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Buca sulla strada, auto danneggiata, risarcimento escluso

22 febbraio 2015


Buca sulla strada, auto danneggiata, risarcimento escluso

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 febbraio 2015



Rimendi, consigli e prove da conservare per ottenere l’indennizzo dal Comune.

 

Sarà capitato a tutti, almeno una volta nella propria “vita automobilistica”, di finire con una ruota in una buca nascosta sul manto stradale e, per causa di ciò, doverla sostituire. In molti casi, il danno economico non è particolarmente elevato e, specie di questi tempi, non giustifica un’azione giudiziaria per il risarcimento del danno. Ma il tempo perso per l’imprevisto, la fatica nella sostituzione dello pneumatico bucato (che spesso richiede l’intervento di terzi), il fermo tecnico del mezzo dal gommista spingono poi, non poche persone, a muovere le contestazioni all’ente pubblico proprietario della strada. E se, oltre al danno, si aggiunge la beffa di una mancata risposta, allora scattano le richieste di indennizzo attraverso la domanda al giudice di pace o al Tribunale (a seconda del valore della causa).

Attenzione, però. Non sempre la legge consente di ottenere il risarcimento del danno. E questo dipende, soprattutto, dalla dimensione della buca, dalla sua collocazione, dalla condotta di guida del conducente.

In questa breve guida, cercheremo di fare il punto della situazione per consigliare al meglio chi, specie nella stagione invernale, subisce un danno del genere.

1 | LA BUCA STRADALE

È bene sapere che la giurisprudenza ritiene risarcibile solo i danni provocati da “insidie stradali occulte”: per tali si intendono quegli ostacoli (nel nostro caso, le buche sull’asfalto) che non siano facilmente visibili o prevedibili usando l’ordinaria diligenza. E questo perché all’utente della strada è sempre richiesto di attivare un comportamento prudente. Insomma, è necessaria la “non visibilità” del pericolo e la “non prevedibilità” della situazione [1].

 

Per esempio: una fossa di dimensioni tali da invadere un’intera carreggiata non può certo qualificarsi come un’insidia occulta o un trabocchetto. Chi ci cade dentro non potrà, quindi, che prendersela con sé stesso.

Paradossalmente, se il Comune non ripara una strada e la lascia in condizioni di evidente dissesto avrà meno possibilità di essere condannato al risarcimento rispetto a una situazione in cui, invece, la strada sia sostanzialmente agibile, ma sia presente qualche saltuario pericolo (leggi: “Danni alle ruote da fosse: se il Comune non ripara la strada dissestata non è responsabile”).

2 | LA CONDOTTA DI GUIDA

Nello stesso tempo, il conducente deve tenere una condotta di guida prudente. Egli non deve aver concorso a determinare il danno. Così, anche in presenza di una fossa insidiosa, ma il cui danno l’automobilista poteva evitare tenendo un comportamento rispettoso del codice della strada, non scatta il risarcimento del danno.

Insomma, la condizione di pericolosità deve derivare dalla cosa in sé (la buca) e non anche dal concorso del conducente.

Secondo la Cassazione, una strada, anche astrattamente pericolosa, non è in grado di nuocere chi tiene una condotta di guida prudente [2]. Chi chiede, quindi, il risarcimento dovrà anche dimostrare che lo stato dei luoghi presentava un’obiettiva situazione di pericolosità, tale da rendere molto probabile, se non inevitabile, il danno [3].

Per esempio: la presenza di un cantiere sulla strada deve sollecitare la massima prudenza nell’automobilista che, pertanto, è tenuto ad adeguare la propria guida alle mutate condizioni di pericolo. In casi come questo sarà molto più difficile ottenere il risarcimento.

Per esempio: anche la presenza di un cartello stradale che avvisi l’utente della presenza di una strada dissestata dovrebbe imporre una cautela maggiore al conducente, il quale ben potrebbe scegliere un percorso alternativo.

3 | L’ESTENSIONE DELLA STRADA

Per le fosse apertesi da poco tempo, l’estensione della strada (ossia la sua lunghezza) potrebbe essere motivo per ostacolare la richiesta di risarcimento. Difatti, l’ente proprietario deve avere il tempo necessario, dal verificarsi del pericolo e dalla relativa segnalazione, per attivarsi e, previa collocazione dell’opportuna segnaletica, provvedere alla riparazione.

