I falsi permessi della legge 104 sull’assistenza ai familiari: i furbetti del “lavoro”

13 Febbraio 2015


I falsi permessi della legge 104 sull’assistenza ai familiari: i furbetti del “lavoro”

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Febbraio 2015



Lavoro subordinato e assenze ingiustificate: l’80% dei dipendenti utilizza i permessi per scopi personali legittimando il licenziamento da parte del datore di lavoro.

Dopo lo scandalo dei vigili di Roma, assenti in massa dal lavoro nella notte di capodanno, l’Italia riscopre le scuse dei lavoratori dipendenti per evitare di andare a lavorare. Una delle più ricorrenti strumentalizzazioni è quella dei permessi della legge 104 del 1992 per l’assistenza ai familiari portatori di handicap. A quanto pare, secondo le statistiche, in ogni famiglia c’è un anziano da accudire! Ma quello che indigna è l’uso distorto dei permessi in questione: utilizzati per esigenze personali, in spregio totale dal dettato della legge. Ed è così che la Cassazione ha deciso, di recente, di usare la linea dura contro le assenze ingiustificate dal lavoro, consentendo al datore di lavoro (in deroga a qualsiasi privacy) di far pedinare il dipendente da un detective privato e, all’esito del controllo, eventualmente licenziarlo se i permessi sono stati sfruttati per scopi personali come andare a fare shopping o per una gita fuoriporta (leggi: “Abuso dei permessi legge 104: sì investigatore e licenziamento”).

Non meraviglierà, allora, che, secondo i dati riportati stamattina da ItaliaOggi, solo il 25% del personale amministrativo e ausiliario (Ata) della scuola della regione Lazio usufruisce delle agevolazioni per assistere parenti disabili. Percentuale che, per i docenti e nella stessa regione, diventa il 16%. È il caso emblematico del ricorso nella scuola.

Insomma, siamo davanti a un vero e proprio abuso di ricorso alla legge 104, nata invece per tutelare i lavoratori con grave disabilità o costretti ad assistere parenti in difficoltà.

A utilizzare maggiormente i permessi della 104 sono le Regioni del Sud e delle isole: se per i docenti di ruolo in Lombardia il ricorso alla 104 è del 10,6%, in Sardegna è di oltre il 18%, in Campania di quasi il 16%, che arriva al 16,75% in Sicilia. In fondo alla classifica il Piemonte, il Veneto e la Toscana che non arrivano al 10%.

Bidelli e segretari sono molto meno virtuosi: circa il 20% fa ricorso ai permessi.

Ma i furbetti potrebbero avere le ore contate: si moltiplicano, infatti, le società di investigazione private ingaggiate appositamente dalla aziende per verificare l’effettivo utilizzo dei permessi da parte del personale: verifiche che – per come avallate dalla Cassazione – legittimano il licenziamento in tronco. Mentre nel pubblico impiego sono già in corso numerose indagini (prima tra tutte quella in Sicilia).

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Autore immagine: 123rf com


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3 Commenti

  1. Sono anni che la Elite Investigazioni S.r.l. Unipersonale di Lecco, di cui sono titolare, svolge indagini a favore delle aziende per combattere assenteismo ed abusi. Questa sentenza farà comprendere meglio ad alcuni imprenditori la rilevanza del nostro lavoro.
    E’ importante sottolineare, a mio avviso, che i datori di lavoro che pur sapendo che i loro dipendenti abusano della L. 104 così come per le malattie e non prendono provvedimenti, ma procedono al recupero delle somme a carico INPS sugli F24, sarebbero da ritenersi correi. Mara Brenna

  2. Il problema non e’ chi ha la 104 e’ l’uso che viene fatto del permesso. Purtroppo in Italia vengono rilasciati una quantità indecorosa di invalidità civili e tali concessioni vengono rilasciati da chi cerca di combatterli: INPS, Asl , Mininisteri del Tesoro e INAIL. Non e’ da colpire chi possiede la 104 bensi chi autorizza tali permessi.

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