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Lo sai che? Relata di notifica: fa fede la copia e non l’originale

Lo sai che? Pubblicato il 19 febbraio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 19 febbraio 2015

Il soggetto a cui è notificato l’atto è quello che risulta dalla copia consegnata, anche se l’originale indica un’altra persona.

Notifica di atti e cartelle esattoriali: che succede se quanto indicato nell’originale della relata di notifica è discordante da quanto, invece, risulta sulla copia? Prevale quest’ultima. Parola di Cassazione [1].

Così, ad esempio, se nell’originale del plico – quello che, poi, torna al soggetto notificante – l’ufficiale giudiziario asserisce di aver consegnato l’atto nelle mani di un soggetto, mentre invece, poi, sulla copia appare un altro nome è quest’ultima che fa fede.

Quale insegnamento da questa sentenza? Certamente non bisogna “buttare niente”. Qualora, infatti, si voglia proporre contestazione di un atto giudiziario o di una cartella di Equitalia, per difetto di notifica, sarà necessario documentare ciò attraverso l’esibizione della copia della relata. Secondo la Suprema Corte – che in questo riprende un orientamento già dalla stessa precisato in passato (leggi “Equitalia: discordanza tra la copia della relata di notifica e l’originale”) – rileva quanto attestato dall’ufficiale giudiziario nella relata apposta sulla copia notificata.

Al notificante, comunque, è sempre data possibilità di dimostrare il contrario (ossia che il dato “reale” sia quello contenuto nell’originale della relata), ma dovrà farlo con un procedimento “aggravato”, ossia con querela di falso.

Anche con riferimento alla diversa indicazione della data della notifica, i giudici della Cassazione aveva già avuto modo di affermare che rileva quella risultate sull’atto consegnato al destinatario della stessa.

Spetta invece al notificante provare, mediante querela di falso, la corrispondenza della relata stilata sull’atto in suo possesso all’effettivo svolgimento dell’operazione di consegna.

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 17 dicembre 2014 – 18 febbraio 2015, n. 3274
Presidente Forte – Relatore Di Amanto

Ritenuto in fatto e in diritto

– che, con sentenza del 22 febbraio 2010, la Corte di appello di Milano dichiarava inammissibile, in quanto tardivo, l’appello proposto dalla s.r.l. Beta Elevatori avverso la sentenza in data 12 luglio 2006 con cui il Tribunale di Lodi aveva rigettato l’opposizione che la stessa appellante aveva proposto avverso il decreto con il quale le era stato ingiunto di pagare a M.P. la somma di e 27.759,68=;
– che, in particolare, secondo la Corte di appello l’impugnazione doveva essere proposta entro il termine breve decorrente dal 7 marzo 2007, data della notificazione della sentenza impugnata, malgrado nella relata apposta sulla copia notificata si attestasse la consegna a mani del «domiciliatario Avv. A. Paolo» e non, come invece risultava dalla relata apposta sull’originale, a mani del «domiciliatario addetto al ritiro S.F.». Infatti, la difformità tra le due relate non riguardava, comunque, la circostanza dell’avvenuta notificazione presso il domicilio eletto del procuratore costituito e neppure la circostanza che l’appellante era venuto in possesso della copia sentenza così notificata;
– che la s.r.l. Beta Elevatori propone ricorso per cassazione deducendo la violazione degli artt. 139, 148 e 330 c.p.c. poiché l’avv. P.A., indicato come domiciliatario al quale era stata consegnata a mani la copia della sentenza, non era affatto il domiciliatario, da individuarsi invece nell’avv. S.F., né aveva con quest’ultimo comunanza di rapporti o di studio;
– che M.P. non ha svolto attività difensiva;
– che il ricorso è fondato. L’ipotesi di difformità tra la relata di notificazione apposta sull’originale e quella apposta sulla copia è venuta più volte all’esame di questa Corte nel caso di difformità relativa alla data ed è stata risolta con l’affermazione del principio secondo cui «ai fini della individuazione del “dies a quo” per la decorrenza del termine breve per l’impugnazione, quando emerga una difformità di date tra la relata di notifica della sentenza in possesso del notificante e quella consegnata al destinatario, la tempestività della impugnazione deve essere valutata con riguardo alla data risultante dalla relata di notifica redatta sull’atto consegnato a quest’ultimo, il quale non è tenuto a provare l’esattezza delle risultanze dell’atto ricevuto, su cui solo poteva fare affidamento per computare il termine utile per l’impugnazione, mentre spetta al notificante, secondo gli ordinari criteri di distribuzione dell’onere probatorio, provare mediante querela di falso – trattandosi di contrasto tra due atti pubblici – la corrispondenza della relata stilata sull’atto in suo possesso all’effettivo svolgimento “quoad tempus” delle formalità di notifica» (e plurimis Cass. 11 settembre 2014, n. 19156; Cass. 20 dicembre 2005, n. 28230). Lo stesso principio, mutatis mutandis, deve valere nel caso qui in esame. Pertanto, per il destinatario della notificazione, ai fini della individuazione del soggetto nelle cui mani è avvenuta la consegna, rileva quanto attestato dall’ufficiale giudiziario nella relata apposta sulla copia notificata, salvo che l’altra parte non l’abbia utilmente impugnata con querela di falso. Ne consegue la certa nullità della notificazione, sulla base di quanto emerge dalla detta relata, poiché l’avv. P.A. non risulta essere il domiciliatario dell’appellante né, d’altro canto, è stato indicato dall’ufficiale giudiziario come addetto al ritiro, con la conseguente superfluità delle deduzioni dell’odierna ricorrente circa l’assenza di comunanza di rapporti o di studio tra l’avv. A. ed il domiciliatario avv. F.. Diverse conclusioni non possono trarsi dal fatto , che la copia della sentenza sia pervenuta, comunque, al domiciliatario poiché ciò è avvenuto in una data che non solo è successiva a quella della notificazione, ma è anche indeterminata. Il termine breve per l’appello, pertanto, non poteva decorrere né dalla data della notificazione, in quanto nulla, né da una indeterminata data successiva;

P.Q.M.

accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Corte di appello di Milano in diversa composizione.

note

[1] Cass. sent. n. 3274/15 del 18.02.2015.

Autore immagine: 123rf com


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