HOME Articoli

Lo sai che? Avviso di accertamento: valida la notifica della Guardia di Finanza

Lo sai che? Pubblicato il 15 febbraio 2015

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 15 febbraio 2015

Il vizio è irrilevante se l’atto ha raggiunto il proprio scopo: al contribuente conviene aspettare il successivo atto prima di fare ricorso al giudice tributario.

È valida la notifica dell’avviso di accertamento fiscale effettuata dalla Guardia di Finanza, ma solo se c’è stata un’apposita e preventiva autorizzazione da parte del direttore dell’Agenzia delle Entrate: autorizzazione che, evidentemente, deve risultare dagli atti. Diversamente, la notifica è nulla.

A dirlo è una recente sentenza della Cassazione [1].

La legge [2] stabilisce che le notifiche degli avvisi e degli altri atti dell’amministrazione finanziaria avvengano solo a mezzo di messi comunali oppure dei messi speciali autorizzati dall’ufficio delle imposte.

Dunque, i militari della Guardia di Finanza non hanno, di per sé, il potere di eseguire la notifica degli atti impositivi come invece lo hanno i messi comunali. Tuttavia, se le fiamme gialle sono state appositamente autorizzate dal direttore dell’Agenzia delle Entrate esse acquisiscono la qualità di messi speciali autorizzati. E in tal caso la notifica si considera valida.

È naturale che tale autorizzazione, su richiesta del contribuente, dovrà essere a questi esibita (eventualmente a seguito di richiesta di accesso agli atti amministrativi), onde consentirgli di esercitare il diritto alla difesa e valutare la convenienza di una eventuale impugnazione per nullità della notifica. Pertanto, l’autorizzazione del direttore delle Entrate deve essere conservata agli atti per poter essere mostrata all’interessato.

Ma attenzione: l’eventuale nullità della notifica per vizi inerenti a quest’ultima non incide sulla validità dell’atto fiscale a monte. Infatti la notifica è una semplice condizione di efficacia e non un elemento costitutivo dell’atto amministrativo di imposizione tributaria. Risultato: il vizio di nullità non può essere più fatto valere dal contribuente se l’atto ha raggiunto il proprio scopo, cioè sia entrato nella materiale disponibilità del destinatario. In pratica, se il contribuente impugna l’atto per difetto di notifica dimostra di aver, in qualche modo, ricevuto l’atto stesso, seppur con un procedimento viziato. In tal caso, egli sana la nullità della notifica. Diverso, invece, il caso in cui il contribuente non impugni l’atto la cui notifica è viziata, ma attenda il successivo passo del Fisco (per esempio un pignoramento o l’iscrizione di un fermo o ipoteca). In tal caso, egli potrà far valere il vizio dell’atto presupposto e il suo ricorso potrà essere accolto [3].

note

[1] Cass. sent. n. 2781/2015.

[2] Art. 60 DPR 600/1973 co. 1, lett. a).

[3] Cass. sent. n. 654/14.

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI