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Conservazione del cordone ombelicale: è una spesa detraibile?

28 Aprile 2016
Conservazione del cordone ombelicale: è una spesa detraibile?

Quali limiti per la detrazione delle spese di conservazione del cordone ombelicale ad uso autologo o eterologo?

Da qualche anno è possibile operare anche in Italia (tramite società che conservano il cordone presso banche date estere o tramite le banche dati pubbliche presenti nella Regione di riferimento), la conservazione del cordone ombelicale, un prelievo che consiste nella conservazione delle cellule staminali in esso contenute e che potrebbero essere utili alla cura di malattie del bimbo o dei familiari compatibili nel futuro.

Mentre la conservazione presso le banche dati pubbliche italiane è gratuita, per la conservazione nelle banche dati estere ad opera delle aziende farmaceutiche che se ne occupano può essere anche molto costosa (dai 1500 ai 5mila euro a seconda del tempo per il quale il cordone viene conservato).

Esiste una differenza sostanziale tra le due modalità:

  • nel caso della conservazione presso banca pubblica, si dovrebbe parlare più precisamente di “donazione”. Ciò vuol dire che in caso di necessità si potrà richiedere il cordone donato, ma la banca non ha nessun obbligo di devolverlo ai soli parenti o al donatore, dunque esso sarà ottenibile solo in caso di disponibilità;
  • nel caso della conservazione presso banca privata, invece, il cordone viene riservato a chi ne ha richiesto la conservazione, è dunque “personale” per un periodo che può variare di solito dai 15 ai 25 anni.

Esistono dei casi in cui tale spesa è ammissibile a detrazione? Vediamo di fare chiarezza.

Sono detraibili le spese di conservazione del cordone ombelicale?

Le spese di conservazione del cordone ombelicale, o meglio per come definito dalla legge le spese per la “crio conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale ad uso autologo” possono essere portate in detrazione solo se il prelievo del sangue dal cordone è finalizzato all’uso da parte del neonato o dei consanguinei affetti da patologia e con approvazione scientifica e clinica [1].

La patologia deve tuttavia essere in atto al momento della raccolta, e per la patologia relativa deve essere considerato appropriato l’utilizzo di cellule staminali da sangue cordonale. Tale appropriatezza deve essere motivata da documentazione clinico-sanitaria [2].

Si tenga presente inoltre che la conservazione del sangue cordonale deve avvenire esclusivamente in strutture trasfusionali pubbliche o individuate dalla disciplina vigente in materia.

Cosa conclude l’Agenzia delle entrate rispetto alla detrazione delle spese di conservazione del cordone per uso autologo?

Riportando dunque quanto concluso dall’Agenzia delle entrate nella sua risoluzione in materia leggiamo che il Ministero della salute rispetto “all’uso appropriato delle cellule staminali del sangue del cordone ombelicale” specifica che “per quanto riguarda l’uso autologo non esistono al momento evidenze scientifiche consolidate a sostegno della reale utilità di tale pratica e pertanto mancano i presupposti per considerare la stessa appropriata”.

L’Agenzia ritiene dunque che le spese sostenute per la conservazione del cordone, per la conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale ad uso autologo, presso banche criogenetiche estere (e generalmente operate dalle case farmaceutiche) non possano usufruire della detrazione spese sanitarie [3] dato che la specifica disciplina di settore non riconosce ad oggi efficacia terapeutica a tale procedura.

Quali spese sanitarie sono detraibili?

Per conoscere la detraibilità delle spese sanitarie consigliamo il nostro articolo dedicato al tema Detrazione farmaci, prodotti galenici e omeopatici: come fare? nonchè l’approfondimento Detrazione spese mediche: anche familiari non a carico


note

[1] Agenzia delle Entrate, ris. 155/E del 12/06/2009.

[2] L. 219/2015 art. 3, c.1.

[3] TUIR, art. 15


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