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Siae: l’equo compenso per copia privata sospettato di illegittimità

22 Febbraio 2015


Siae: l’equo compenso per copia privata sospettato di illegittimità

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Febbraio 2015



Diritto d’autore: la presunta copia di file video e audio sotto i riflettori della Corte di Giustizia della Comunità Europea.

Un’altra patata bollente in casa SIAE. La disciplina italiana che attribuisce alla Società Italiana Autori ed Editori ampi poteri nella determinazione del cosiddetto “equo compenso per copia privata” è sospettata di illegittimità: così una recente sentenza del Consiglio di Stato [1] rinvia gli atti alla Corte di giustizia europea affinché si pronunci sulla nostra normativa. Il ricorso era stato proposto da una cordata di produttori di telefoni e computer contro la Società Italiana Autori ed Editori.

Ma andiamo con ordine e ricordiamo cos’è l’equo compenso.

La legge sul diritto d’autore [2] consente la riproduzione privata di audio e video su qualsiasi supporto, purché effettuata da una persona fisica e per uso esclusivamente personale: quindi senza scopo di lucro o commerciali (diretto o indiretto).

Dunque, ogni consumatore, dopo aver comprato l’originale – per esempio – di un cd o di un dvd è libero di duplicarlo e conservare per sé, senza venderle e senza farne altri motivi di lucro, quante copie vuole.

Tuttavia, tenuto conto che per tali copie l’autore non percepisce alcun provento, sempre la legge sul diritto d’autore stabilisce [3] che una copia del prezzo pagato dai consumatori al momento dell’acquisto di supporti vergini, utilizzabili per archiviare dati digitali o analogici, debba essere corrisposto ai rappresentanti degli autori (leggi SIAE). Si presume, infatti, che tali supporti vengano utilizzati per duplicare materiale protetto dal diritto d’autore: sia che ciò avvenga effettivamente, sia che il supporto venga invece impiegato per scopi diversi (per esempio, la registrazione di un video girato durante l’ultima vacanza di famiglia, la memorizzazione di file di testo di propria produzione, ecc.).

Risultato: ogni acquisto di hard disk, memoria sim fotografica, cd o dvd vuoti, e qualsiasi altro supporto per l’archiviazione di musica o video, viene maggiorato di un balzello che finisce alla SIAE. Questo “balzello” si chiama, appunto, equo compenso per la copia privata.

La misura di questo compenso, determinata con decreto del Ministero per i beni e le attività culturali, sentito il Comitato consultivo permanente per il diritto d’autore, e sottoposto ad aggiornamento triennale, è commisurata alla capacità di registrazione resa dai medesimi supporti.

Senonché le ragioni che hanno spinto la cordata di produttori di hardware a contestare l’attuale sistema consistono nel fatto che la nostra normativa attribuirebbe alla Siae ampi poteri e margini di discrezionalità nel concludere protocolli di esenzioni, nel determinare le ipotesi e le modalità per i rimborsi per uso professionale (con una procedura assai complessa, tale da svuotarne l’effettività).

Insomma, la normativa italiana consentirebbe alla Siae di incassare somme rilevanti per prelievi riferiti a dispositivi non destinati in alcun modo ad attività di copia privata.

E ciò sarebbe in contrasto con il principio del “giusto equilibrio” stabilito dalla direttiva comunitaria sui diritti d’autore.

Anche con riferimento alla eventuale restituzione delle somme versate, la direttiva UE sembra porsi in contrasto con il nostro sistema normativo che prevede la possibilità di richiedere il rimborso dal solo utente finale anziché dal produttore dei supporti e dispositivi.

Ora la palla passa alla Corte di Giustizia a cui il Consiglio di Stato ha deciso di rimettere la questione [4]. Una patata bollente in casa SIAE, proprio all’indomani dello scandalo che ha coinvolto il proprio Presidente, Gino Paoli, oggi indagato per evasione fiscale.

note

[1] Cons. St. sent. n. 823/15 del 18.02.2015.

[2] Art. 71-sexies della legge sul diritto d’autore, (l. n. 633/1941), introdotto con il d.lgs. n. 68/2003.

[3] Art. 71-septies della legge sul diritto d’autore.

[4] Se l’ordinamento comunitario – e segnatamente il considerando 31 e l’articolo 5, paragrafo 2, lettera b) della direttiva 2001/29/CE – osti a una disciplina nazionale (in particolare: l’art. 71-sexies della LDA italiana in combinato operare con l’art. 4 del d.m. 30 dicembre 2009) la quale preveda che, nel caso di supporti e dispositivi acquistati per scopi manifestamente estranei a quelli di copia privata – ossia per uso esclusivamente professionale-, la determinazione dei criteri di esenzione ex ante dal prelievo sia rimessa alla contrattazione –o «libera negoziazione» – privatistica, con particolare riguardo ai «protocolli applicativi» di cui al citato art. 4, in assenza di previsioni generali e di alcuna garanzia di parità di trattamento tra Siae e soggetti obbligati al versamento del compenso, o loro associazioni di categoria.

Inoltre, se l’ordinamento comunitario – e segnatamente il considerando 31 e l’art. 5, paragrafo 2, lettera b) della direttiva 2001/29/CE – osti a una disciplina nazionale (in particolare: l’art. 71-sexies della LDA italiana in combinato operare con il d.m. 30 dicembre 2009 e con le istruzioni impartire dalla SIAE in tema di rimborsi) la quale preveda che, nel caso di supporti e dispositivi acquistati per scopi manifestamente estranei a quelli di copia privata – ossia per uso esclusivamente professionale -, il rimborso possa essere richiesto dal solo utente finale anziché dal produttore dei supporti e dispositivi.


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