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Lo sai che? Imu, Tari, Tasi: chi paga nel caso di separazione dei coniugi?

Lo sai che? Pubblicato il 16 febbraio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 16 febbraio 2015

Il coniuge assegnatario della casa familiare è il soggetto destinatario dell’obbligo contributivo.

 

La fine di un matrimonio lascia numerosi strascichi, soprattutto di natura economica, ancor più se ci sono figli.

Se il rapporto affettivo tra marito e moglie può terminare, i coniugi non possono tuttavia separarsi e prendere “semplicemente” ciascuno la propria strada: molteplici sono le conseguenze da affrontare tra cui quella di stabilire a chi compete continuare a vivere nella casa che è stata l’abitazione familiare.

Qualora vi siano figli, la nuova normativa sull’affidamento congiunto [1] prevede che il godimento della casa familiare sia attribuito tenendo conto, in via prioritaria, dell’interesse della prole la quale deve risentire nella minor misura possibile della rottura dell’unità familiare [2].

Per tale ragione, il legislatore prevede che nella casa familiare continuino ad abitare i figli e con loro uno dei genitori (che di solito è la madre) pur dovendo entrambi i genitori provvedere al mantenimento della prole in misura proporzionale ciascuno al proprio reddito [3].

A chi spetta però pagare gli oneri tributari gravanti sulla casa familiare?

Mediante il provvedimento di assegnazione della casa, sentenza o decreto di omologazione, il coniuge assegnatario diviene titolare di un vero e proprio diritto di abitazione e dunque unico destinatario degli obblighi tributari.

Poiché, però, la legge di stabilità del 2014 ha eliminato l’IMU relativamente alla prima casa (ricollegando la nozione di prima casa a quella di residenza), il coniuge assegnatario non sarà oggi tenuto a pagare l’Imposta municipale aggiunta sull’immobile in cui vive con i figli [4].

Ad ogni buon conto l’agevolazione ora indicata è tutt’altro che reale perché il legislatore ha ben pensato di sostituire all’IMU sulla prima casa, la TASI cioè la Tassa sui servizi indivisibili.

Presupposto per l’applicazione della TASI è il possesso o la detenzione a qualunque titolo di immobili: ciò significa che il coniuge assegnatario si ritroverà a dovere sostenere in via esclusiva l’obbligo tributario in quanto unico occupante, insieme ai figli, della casa familiare.

Cosa accade, però, al coniuge non assegnatario che sia titolare del diritto di proprietà su altro immobile presso il quale ha trasferito la propria residenza?

Alla luce delle considerazioni prima esposte, il coniuge non assegnatario non dovrà pagare l’IMU sulla nuova abitazione, a meno che non si tratti di immobile di lusso, ma si troverà a dover pagare anch’egli la TASI.

Le stesse considerazioni valgono per la TARI, cioè la Tassa sui rifiuti, che dovrà essere pagata soltanto da chi abita nell’immobile.

A questo punto, altro quesito che spesso si pone riguarda il caso in cui il coniuge non assegnatario proprietario dell’immobile in cui vive sia anche proprietario esclusivo o comproprietario insieme alla moglie della casa familiare: come dovrà considerarsi per lui quest’ultima? Equivarrà a seconda casa sulla quale sarà tenuto a pagare l’IMU?

Sul punto non vi sono dubbi: poiché l’immobile viene utilizzato dall’ex moglie quale abitazione principale del nucleo familiare sulla quale la stessa vanta un diritto reale di godimento, cioè il diritto di abitazione, ai fini tributari la casa familiare non potrà essere considerata seconda casa ed il coniuge non assegnatario non sarà tenuto, quindi, a versare l’IMU.

note

[1] Legge 8 febbraio 2006, n. 54 “Disposizioni in materia di separazione dei genitori ed affidamento condiviso dei figli”.

[2] Art. 155 quater, co. 1, cod. civ.

[3] Art. 155, co. 4, cod. civ.

[4] D.L. 31.08.2013, n. 102 convertito in L. 28.10.2013, n. 124.

Autore immagine: 123rf com


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