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Assegno divorzio adeguato al tenore di vita precedente: per la Corte Costituzionale è legittimo

13 Febbraio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Febbraio 2015



La Consulta rigetta i dubbi di costituzionalità circa i presupposti dell’assegno divorzile: quello secondo cui l’assegno di mantenimento deve garantire al coniuge più debole il tenore di vita goduto durante il matrimonio non è un principio assoluto, ma va contemperato con altri criteri.

 

Brutte notizie per tutti gli ex coniugi (per lo più mariti) tenuti a versare un assegno di mantenimento mensile all’ex: secondo la Corte Costituzionale è legittima la legge italiana che prevede l’obbligo dell’assegno a favore del coniuge economicamente più debole. Insomma, inutile parlare di ingiustizie e discriminazioni: la normativa – almeno per ora – non si cambia.

Cadono, infatti, le speranze di un “ridimensionamento” del tanto odiato obbligo [1], speranze che erano scaturite da una questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di Firenze nel corso di un giudizio di divorzio. In particolare, il giudice toscano aveva messo in discussione il noto e consolidato principio secondo cui, in presenza di una disparità economica tra coniugi, l’assegno divorzile deve essere in grado di assicurare al coniuge economicamente più debole lo stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio.

Ma la Corte Costituzionale, con una pronuncia fresca di pubblicazione [2], ha ritenuto infondate le predette censure, affermando che il precedente tenore di vita coniugale non è l’unico parametro del quale il giudice deve tener conto ai fini della determinazione dell’assegno e che, pertanto, la norma incriminata si muove nel rispetto dei principi dettati dalla Costituzione.

Per meglio comprendere il ragionamento della Consulta, val la pena soffermarsi sugli specifici dubbi di costituzionalità [3] sollevati dal giudice toscano:

– il primo dato dal fatto che l’assegno divorzile, nonostante la sua natura prevalentemente assistenziale, finirebbe invece con il prevedere l’ obbligo di garantire a vita all’ex coniuge, economicamente più debole, un’esistenza agiata piuttosto che – potremmo dire – il semplice sostentamento;

– l’altro basato sulla considerazione che tale obbligo di assicurare all’ex il mantenimento delle stesse condizioni economiche godute durante la vita coniugale, costituirebbe un’imposizione “anacronistica”, in linea con una concezione di matrimonio indissolubile non più attuale.

La Corte Costituzionale ha, però, evidenziato come tali censure si fondino su una interpretazione della norma della legge sul divorzio [1], consolidatasi nella prassi (secondo cui l’assegno divorzile debba assicurare il tenore di vita precedente alla separazione dei coniugi) che non trova riscontro invece negli orientamenti forniti sul tema dalla stessa Cassazione.

Quest’ultima, infatti, ha proprio di recente ribadito [4] che esistono una serie di parametri ulteriori (rispetto a quello del tenore di vita goduto durante il matrimonio) che concorrono ai fini non solo della quantificazione dell’assegno, ma anche del suo riconoscimento quali:

– la condizione ed il reddito dei coniugi,

– il contributo personale ed economico dato da ciascuno alla formazione del patrimonio comune,

– la durata del matrimonio,

– le ragioni della decisione.

In parole semplici, quello del tenore di vita dei coniugi da sposati è un parametro che rileva solo in modo astratto nella determinazione della misura massima dell’assegno (affinché esso si adegui al tenore di vita pregresso), ma che poi va bilanciato – nel caso concreto – con tutti gli altri criteri (prima elencati).

La valutazione complessiva così operata – sottolinea la Consulta – può condurre tra l’altro non solo a una diminuzione dell’importo considerato in astratto, ma anche ad un suo completo azzeramento.

Dunque, la questione di costituzionalità è infondata ed è fatto salvo, per il coniuge più debole, il diritto all’assegno come previsto dalla legge sul divorzio.

note

[1] Art. 5, c. 6, L. n. 898/70, come modificato dalla L. n. 74/87: “Con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive”.

[2] C. Cost. sent. n. 11/2015.

[3] Rispetto agli artt. 2, 3 e 29 Cost.

[4] Cass. sent. n. 2546/14 del 5.02. 2014.

Autore immagine: 123rf com


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