Mansioni lavorative: potranno essere di livello inferiore

22 febbraio 2015


Mansioni lavorative: potranno essere di livello inferiore

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 febbraio 2015



Datore di lavoro libero di “peggiorare” gli incarichi del dipendente in caso di modifica degli assetti organizzativi aziendali.

La storica impossibilità, per il datore di lavoro, di modificare “in peggio” le mansioni attribuite al dipendente, adibendolo a incarichi di rango inferiore, è stata superata. Il nuovo decreto legislativo di attuazione del Job Act, infatti, modifica la norma dello Statuto dei lavoratori [1] e del codice civile [2] che, per anni, hanno costituito il perno della “rigidità interna” dei posti di lavoro in azienda.

Lo slittamento verso il basso delle mansioni, però, sarà possibile solo:

– in caso di “modifica degli assetti organizzativi aziendali” (che incidono sulla posizione del lavoratore)

– oppure se prevista dai contratti collettivi nazionali (CCNL) o dai contratti collettivi aziendali.

Le mansioni (e, con esse, anche il livello di inquadramento e la relativa retribuzione), poi, potranno essere modificate mediante patti individuali “assistiti” (cioè sottoscritti essenzialmente in sede sindacale o presso le direzioni territoriali del lavoro) si potranno modificare le mansioni (e anche il livello di inquadramento e la relativa retribuzione) in tre specifici casi:

– nell’interesse del lavoratore alla conservazione dell’occupazione (cioè per evitare il licenziamento);

– per acquisire “una diversa professionalità”;

– o per “migliorare le condizioni di vita”.

Se sussisterà una di tali condizioni, dunque, l’impresa, in via unilaterale, potrà intervenire sugli incarichi indicati nell’originario contratto di lavoro. Risultato: il lavoratore potrà essere adibito “a mansioni appartenenti al livello di inquadramento inferiore”, senza che potranno essere fatte valere questioni relative allo svilimento della professionalità e dell’esperienza maturata.

In ogni caso, però, il lavoratore dovrà mantenere il diritto alla conservazione del livello di inquadramento raggiunto e alla retribuzione. Quest’ultima potrà cambiare solo con riferimento a quelle componenti della busta paga strettamente collegate alla funzione precedentemente svolta (per esempio, “se una persona fa il turnista e ha una indennità di turno – ha spiegato il ministro, Giuliano Poletti – se cambierà incarico non potrà portare con sé questa indennità”).

Cambia anche la disciplina per l’assegnazione a mansioni superiori che, ora, diventa diritto acquisito “ove la medesima assegnazione non abbia avuto luogo per ragioni sostitutive di altro lavoratore in servizio, dopo il periodo fissato dai contratti collettivi, anche aziendali”.
Il trasferimento da un’unità produttiva a un’altra scatterà solo per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.

Prima della modifica
Fino ad oggi, il datore di lavoro poteva adibire il dipendente a mansioni diverse purché equivalenti (sotto il profilo della professionalità) a quelle prima svolte. Sono ammessi i demansionamenti ma solo per evitare un licenziamento o per sopravvenute ragioni di salute.

Inoltre, nel caso di assegnazione temporanea a mansioni superiori se si superano i tre mesi di servizio scatta la promozione automatica, e quindi aumenta la retribuzione e l’inquadramento superiore diventa definitivo e irreversibile.
Appena, invece, il nuovo decreto legislativo entrerà in vigore, il datore di lavoro potrà disporre la modifica unilaterale delle mansioni anche in presenza di processi di ristrutturazione o riorganizzaione aziendale (e negli altri casi individuati dai contratti collettivi).

note

[1] Art. 13 Statuto dei Lavoratori.

[2] Art. 2103 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

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