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Pagamento in contanti: cosa è lecito e cosa è vietato. Ultime sentenze

17 Febbraio 2015


Pagamento in contanti: cosa è lecito e cosa è vietato. Ultime sentenze

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Febbraio 2015



Antiriciclaggio e tracciabilità: pagamenti con carta di credito, bonifico, assegni. Le norme.

Ha generato un vero e proprio “effetto panico”, in meno di 12 ore, la notizia secondo cui il Governo starebbe per introdurre una imposta di bollo proporzionale ai versamenti sul conto corrente bancario. E questo nell’ottica di proseguire la dichiarata guerra all’uso del contante. Quella che è stata appunto battezzata come la nuova tassa sul contante ha però avuto vita breve. Già nelle prime ore della sera, l’Esecutivo avrebbe fatto marcia indietro, stralciando la norma dalla bozza di decreto sulla fatturazione elettronica.

Cerchiamo allora di fare il punto della situazione sull’attuale legislazione in materia di pagamenti in contanti.

Cosa prevedono le norme sull’antiriciclaggio?

Innanzitutto, vi sono le sanzioni amministrative per violazione della normativa antiriciclaggio: la legge prevede il divieto di trasferire denaro contante e titoli al portatore per importi superiori a 12.500 euro senza il tramite di intermediari abilitati. Tale divieto fa riferimento al valore dell’intera operazione economica alla quale il trasferimento è funzionale e si applica anche quando detto trasferimento si sia realizzato mediante il compimento di varie operazioni frammentate, ciascuna di valore inferiore o pari al massimo consentito. Così, per esempio, sarebbe sufficiente a far scattare la sanzione per violazione della normativa antiriciclaggio il pagamento in contanti delle rate di acquisto di una casa [1].

Cosa prevedono le norme sulla tracciabilità?

Vi è poi il cosiddetto obbligo di tracciabilità che impedisce che i pagamenti con denaro, tra privati, o tra privati e pubbliche amministrazioni (quindi anche in caso di versamento delle imposte), se superiori a 999,99 euro, possano avvenire per contanti. Al contrario essi devono essere realizzati solo attraverso carte di credito, bonifici, assegni, carte di debito o, comunque, qualsiasi altro strumento che consenta la tracciabilità del flusso di denaro.

Quali sono le sanzioni?

Chi viola gli obblighi sulla tracciabilità rischia una sanzione dall’1% al 40% dell’importo oggetto di trasferimento, più una multa di minimo 3mila euro.

Cosa succede in caso di prelievi e versamenti in banca o alle poste?

La norma esclude dal divieto i prelievi e versamenti in banca o alle poste. Pertanto i contribuenti sono liberi di prelevare, allo sportello o al bancomat, cifre pari o superiori a mille euro senza timore di incadere in alcuna sanzione. Stessa cosa dicasi per i versamenti.

L’impiegato dell’istituto di credito non potrà fare obiezioni: tutt’al più può chiedere informazioni circa la provenienza del denaro, ma solo ai fini della normativa sull’antiriciclaggio, fermo restando l’obbligo di adempiere, poi, all’ordine impartito dal cliente.

La tracciabilità vale anche per le tasse?

Il fatto che si abbia davanti una pubblica amministrazione, un ente pubblico o lo stesso fisco non esime dal rispetto della normativa sulla tracciabilità dei pagamenti. Quindi, anche il pagamento di un F24 per cifre sopra il tetto previsto dalla legge, o il versamento del bollo auto dovrà avvenire con strumenti tracciabili.

 

Che succede in caso di vaglia postali o di assegni al portatore?

Si possono ricevere vaglia postali per importi superiori a 999,99 euro, ritirando i contanti allo sportello. Così come è lecito incassare assegni circolari per le stesse cifre (purché muniti della clausola di non trasferibilità).

Posso pagare in più trance per evitare le norme sulla tracciabilità?

Dipende. Il pagamento rateizzato in contanti, per cifre superiori a 999,99 euro, è consentito solo se

1) è la natura dell’operazione che lo prevede (per esempio, un appalto d’opera normalmente pagato per stati di avanzamento d’opera);

2) se questi sono i preventivi accordi tra le parti (per esempio, la parcella di un professionista: di un dentista a seconda delle sedute, di un avvocato in base alle udienze);

3) inoltre, per ogni singolo pagamento, deve essere conservata la disposizione scritta dei contraenti circa la corresponsione e l’accettazione del versamento.

Si può spezzettare il pagamento?

Si, ma a condizione di rispettare gli obblighi di tracciabilità per gli importi superiori a 999,99 euro. Per esempio, Se acquisto un televisore che costa 1.500 euro, posso pagare in contanti fino a 999,99, mentre il residuo dovrò necessariamente corrisponderlo con un assegno o con la carta di credito/debito.

Pagamento a ristorante: si possono pagare tante quote?

Mettiamo che il conto del ristorante superi mille euro e i commensali si mettono d’accordo per pagare ciascuno la propria parte in denaro contante. Si potrà evitare l’utilizzo delle carte di credito a condizione che il ristoratore emetta tante ricevute per quanti sono i clienti. Invece se emette una sola fattura, il pagamento dovrà avvenire con strumenti tracciabili.

Tra parenti e amici

Anche la presenza di un legame di parentela (padre-figlio, per esempio) non esime dall’utilizzo di strumenti tracciabili di pagamento. Ma qui il discorso si complica. Infatti, l’eventuale maggiore possibilità di spesa di un soggetto potrebbe far scattare, nei confronti di questi, il redditometro. Unico modo per difendersi è dimostrare che tali maggiori importi derivano da redditi non soggetti a tassazione o provenienti da terzi (per esempio, una donazione). Ebbene, quest’ultima prova potrebbe essere fornita con una scrittura privata, corroborata dalla tracciabilità del pagamento (per esempio un bonifico bancario).

Secondo la Cassazione, l’accertamento induttivo è valido quando si è in presenza di pagamenti effettuati in contanti, segnale evidente di emissione di false fatture [2].

note

[1] Cass. sent. n. 15103 del 22.06.2010.

[2] Cass. sent. n. 15583/2011.

Autore immagine: 123rf com


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