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Lo sai che? Locazione e imposte: non basta il deposito del ricorso in tribunale

Lo sai che? Pubblicato il 23 febbraio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 febbraio 2015

Prima della riconsegna dell’immobile con la firma del verbale o il provvedimento di sfratto il contratto di locazione si considera ancora in vita.

La semplice morosità dell’inquilino, nel pagamento del canone mensile di affitto, non consente al padrone di casa di evitare le tasse sulla locazione, anche per i canoni non percepiti: gli obblighi fiscali, infatti, permangono finché il conduttore non subisce la sentenza di sfratto o non firma il verbale di rilascio dell’immobile. Sino a tale data, difatti, l’immobile risulta occupato, quindi locato, ed è pertanto legittima la richiesta del Fisco di pagamento dell’imposta di registro. Non è sufficiente, allora, a impedire che scatti la tassa annuale, il semplice deposito dell’intimazione di sfratto presso la cancelleria del tribunale competente.

Lo ha chiarito la Commissione Tributaria Provinciale di Salerno in una recente sentenza [1].

Risultato: anche se si è dato incarico al proprio avvocato di redigere e presentare al giudice la domanda di sfratto esecutivo, si è comunque tenuti a pagare l’imposta di registro sulla locazione, nonostante la morosità dell’inquilino. Il contratto non si può considerare risolto già a partire dal semplice deposito dell’intimazione. Resta quindi dovuta la relativa imposta di registro.

La registrazione del contratto di locazione – chiarisce la sentenza – può essere richiesta per l’intera durata del contratto o annualmente: in quest’ultimo caso, l’imposta deve essere pagata entro trenta giorni dalla scadenza annuale del contratto. In caso di cessazione o disdetta anticipata, la comunicazione all’Agenzia delle Entrate – previo pagamento di importo fisso – deve essere effettuata entro trenta giorni dal verificarsi dell’evento interruttivo (per esempio lo sfratto per morosità o il rilascio dell’immobile con un verbale di riconsegna firmato da entrambe le parti).

Dunque, ciò che va a interrompere il contratto di affitto non è il semplice deposito in tribunale, da parte del locatore, dell’intimazione di sfratto, ma il verbale di riconsegna dell’immobile o l’emissione del provvedimento di sfratto (che si collocano in un momento temporalmente successivo). Fino a tale momento, l’immobile risulta ancora formalmente in affitto ed è pertanto dovuta l’imposta di registro. Nessuna imposta sarà invece dovuta per i periodi successivi, essendo pacifica e documentata l’intervenuta effettiva risoluzione anticipata.

note

[1] CTP Salerno sent. n. 190/15 del 20.01.2015.

Autore immagine: 123rf com


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