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Canone RAI in bolletta: via libera del Consiglio di Stato

28 Aprile 2016
Canone RAI in bolletta: via libera del Consiglio di Stato

Al via il canone in bolletta, ecco i chiarimenti forniti dal Governo, come cambia il decreto sul Canone RAI.

Negli scorsi giorni abbiamo ampiamente dato conto delle notizie relative alle modifiche previste dal Consiglio di Stato per l’inclusione del Canone RAI nella bolletta elettrica. Oggi il Governo ha chiarito la propria posizione e il Canone RAI in bolletta è definitivamente operativo.

Quali erano le obiezioni del Consiglio di Stato?

Al momento della presentazione del Decreto al Consiglio di Stato, dunque prima che esso potesse essere pubblicato in Gazzetta ufficiale (il parere del Consiglio di Stato difatti è obbligatorio), l’organo aveva sollevato sostanzialmente le seguenti obiezioni:

  • il decreto, nel non specificare quale fosse la definizione di apparecchio televisivo, rendeva poco chiare le condizioni di pagamento perché la tassa avrebbe potuto facilmente includere anche tutte quelle tecnologie (come pc, smartphones e tablet) che ricevevano le trasmissioni via internet;
  • la condizione dei dati degli utenti non era sufficientemente garantita in termini di privacy, i dati cioè venivano trasmessi alle compagnie elettriche e in assenza di una specifica riserva di utilizzo sarebbero potuti essere utilizzati impropriamente;
  • il decreto non prevedeva un’esplicita esclusione del pagamento duplicato in presenza di più apparecchi e ciò non tutelava il consumatore;
  • non era chiaro come avvenisse la compensazione delle compagnie elettriche che effettuavano il servizio di riscossione, e qualora tale compenso fosse caricato in bolletta questo avrebbe generato dei costi aggiuntivi e impropri in capo al consumatore.

A seguito di tali obiezioni il Governo era stato chiamato a dare spiegazioni ulteriori e alla riscrittura del decreto in forma più chiara.

Vediamo come sono state risolte le controversie.

Canone Rai: gli adattamenti del decreto

Il Governo, nel portare a termine la trattativa sul Canone RAI, ha messo in campo una sorta di braccio di ferro con il Consiglio, che tuttavia ha portato come abbiamo accennato ad una soluzione del problema e all’approvazione del decreto.

In particolare il Governo ha negato la possibilità che la definizione di cui abbiamo detto relativa all’apparecchio televisivo (che nell’idea del Consiglio di Stato doveva individuare in maniera chiara la presenza di un “sintonizzatore” sull’apparecchio), potesse essere inserita all’interno del decreto: tale scelta rischierebbe di ingessare troppo la norma, limitandolo alla tecnologia oggi esistente. L’opzione approvata invece prevede una nota di chiarimento interpretativo della normativa, una nota esplicativa, molto più debole da un punto di vista normativo, ma al momento ugualmente efficace. Nessun cambiamento dunque per il cittadino: non si paga, insomma, il canone su tablet, pc e smartphones – come avevamo anche preannunciato in un nostro articolo precedente – ma l’obiezione del Consiglio di Stato, accolta nella sostanza, non è inserita nel decreto nelle modalità richieste.

Meno problemi gestionali ci sono stati con riferimento al tema della privacy. Tutti i dati del cittadino “saranno trattati secondo la prescrizione del codice della privacy, – afferma Frattini (Presidente della Sezione Consultiva del Consiglio) –  sotto le istruzioni del garante: erano dati destinati a circolare e quindi da proteggere“. In questo senso il suggerimento del Consiglio di Stato è assunto in toto nel decreto.

Vengono accettate anche le modifiche richieste al decreto rispetto al tema della compensazione prevista per le aziende elettriche concessionarie delle riscossioni, per le quali ci si preoccupava che ci fosse un addebito a carico del contribuente. Il Governo dunque ha chiarito che tale competenza economica sarà erogata in maniera forfettaria e a valere su fondi dell’Agenzia delle Entrate, dunque non a carico della bolletta.

Infine il chiarimento più importante sul quale però erano rimasti ormai pochi dubbi: il decreto avrebbe dovuto specificare che con più apparecchi si pagherà un solo canone. Sul punto il Governo ha specificato che ciò “si deduce con chiarezza dalla Legge di Stabilità del 2016 che ha varato la novità del canone in bolletta. Dunque non serve riaffermare la cosa anche nel decreto applicativo”.

Semaforo rosso anche per la riscrittura del decreto in forma più chiara, il Ministero dello Sviluppo ha difatti ribadito che trattandosi di un atto tecnico non necessita di uno stile particolarmente comprensibile.

Ulteriori novità riguardano chi non avendo comunicato correttamente la sua residenza alla società elettrica rischia per questo di vedersi addebitati due canoni su due distinte utenze della luce. La richiesta di esenzione per una delle due utenze viene difatti semplificata.



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