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Pensione di invalidità per non vedenti: revoca per il reddito del beneficiario

15 Febbraio 2015
Pensione di invalidità per non vedenti: revoca per il reddito del beneficiario

Invalidità civile e sospensione per superamento dei limiti reddituali: risolto il contrasto tra i giudici.

Come noto, la nostra legge [1] prevede la possibilità di ottenere una pensione non reversibile per i ciechi civili (assoluti o parziali). Ma tale prestazione assistenziale viene erogata a condizione che il beneficiario sia in stato di bisogno economico (e vi rimanga). Pertanto la pensione viene revocata in caso di superamento del limite di reddito previsto per la pensione di inabilità.

Il chiarimento proviene da una recente sentenza della Cassazione [2].

La pensione per i ciechi

La legge che istituisce la pensione per i non vedenti è del lontano 1962 [1]. Si tratta di una pensione non reversibile concessa ai maggiorenni ciechi assoluti o ai soggetti di ogni età ciechi parziali che si trovino in stato di bisogno economico ossia che posseggano redditi ai fini IRPEF inferiori un predeterminato limite fissato aggiornato dalla legge [3].

Stop pensione ai ciechi benestanti

Al contrario di quanto alcune sentenze di tribunali di merito hanno ritenuto, non è vero che la pensione di inabilità per il non vedente spetti indipendentemente dalla sua capacità lavorativa e, quindi, dal suo reddito. Nel nostro ordinamento, infatti, vige il divieto di cumulo della pensione di invalidità con un reddito elevato.

La giurisprudenza, in passato, è stata divisa sulla questione della compatibilità tra la pensione di invalidità e un guadagno superiore ai limiti reddituali.

Secondo un primo orientamento [4], sarebbe irrilevante il reddito del beneficiario, anche ai fini dei trattamenti di assistenza in favore dei ciechi. Di parere opposto, invece, un secondo orientamento avallato dalle Sezioni Unite [5].

Oggi la Suprema Corte pone un nuovo punto fermo sulla questione. Secondo i giudici di piazza Cavour, infatti, lo stato di bisogno [6] del beneficiario è un requisito imprescindibile per l’erogazione della pensione per ciechi. Di conseguenza, il requisito reddituale resta rilevante, in considerazione del fatto che tale contributo è dovuto indipendentemente dalla capacità di lavoro: tant’è che esso spetta anche oltre il raggiungimento dell’età pensionabile. Ciò significa che la natura della pensione per i ciechi ha natura prettamente assistenziale: assiste il cieco per agevolare il suo inserimento nel mondo del lavoro. Diversamente la pensione di invalidità (erogata dall’INPS) è strettamente legata allo stato di minorazione della capacità lavorativa; essa ha, quindi, natura previdenziale e viene corrisposta a prescindere dalle condizioni economiche del beneficiario.

Risultato: la pensione per ciechi civili è subordinata alla sussistenza di uno stato di bisogno. Se questa condizione viene a mancare, anche la pensione verrà sospesa per superamento del limite reddituale previsto.


note

[1] Artt. 7 e 8 l. n. 66/1962.

[2] Cass. sent. n. 2812/15 del 12.02.2015.

[3] D.l. n. 663/1979.

[4] Cass. sent. n. 15646/2012.

[5] Cass. S.U. sent. n. 3814/2005.

[6] Art. 7 della l. n. 66/1962.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Questa sentenza discrimina i ciechi in quanto si dice sì alle assistenze pro disabili motori lavoratori e si dice no ai ciechi lavoratori. Si creano solo guerre fra poveri perchè questo è iniquo. Un disabile motorio spesso svolge lavori impiegatizi e dunque lo fa nel pieno delle sue potenzialità perchè seduto alla scrivania. I ciechi svolgono svariate attività, sia di tipo sedentario (centralinisti) sia di tipo dinamico (fisioterapista) con problematicità logistiche ed ambientali ben peggiori di chi pur disabile, può vederle ed evitarle. Bravi davvero questi giudici cassazionisti, io gli metterei un bel bastoncino bianco in mano, bendati e mandati in giro per vedere l’effetto che fa!

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