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Sinistro stradale: il risarcimento può chiederlo anche chi non è proprietario

17 febbraio 2015


Sinistro stradale: il risarcimento può chiederlo anche chi non è proprietario

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 febbraio 2015



Indennizzo per l’incidente anche a chi ha il possesso o la detenzione del veicolo: se ha provveduto a sue spese alla riparazione del mezzo e risponde verso il proprietario dei danni arrecati allo stesso.

Chi può chiedere all’assicurazione il risarcimento del danno a seguito di un incidente stradale che ha comportato danni all’autoveicolo? Di certo il proprietario del mezzo (o l’usufruttuario). Ma non solo.

Può avanzare l’istanza di indennizzo anche colui che ne ha semplicemente il possesso (per esempio, in caso di noleggio o di leasing) o la detenzione (per esempio in caso di prestito), ma a condizione che sia responsabile, nei confronti del proprietario, dei danni arrecati al mezzo e abbia provveduto, a proprie spese, alla riparazione del mezzo. A tal fine, sarà allora necessario produrre una fattura per la riparazione intestata a colui che avanza la richiesta di risarcimento.

A dirlo è stata la Cassazione in una recente sentenza [1].

Legittimato a domandare il risarcimento del danno patrimoniale consistente nel costo di riparazione di un autoveicolo, danneggiato in un sinistro stradale, non è necessariamente il proprietario od il titolare di altro diritto reale sul bene mobile, ma anche chi, avendo il possesso o la detenzione del veicolo, risponda nei confronti del proprietario dei danni occorsi allo stesso e abbia provveduto a sue spese, avendovi interesse, alla riparazione del mezzo. Occorre quindi dare la prova di aver sostenuto l’onere della riparazione o, comunque, di essere titolare di una situazione di possesso giuridicamente rilevante.

Già in passato la stessa Suprema Corte aveva fornito la stessa interpretazione [2]: il detentore dell’auto altrui, danneggiata dal fatto illecito del terzo, incidente nella propria sfera patrimoniale, è legittimato a domandare il risarcimento solo se dimostri:

– da un lato, la sussistenza di un titolo in virtù del quale è obbligato a tenere indenne il proprietario (per esempio un contratto di comodato, di leasing, ecc.),

– e, dall’altro, che abbia già effettuato la riparazione a proprie spese.

La prova delle fatture

Al pari di tutte le scritture provenienti da terzi, anche le fatture di soggetti estranei al giudizio non hanno efficacia di prova piena in ordine ai fatti da esse attestati o alla data del loro verificarsi, ma sono rimesse alla libera valutazione del giudice e possono, in concorso con altre circostanze desumibili dalla stessa natura della controversia, che ne confortino l’attendibilità, fornire utili elementi di convincimento.

note

[1] Cass. ord. n. 3082/15 del 16.02.2015.

[2] Cass. sent. n. 21011 del 12.10.2010.

Autore immagine: 123rf com

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