troverebbero, per tutta la durata della finestra, sia senza pensione che senza disoccupazione.

Su quanto disposto vi sarebbe molto da discutere, poiché, da un lato, le interpretazioni “forzano” la Legge Fornero, in merito a quanto disposto sulla riduzione percentuale per i pensionandi con età inferiore ai 62 anni; dall’altro lato, al contrario, infliggono un duro colpo a chi fruisce dell’Opzione Contributiva, colpo che si sarebbe potuto facilmente evitare fornendo un’interpretazione più elastica della Legge del 2012 [9], considerando, quale data di raggiungimento dei requisiti, la data della chiusura della finestra.

I chiarimenti, in conclusione, rispecchiano appieno la “linea dura” contro l’Opzione Donna perpetrata, già da tempo, da parte dell’Inps e del Ministero del Lavoro; tale indirizzo appare in prima istanza ingiustificabile, poiché tale tipologia di pensionamento anticipato comporta una forte riduzione del trattamento: tuttavia, ad un esame più attento, appare chiara la ratio alla base di questa disincentivazione dell’Opzione, ossia “fare cassa” al momento, impedendo a un gran numero di lavoratrici di raggiungere la pensione, anche se ciò comporterà un esborso, per l’Istituto, quasi doppio, nel momento in cui tali soggetti saranno collocati a riposo coi requisiti Post-Fornero.

note

[1] Istituita dalla Legge 92/2012.

[2] Art. 6, Co. 7, D.L. 20 maggio 1993, n. 148.

[3] Art. 2, Co. 40, Legge n. 92 del 2012.

[4] D.L. 201/2011.

[5] Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nota Prot. 29/0002862/P del 25/6/2014.

[6] Legge 190/2014.

[7] Legge 243/2004.

[8] Come chiarisce, oltre alla Nota Ministeriale, la Circolare Inps n. 180/2014

[9] L. 92/2012.

Autore immagine: 123rf com

Per chi usufruisce di trattamento Aspi e matura i requisiti per la pensione di vecchiaia:

-L’Aspi decade dalla data di raggiungimento dei requisiti; la pensione potrà essere fruita dal mese successivo.

 

Per chi usufruisce di trattamento Aspi e matura i requisiti per la pensione anticipata:

-L’Aspi decade dalla data di raggiungimento dei requisiti; la pensione potrà essere fruita dal mese successivo.

 

Per chi usufruisce di trattamento Aspi e matura i requisiti per la pensione anticipata, ma ha meno di 62 anni:

– L’Aspi decade al compimento dei 62 anni.

Per chi usufruisce di trattamento Aspi e matura i requisiti per la pensione anticipata con Opzione Donna:

– L’Aspi decade alla data di apertura della finestra; la pensione potrà essere fruita dopo 12 mesi, per le dipendenti, o dopo 18 mesi, per le autonome.

Al momento, ricordiamo, non è ancora stato chiarito, da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, se i requisiti per fruire dell’Opzione Contributiva debbano essere maturati entro il 31/12/2014 o il 31/12/2015.


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