Diritto e Fisco | Articoli

Calcio: il fallo non è sempre reato di lesioni

15 febbraio 2015


Calcio: il fallo non è sempre reato di lesioni

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 febbraio 2015



In tema di lesioni personali cagionate durante una competizione sportiva che implichi uso della forza fisica e il contrasto anche duro tra avversari: l’area di rischio consentito è delimitata dal rispetto delle regole del gioco, la violazione delle quali, peraltro, va valutata in concreto.

Capita spesso che, durante una partita di calcio, ci si faccia male. Il fallo di gioco, poi, è tanto più frequente quanto più la gara si fa importante. Ma qual è la soglia oltre la quale il fallo diventa reato di lesioni personali? Il chiarimento ce lo offre una recente sentenza del tribunale di Padova [1].

Il giudice esordisce subito con una precisione. In generale, non è detto che il fallo, anche se duro e causa di lesioni serie all’avversario, integri automaticamente il reato di lesioni volontarie: ma ciò avviene solo se l’intervento rientri “nei limiti” delle regole del gioco. Infatti, proprio per il fatto che l’episodio si verifica nel corso di una competizione sportiva che implica l’uso della forza fisica e il contrasto anche duro tra avversari scatta una cosiddetta causa di giustificazione che rende la condotta lesiva non punibile penalmente.

In questo, gran peso ce l’ha certamente l’arbitro. Infatti la valutazione che dell’episodio fa il giudice di gara pesa anche sulle possibilità di ritenere il comportamento grave o meno. E di certo un cartellino giallo ha meno rilievo, anche ai fini penalistici, di un’espulsione. Secondo il tribunale, ciò andrebbe a dimostrazione del fatto che l’intervento non oltrepassa la soglia del rischio consentito nella pratica del gioco.

In passato, in materia di lesioni cagionate nel corso di competizioni sportive, la Cassazione ha sostenuto che “qualora i comportamenti violenti non oltrepassino la soglia del rischio consentito nella specifica attività ginnica, essi appartengono alla categoria degli illeciti sportivi che non rilevano per il diritto penale e quindi non costituiscono reato, per mancanza di danno sociale”. Ciò perché “la pratica sportiva costituisce una causa di giustificazione“. Pertanto, non è punibile chi, nel rispetto delle regole del gioco o violandole entro i limiti dell’illecito sportivo, cagioni un danno all’avversario” [2].

Scatta invece il reato tutte le volte in cui non vengano rispettate le regole di gioco e, nello stesso tempo, il comportamento ecceda colposamente l’azione fisica consentita dalla specifica disciplina sportiva (in tal caso le lesioni personali saranno colpose) o si agisca intenzionalmente allo scopo di ledere l’avversario approfittando della circostanza del gioco (in tal caso le lesioni saranno dolose).

In quest’ultimo caso deve però emergere la prova, oltre ogni ragionevole dubbio, della volontà del giocatore, anche se non finalizzata a causare il danno fisico, ma quantomeno diretta a compiere proprio quel determinato comportamento lesivo [3].

note

[1] Trib. Padova, sent. n. 2004/2014.

[2] Cass. sent. n. 8910 del 8.8.2000.

[3] Cass. sent. n. 19473 del 23.5.2005.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI