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Lo sai che? Banconote false: che succede se la rimetti in circolazione

Lo sai che? Pubblicato il 23 febbraio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 febbraio 2015

Reati contro la fede pubblica: monete false, consapevolezza della falsità al momento della detenzione del biglietto; come comportarsi.

 

Sarà capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di ritrovarsi tra le mani una banconota falsa e, dinanzi all’incontestabile prova della contraffazione, offerta dallo scanner a infrarossi, decidere se strappare la moneta, consegnarla alla polizia oppure – benché illecito – rimetterla in circolazione: una tentazione, quest’ultima, che si fa tanto forte quanto più è elevato l’importo del biglietto falso.

Ma la giurisprudenza è severa nel bacchettare comportamenti di questo tipo. Ecco, dunque, una rapida carrellata di quelli che sono i più recenti consigli offerti dai giudici della Cassazione.

Partiamo innanzitutto dal codice penale. Esso stabilisce che chi mette in circolazione monete contraffatte o alterate, o le spende o le mette altrimenti in circolazione, commette reato [1] la cui sanzione può arrivare sino alla reclusione.

Dunque, partendo da questo dato, è facile comprendere che il solo fatto di “rigirare” ad altri il biglietto che si sa essere falso, può far scattare una condanna penale.

In verità, la legge distingue due ipotesi: quella in cui si paga con banconote false ricevute in buona fede [2], da quella in cui l’acquirente detiene moneta contraffatta al fine di rimetterla in circolazione (mala fede). In pratica, nel primo caso, la consapevolezza della falsità è successiva alla ricezione del denaro (che appunto avviene in buona fede), mentre nel primo la consapevolezza della falsità sussiste già all’atto della ricezione della moneta falsa.

In entrambi i casi, comunque, si tratta di un reato perché la legge punisce, principalmente, il mettere in circolazione banconote contraffatte. Tuttavia nel secondo caso la sanzione sarà notevolmente superiore.

Il reato di detenzione di denaro falso è configurabile solo se vi sia l’intenzione del soggetto agente di mettere in circolazione le banconote contraffatte ricevute in malafede [3].

Diversa è la condotta di chi, invece, spaccia il biglietto falso in buona fede, ossia ignorando che si tratta di un falso. In tal caso, mancando l’elemento psicologico del reato, non ci sarà alcuna punizione.

Allo stesso modo non è un reato conservare a casa delle monete false (per esempio per collezione), senza metterle in circolazione. Infatti il reato di detenzione di denaro falso è configurabile solo se vi sia l’intenzione del soggetto agente di mettere in circolazione le banconote contraffatte ricevute in malafede [4].

Il fatto di non sottrarsi alla identificazione, pur avendone la possibilità, è elemento indicativo della mancanza di consapevolezza della falsità della banconota spesa (nella specie, l’indagato aveva speso la banconota presso lo sportello di una stazione ferroviaria, e pur trovandosi al di là dello sportello e dunque completamente sottratto a coercizioni e libero di defilarsi in assoluto anonimato, aveva deciso di recarsi presso gli uffici della Polfer per l’identificazione) [5].

Lasciare un documento a garanzia

Non scatta il reato, per mancanza dell’elemento psicologico, per chi, al momento della spendita della banconota, poi risultata falsa, lasci a garanzia la copia del proprio autentico documento di riconoscimento, denotando un simile comportamento la buonafede del soggetto agente [6].

note

[1] Art. 455 cod. pen.

[2] Art. 457 cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 25500/2007.

[4] Cass. sent. n. 25500/2007.

[5] Trib. Trani, sent. del 24.02.2005.

[6] Trib. Terni, sent. n. 36 del 12.01.2012.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. è incredibile che ancora oggi ci siano persone che cerchino di smerciare banconote false. Basterebbe che tutti i negozianti si dotassero di una macchinetta verifica banconote false e questi truffatori la smetterebbero.

    Bruno

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