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Lo sai che? Congedo dal lavoro: permesso solo per gravi motivi

Lo sai che? Pubblicato il 12 febbraio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 febbraio 2015

Legittimo il licenziamento in caso di assenze ingiustificate per permessi fruiti dal lavoratore senza il consenso del datore.

Tutti i lavoratori subordinati hanno diritto a tre giorni complessivi di permesso retribuito all’anno solo in caso di decesso o di infermità grave e documentata del

– coniuge, anche se legalmente separato

– parente entro il secondo grado, anche non convivente

– soggetto componente la famiglia anagrafica.

Tuttavia, solo nel caso di decesso del coniuge o del famigliare è previsto automaticamente il diritto al congedo. Negli altri casi, invece, è necessario l’ok del datore di lavoro.

Lo ha chiarito una sentenza della Cassazione pubblicata questa mattina [1].

In particolare, per fruire del permesso, il lavoratore deve comunicare preventivamente, al datore di lavoro, l’evento che dà titolo al permesso medesimo e i giorni nei quali sarà utilizzato. I giorni di permesso devono essere utilizzati entro 7 giorni dal decesso o dall’accertamento dell’insorgenza della grave infermità o della necessità di provvedere a conseguenti specifici interventi terapeutici.

Nei giorni di permesso non si considerano i giorni festivi e quelli non lavorativi.

Nel caso di richiesta di permesso per grave infermità dei soggetti sopra indicati, il lavoratore deve presentare, entro cinque giorni dalla ripresa dell’attività lavorativa, idonea documentazione del medico specialista del S.S.N., o con esso convenzionato o del medico di medicina generale o ancora del pediatra di libera scelta o, infine, della struttura sanitaria nel caso di ricovero o intervento chirurgico. Il datore di lavoro, entro 10 giorni dalla richiesta di congedo, formuli le sue valutazioni e ne comunichi l’esito al dipendente. Al datore è concesso, in presenza di ragioni organizzative o produttive che non consentono di sostituire il dipendente, di esprimere il proprio diniego e di proporre il rinvio del congedo stesso ad un periodo successivo.

Nel caso di grave infermità, in alternativa all’utilizzo dei 3 giorni di permesso, il lavoratore può concordare col datore di lavoro diverse modalità di espletamento dell’attività lavorativa, anche per periodi superiori ai 3 giorni. L’accordo deve essere scritto e le modalità di fruizione dei permessi devono comportare una riduzione dell’orario di lavoro complessivamente non inferiore ai giorni di permesso che vengono sostituiti.

I permessi in questione possono essere cumulati con i permessi per l’assistenza delle persone handicappate ai sensi della famosa legge “104” del 1992.

Con la sentenza sopra richiamata, la Cassazione ha avuto modo di chiarire che, nel caso in cui il lavoratore abbia fatto ricorso ai suddetti congedi senza però la preventiva comunicazione al datore e il suo nulla osta, è legittimo il licenziamento a causa dell’assenza ingiustificata dal lavoro.

Infatti, salva l’ipotesi di decesso del coniuge o di un familiare (che, come detto, dà immediato diritto al congedo) in tutti gli altri casi, il lavoratore non può assentarsi senza che il datore sia messo nella condizione di verificare l’effettiva sussistenza delle giustificazioni (ed eventualmente formulare la sua proposta di differimento del congedo o di fruizione parziale).

La fruizione dei congedi, rimessa al mero arbitrio del lavoratore – conclude la sentenza – impedirebbe l’esercizio del potere, che spetta al datore di lavoro, di direzione e di organizzazione dell’impresa, con pregiudizio anche per gli altri lavoratori.

note

[1] Cass. sent. n. 2803 del 12.02.15.

Autore immagine: 123rf com

La legge stabilisce che il congedo per gravi motivi familiari presuppone che il datore di lavoro, entro 10 giorni dalla richiesta di congedo, formuli le sue valutazioni e ne comunichi l’esito al dipendente. Al datore è concesso, in presenza di ragioni organizzative o produttive che non consentono di sostituire il dipendente, di esprimere il proprio diniego e di proporre il rinvio del congedo stesso ad un periodo successivo.

Fa eccezione a questa regola il congedo del dipendente riconducibile al decesso del coniuge, di un parente entro il secondo grado o del convivente, nel qual caso è previsto che, se la richiesta di congedo si riferisce a periodo non superiore a tre giorni, il datore di lavoro sia tenuto a dare una risposta entro le 24 ore. In tal caso, il diniego del datore di lavoro è possibile solo in presenza di eccezionali ragioni organizzative.


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1 Commento

  1. Secondo me si fa un pò di confusione tra l’art.1 e l’art.2 del decreto 278. Per i 3 gg di premesso retribuito art.1 non è necessario l’ok del datore di lavoro, ma la comunicazione preventiva del permesso da fruire entro 7 gg.
    Per la richiesta di congedo art.2 invece c’è bisogno del consenso da parte del datore (comma 6), ma solo in caso di decesso e solo se non già applicabile l’art.1.
    La cassazione si riferiva infatti ad un processo specifico per licenziamento in cui il lavoratore citava l’art.2 comma 6, dunque evidentemente aveva già superato i limiti imposti dall’art.1.
    Il vs incipit invece subordina al consenso espresso dal datore di lavoro anche tutto quanto disciplinato dall’art.1 e secondo me è scorretto.
    In quel caso infatti si applica il comma 2:
    “Per fruire del permesso, l’interessato comunica previamente al datore di lavoro l’evento che dà titolo al permesso medesimo e i giorni nei quali esso sarà utilizzato..”
    cordiali saluti

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