Così, come non potrebbero esserci scuse per non pagare per il danno provocato da una buca su strada del centro abitato (posta la vicinanza e la sorveglianza diretta delle stesse), le cose potrebbero cambiare su una strada statale o, comunque, su una particolarmente estesa e, magari, “sperduta” [4].

4 | ONERE DELLA PROVA

 

In ogni caso, all’atto della richiesta del risarcimento, all’automobilista spetta solo documentare:

– il fatto storico (l’essere caduto nella buca stradale)

– e la conseguente spesa (il danno economico).

Al contrario, tutte le contrarie eccezioni volte a paralizzare la richiesta di indennizzo (buca facilmente visibile, condotta imprudente del danneggiato, presenza di un cantiere, cartellonista stradale con gli avvisi, ecc.) spettano all’ente pubblico proprietario della strada. Quest’ultimo deve dimostrare quello che la giurisprudenza chiama “caso fortuito” ossia il fatto che l’incidente si è verificato non per colpa del proprietario del suolo [5], ma per:

– un’alterazione dello stato dei luoghi imprevista, imprevedibile e non tempestivamente eliminabile o segnalabile ai conducenti nemmeno con l’uso dell’ordinaria diligenza (si pensi ad una buca appena apertasi a causa della caduta di un masso);

– oppure la condotta negligente e imprudente della stessa vittima.

5 | LA RICHIESTA DI RISARCIMENTO

Quando vi sarete accertati che tutte le condizioni vi consentono di chiedere il risarcimento, a questo punto sarà necessario “preparare” le prove per la vostra pretesa.

Nell’immediatezza del danno, sarà necessario scattare le fotografie: tanto alla strada, quanto al mezzo danneggiato.

Provate a “contestualizzare” le immagini: non limitatevi a immortalare i singoli particolari. Sarà meglio fotografare la fossa con una persona vicino o, meglio, con l’auto, per evidenziare il rapporto delle rispettive grandezze. Inoltre la via andrà ripresa anche in una visione prospettica, per dimostrarne lo stato dei luoghi e individuarne l’esatta collocazione geografica.

Telefonate alle autorità per chiedere che accorrano e stilino il relativo verbale. Non sempre però la polizia è disponibile a intervenire se non vi sono danni a persone. Per cui sarà opportuno chiedere ai testimoni presenti nelle vicinanze i relativi nominativi per poterli poi fornire al giudice in caso di contenzioso.

Se vi siete fatti male, non dimenticate di andare subito al pronto soccorso e farvi rilasciare il relativo certificato medico con l’attestazione del vostro stato di salute.

Il carrozziere al quale affiderete l’auto per la riparazione dovrà rilasciarvi la fattura o un preventivo per la spesa necessaria al ripristino del mezzo. Questa servirà per documentare il danno economico che avete subito o che dovrete sostenere.

Infine, dovrete inviare una richiesta di risarcimento danni (diffida) con raccomandata a.r. all’ente pubblico proprietario della strada (spesso si tratta del Comune). Dovrete allegare anche la documentazione fotografica, i certificati medici, i preventivi di spesa e i nomi dei testimoni che sono disposti a confermare quanto da voi sostenuto.

Se tutto ciò non dovesse essere sufficiente a ottenere il risarcimento, sarà opportuno consultarsi con un avvocato che vi spieghi, innanzitutto, la convenienza di una eventuale causa e, quindi, possa procedere all’atto di citazione, previa eventuale negoziazione assistita.

Chi subisce danni dalle buche stradali può essere risarcito solo se l’insidia era occulta (quindi non avvistabile né evitabile tenendo un comportamento di guida normale) e il gestore della strada ne era stato avvertito (o prima del sinistro aveva avuto abbastanza tempo per accorgersene e rimediare, essendo comunque tenuto a vigilare sulla sua rete viaria).

note

[1] Cass. sent. n. 5392 del 5.03.2013.

[2] Cass. sent. n. 2692/14.

[3] Cass. ord. n. 3297/15 del 19.02.2015.

[4] Cass. sent. n. 6903 dell’8.05.2013. Di contrario avviso Cass. sent. n. 24793/2013.

[5] Cass. sent. n. 3793/2014.

Autore immagine: 123rf com


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