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News Abrogata la riforma Biagi

News Pubblicato il 22 febbraio 2015

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> News Pubblicato il 22 febbraio 2015

Riscritta la disciplina sui contratti a tempo determinato, part-time, apprendistato, somministrazione, job sharing.

Nello schema di decreto legislativo approvato due giorni fa dal Governo è contenuta la sostanziale abrogazione della Riforma Biagi del lavoro, con la riscrittura di tutta la disciplina sui contratti a tempo determinato, sul part-time, apprendistato e somministrazione.

In particolare le nuove norme (battezzate “Schema di decreto legislativo recante il testo organico delle tipologie contrattuali e la revisione della disciplina delle mansioni, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183”) abrogano:

– la somministrazione di lavoro [1];

– il lavoro ripartito [2];

entrambe previste dalla storica riforma Biagi. Insieme ad esse vengono superate le discipline sul

– contratto a tempo parziale [3];

– lavoro a tempo determinato [4];

apprendistato [5].

CONTRATTO DI SOMMINISTRAZIONE

La riforma Biagi – che, come detto, viene superata oggi dal Job Act – ha introdotto una profonda novità: il contratto di somministrazione di lavoro. Lo schema contrattuale è il seguente: un’agenzia per il lavoro – intermediatrice di mano d’opera – fornisce lavoratori a un’impresa utilizzatrice (una sorta di “locazione di personale lavorante”), retribuendoli essa stessa alla seconda.

Per tutta la durata della somministrazione i lavoratori svolgono la propria attività nell’interesse nonché sotto la direzione e il controllo dell’utilizzatore.

Vengono così stipulati due contratti: quello di somministrazione di lavoro tra l’agenzia e l’impresa, e il contratto di lavoro vero e proprio tra l’agenzia e il lavoratore.

In ogni caso il rapporto di lavoro è tra il lavoratore e l’agenzia per il lavoro che dovrà retribuire il lavoratore in modo adeguato alla tipologia di contratto dell’azienda utilizzatrice.

 

LAVORO RIPARTITO

Il contratto di lavoro ripartito, o job sharing – anch’esso previsto dalla riforma Biagi e finito sotto la scure del Job Act – è una tipologia di contratto di lavoro con il quale due lavoratori si impegnano ad adempiere solidalmente ad un’unica e identica obbligazione lavorativa.

In pratica, con tale contratto i lavoratori si impegnano ad assicurare al datore un certo livello di servizio. Se uno dei contraenti è assente da luogo di lavoro, anche per cause di forza maggiore, quali sciopero o malattia, gli altri sono obbligati in solido a coprire il relativo turno di lavoro, senza maggiorazioni per lavoro straordinario.

CONTRATTI A TERMINE

Lo schema di decreto legislativo approvato dal Governo apporta sostanziali modifiche anche al contratto a termine. In pratica si prevede la possibilità di superamento del limite del 20% di utilizzo dei contratti a termine rispetto al totale dei dipendenti assunti in azienda: tale soglia potrà essere superata se lo prevede il CCNL o il contratto collettivo aziendale.

Se si sfora questo limite quantitativo l’impresa potrà essere condannata solo a una sanzione di natura amministrativa-pecuniaria (non ci sarà quindi la conversione del contratto in rapporto a tempo indeterminato).

La durata massima dei contratti a termine resta fissata in 36 mesi (la contrattazione collettiva, anche aziendale, può sempre adattare tale termine). Saranno possibili massimo 5 proroghe nei limiti dei 36 mesi (così come introdotte a maggio scorso dalla conversione in legge del decreto Poletti).

I sindacati delle parti sociali, quindi, in sede di contrattazione collettiva sia nazionale sia aziendale, potranno meglio definire le modalità di computo dei contratti a termine sul totale dei dipendenti in forza. Alla contrattazione aziendale è poi in parte demandata anche la materia delle sanzioni che scattano in caso di non rispetto dei limiti quantitativi per la stipula di contratti brevi
Viene cancellato l’obbligo di mantenere il lavoratore nella stessa attività, e dopo i 36 mesi il contratto a tempo determinato può essere reiterato una sola volta presso la direzione territoriale del lavoro, ma senza più la firma assistita del sindacato.

note

[1] Art. 18, commi 3 e 3-bis, e da 20 a 28 del decreto legislativo n. 276 del 2003.

[2] Capo II del Titolo V del decreto legislativo n. 276 del 2003.

[3] D.lgs. n. 61/2000

[4] D.lgs. n. 368/2001 in materia di accordo quadro sul lavoro a tempo determinato.

[5] T.U. dell’apprendistato: d.lgs. n. 167/2011.

Autore immagine: 123rf com


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