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Decreto Bilanci: dal 2016 ricerca e pubblicità non più ammortizzabili

29 Aprile 2016 | Autore:
Decreto Bilanci: dal 2016 ricerca e pubblicità non più ammortizzabili

Varia per le società di capitali la destinazione delle spese di ricerca e pubblicità che non possono essere più capitalizzabili, quali problemi sul bilancio 2016?

Le ultime novità legislative [1] hanno apportato importanti modifiche alla disciplina del bilancio d’esercizio delle società di capitali intervenendo anche sui criteri di valutazione degli oneri pluriennali; in particolare, attraverso l’eliminazione dall’art. 2424, comma 1, lettera B.I. delle parole “di ricerca e di pubblicità”, ha variato la composizione dell’attivo patrimoniale alla voce immobilizzazioni prevedendo difatti l’eliminazione della possibilità di capitalizzare le spese sostenute per la ricerca e la pubblicità. Dal primo gennaio 2016 tali spese sono diventate unicamente costi di esercizio non capitalizzabili, da includere nel conto economico; le spese di ricerca e di pubblicità capitalizzate prima di tale data e parzialmente ammortizzate, dovranno essere, per il residuo, imputate a conto economico nell’esercizio 2016.

Cosa cambia per i costi di Ricerca e Sviluppo

Nel dettaglio, i costi di ricerca e sviluppo, sostenuti con l’obiettivo di studiare ed acquisire conoscenze per ottenere prodotti, processi e servizi nuovi o migliori rispetto a quelli già utilizzati, costituiscono un’importante voce di bilancio per le imprese che operano in settori innovativi e ad alto valore aggiunto. Così come disciplinati anche dal principio contabile OIC 24 sulle immobilizzazioni immateriali, tali costi possono essere di “Ricerca di base” – ovvero sostenuti per porre in essere studi, ricerche, esperimenti ed indagini che non hanno un obiettivo specifico e che servono ad accrescere le conoscenze generiche delle imprese – di “Ricerca applicata” – ovvero sostenuti allo scopo di raggiungere un preciso obiettivo in termini di produzione di un nuovo prodotto (o di miglioramento di quello già esistente), di un processo o di un servizio – ed infine di “Sviluppo” – sostenuti allo scopo di mettere in pratica i risultati dell’attività di studio espletate. Così, ad esempio, costituiscono costi di ricerca e sviluppo quelli sostenuti per il personale impegnato nelle relative attività, i costi dei materiali e servizi utilizzati, ecc.

Fino all’entrata in vigore del decreto [1] il trattamento contabile delle spese di ricerca di base era diverso da quello previsto per i costi di sviluppo e ricerca applicata. Dal primo gennaio 2016, i costi di sviluppo potranno continuare ad essere indicati tra le immobilizzazioni immateriali ed assoggettati ad ammortamento per un periodo non superiore a cinque anni, previo consenso del collegio sindacale ove nominato, purché siano di utilità pluriennale (ciò avviene quando è prevedibile che i benefici si manifesteranno in più esercizi). I costi di ricerca, invece, saranno trattati in maniera omogenea, sia che si tratti di ricerca di base sia che si tratti di ricerca applicata: in particolare, i costi di ricerca applicata, che prima delle modifiche al codice civile erano trattati allo stesso modo dei costi di sviluppo, dal 2016 dovranno essere trattati come i costi di ricerca di base – che per loro natura non possono essere collegati ad uno specifico risultato – con la conseguenza di non poter più essere capitalizzati.

Cosa cambia per i costi di pubblicità

Con riguardo ai costi di pubblicità, invece, il vigente documento OIC 24 ne prevede generalmente l’iscrizione a Conto economico nell’esercizio di sostenimento. I costi in esame, prima dell’entrata in vigore del Decreto Bilanci [1], potevano essere capitalizzati soltanto se si trattava di operazioni non ricorrenti (ad esempio, il lancio di una nuova attività produttiva, l’avvio di un nuovo processo produttivo), relative ad azioni dalle quali la società aveva la ragionevole aspettativa di importanti e duraturi ritorni economici. Per i bilanci relativi agli esercizi con inizio dal primo gennaio 2016, tale possibilità non è più concessa con la conseguenza che i relativi costi non potranno più essere ammortizzati.

Decreto bilanci: cosa accade per i costi non ancora integralmente ammortizzati?

La questione maggiormente delicata è però quella di comprendere quali saranno gli effetti sui bilanci 2016 derivanti dallo storno dei costi capitalizzati in precedenza e non ancora integralmente ammortizzati. Non siamo di fronte ad una modifica della stima del valore dell’attività capitalizzata, che avrebbe comportato una sua svalutazione, ma ad un cambiamento dei criteri di valutazione previsti dal codice civile. Mentre le disposizioni civilistiche non stabiliscono come debba essere gestito sul piano contabile il cambiamento dei criteri di valutazione, i principi contabili nazionali stabiliscono che i cambiamenti di principi contabili, ed in questo ambito rientrano i criteri di valutazione, generano proventi e oneri da iscrivere nella parte straordinaria del conto economico.

Ma, per effetto di un’altra importante novità apportata dal Decreto [1], a partire dai bilanci 2016 non ci sarà però più un’area straordinaria nel conto economico; ed allora, “guardando” a quanto prevedono in questo ambito i principi contabili internazionali, lo IAS 8 stabilisce che, nel caso di cambiamento dei criteri di valutazione obbligatori, le eventuali rettifiche che derivano dall’applicazione retroattiva del nuovo criterio devono essere rilevate a riduzione di una posta di patrimonio netto, senza impattare in alcun modo sul conto economico dell’esercizio.

Attendiamo, a questo punto, che ci siano fornite apposite indicazioni per il passaggio alle nuove regole imposte dal Decreto [1].

d.ssa Concetta Lanza


note

[1] D.Lgs. n. 139/2015


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