Diritto e Fisco | Articoli

No licenziamento per insulto al datore senza insubordinazione grave

15 febbraio 2015


No licenziamento per insulto al datore senza insubordinazione grave

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 febbraio 2015



Parole offensive e insulti: eccessiva l’espulsione del dipendente per lo sfogo transitorio contro il capo gerarchico.

 

Lo sfogo verbale del dipendente contro il proprio superiore gerarchico non legittima il suo licenziamento se, all’episodio, non segue una effettiva e grave insubordinazione. A dirlo è stata una recente sentenza della Cassazione [1].

Secondo i giudici, il semplice utilizzo, da parte dell’impiegato, di parole offensive e volgari nei confronti del capo è un comportamento di gravità non tale da giustificare la sanzione espulsiva, ma al massimo una di tipo più lieve. Ciò però a condizione che:

– si accompagni alla convinzione, da parte del lavoratore, di essere vittima di un comportamento ingiusto nei suoi riguardi (nel caso di specie, si era trattato della convinzione di una denuncia);

– il lavoratore non rifiuti la prestazione lavorativa che gli è stata commissionata

– il lavoratore non contesti i poteri gerarchici del suo capo.

Tale pronuncia non fa che applicare i nuovi principi stabiliti dalla Riforma Fornero che ha limitato la reintegrazione in servizio alle ipotesi in cui il licenziamento disciplinare sia fondato sulla contestazione di fatti insussistenti oppure di fatti disciplinarmente rilevanti a cui, tuttavia, la contrattazione collettiva o i codici disciplinari applicabili ricolleghino una sanzione conservativa.

Nel caso deciso dalla Cassazione, il contratto collettivo ricollegava alla insubordinazione lieve una mera sanzione conservativa, mentre prevedeva per il caso di insubordinazione grave il licenziamento per giusta causa.

In questo, non vi è dubbio che la più recente riforma introdotta con il Job Act e il cosiddetto contratto di lavoro a tutele crescenti prosegue il cammino di ritenere la reintegra limitata a ipotesi residuali e di massima gravità.

Il nuovo regime sanzionatorio, in corso di approvazione, prevede che, nel caso di licenziamento disciplinare, la reintegra sul posto di lavoro possa conseguire solo dopo la prova dell’insussistenza del fatto contestato al dipendete (viene eliminato ogni riferimento ai contratti collettivi).

note

[1] Cass. sent. n. 2692 dell’11.02.2015.

Autore immagine: 123rf com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI