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Fatture false: responsabile anche il professionista

29 Aprile 2016
Fatture false: responsabile anche il professionista

Per il reato di fatture false anche il professionista può essere considerato colpevole: la sentenza della Cassazione che è in linea, di fatto, con l’approccio dell’Agenzia delle Entrate.

Il reato di fatture false rischia di portare con sé il professionista, che potrebbe dover rispondere del concorso nel reato se si dimostra che egli ha suggerito ai propri clienti di utilizzare tali documenti ai fini di abbattere il carico fiscale.

È stata depositata ieri la sentenza della Cassazione che stabilisce questo principio [1] .

Concorso del professionista per fatture false: il caso di specie

Nel caso di specie il professionista incaricato era stato accusato di concorso nell’emissione di fatture per operazioni inesistenti, per aver avuto la colpa di prospettare a due clienti la possibilità di inserire dei costi con l’obiettivo finale di ridurre il carico fiscale.
Nella sentenza la Corte ha sottolineato il principio per il quale vi è concorso nel reato di frode fiscale di coloro che, nonostante siano materialmente estranei alla società che ha emesso fatture inesistenti e pur non rivestendo in essa alcuna carica sociale, abbiano in qualsivoglia modo partecipato a creare il meccanismo fraudolento che ha di fatto consentito alle utilizzatrici dei documenti il risparmio di imposta.

Concorso del professionista: la Corte è in linea con l’Agenzia delle Entrate

Pur lasciando agli esperti legali gli approfondimenti del caso ci preme qui sottolineare che la sentenza depositata, che ha precedenti nella giurisprudenza anche della stessa Corte suprema [2], accoglie di fatto gli orientamenti in tema di controlli dichiarati proprio in una circolare di ieri (28 aprile 2016) dell’Agenzia delle Entrate [3], della quale vi abbiamo dato conto in un nostro articolo precedente (cui si rimanda per l’approfondimento), secondo cui il nuovo approccio del controllo fiscale dovrà andare anche nell’ottica della punibilità dei professionisti e degli intermediari che dovessero facilitare o suggerire metodologie evasive o elusive ai propri clienti.

Si tratta in definitiva di un clima generale che con lo scandalo Panama Papers diventa sempre più ostile a chi vuol tentare escamotage per ottenere indebiti sconti dall’erario e che, sempre più, punisce anche coloro i quali spingono verso questo approccio.


note

[1] Cass. Sent. n. 17418 del 28/04/2016

[2] Tra le altre la sentenza n. 1684/2013

[3] Agenzia delle Entrate, Circ. 16/E del 28/04/2016


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