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Il testo dello schema di decreto legislativo sulle forme contrattuali

24 febbraio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 febbraio 2015



Novità in tema di contratti a termine e collaborazioni a progetto

Il Consiglio dei Ministri, nella riunione del 20.02.2015 ha varato in via preliminare lo schema di decreto attuativo del Jobs act recante “il testo organico delle tipologie contrattuali e la revisione della disciplina delle mansioni”. Il provvedimento dovrà ora essere inviato alle commissioni parlamentari competenti, che potranno proporre modifiche.

Lo schema di decreto sancisce il principio secondo cui il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato costituisce la forma comune di rapporto di lavoro. Al riguardo va peraltro tenuto conto delle recenti novità introdotte in materia di contratto a tutele crescenti.

Dopo tale enunciazione di principio il decreto detta un regolamento organico delle altre forme di rapporto di lavoro (“precarie”), introducendo alcune rilevanti novità.

Dall’entrata in vigore del decreto non potranno essere più attivati co.co.pro.

Discorso diverso per i contratti già in essere. In questo caso, i rapporti di lavoro proseguiranno alle stesse condizioni fino alla loro naturale scadenza.
Tuttavia, a partire dall’1 gennaio 2016, alle collaborazioni “camuffate“ sarà applicata la disciplina del lavoro subordinato. Si parla di quei “rapporti di collaborazione che si concretino in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative, di contenuto ripetitivo e le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro”.
Restano fuori da questi casi le collaborazioni regolate da accordi sindacali collettivi, quelle relative a professioni inquadrate negli albi, quelle legate alle società sportive, quelle esercitate dai componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società.
Per promuovere il passaggio dalle collaborazioni a contratti a tempo indeterminato, entro il 31 dicembre 2015 il decreto prevede una sorta di sanatoria per i datori di lavoro che abbiano imposto collaborazioni “fasulle”: più precisamente, sarà possibile ottenere un’ “estinzione delle violazioni previste dalle disposizioni in materia di obblighi contributivi, assicurativi e fiscali connessi alla eventuale erronea qualificazione del rapporto di lavoro pregresso” purchè si proceda a stabilizzare tali lavoratori e purchè ricorrano due condizioni: il datore di lavoro non potrà estinguere il rapporto di lavoro nell’anno successivo all’assunzione e il lavoratore dovrà rinunciare, sottoscrivendo appositi atti di conciliazione, “a tutte le possibili pretese riguardanti la qualificazione del pregresso rapporto di lavoro”.

Il decreto abolisce due forme contrattuali: l’associazione in partecipazione (vale a dire quella tipologia contrattuale in cui l’imprenditore si accorda con uno o più soggetti che svolgono la propria attività lavorativa e sono ricompensati con una partecipazione agli utili dell’impresa), strumento spesso abusato per mascherare rapporti di vera e propria subordinazione; il lavoro ripartito, comunemente detto “job sharing“ (secondo il quale due persone si dividono consensualmente lo stesso posto di lavoro, assumendosi in solido l’adempimento di un’unica e identica obbligazione lavorativa), forma contrattuale scarsamente applicata nella realtà operativa.

Se da una parte si cancellano co.co.pro., associazione in partecipazione e job sharing, dall’altra si mantengono attivi, anche se con qualche modifica, gli altri rapporti di lavoro precari.
Non cambia il contratto a tempo determinato, con un tetto massimo di durata di 36 mesi comprensivi di cinque proroghe.
Resta confermato il contratto a chiamata (lavoro intermittente).
Per il contratto di somministrazione, tipico delle agenzie interinali, è prevista un’estensione del campo di applicazione, eliminando le causali. Al contempo si introduce però un limite al suo utilizzo: i dipendenti con questo contratto possono essere al massimo il 10% rispetto al totale dei lavoratori a tempo indeterminato all’interno dell’azienda.
Restano anche i voucher e, anzi, sarà elevato da 5mila a 7mila euro all’anno il tetto dell’importo per il lavoratore.
Sul fronte dell’apprendistato, si unificano il primo livello (quello per il diploma e la qualifica professionale) e il terzo (alta formazione e ricerca).

Lo schema di decreto legislativo rivede anche la disciplina delle mansioni.
Si prevede che in caso di “modifica degli assetti organizzativi aziendali” il lavoratore possa essere assegnato a mansioni di un livello inferiore rispetto a quello per cui era stato assunto. Il lavoratore “ha diritto alla conservazione del livello di inquadramento e del trattamento retributivo in godimento, fatta eccezione per gli elementi retributivi collegati a particolari modalità di svolgimento della precedente prestazione lavorativa”. Il mutamento di mansioni deve comunque essere accompagnato da obblighi di formazione “il cui mancato adempimento non determina comunque la nullità” del demansionamento. Ulteriori ipotesi di assegnazione di mansioni inferiori possono essere previste dai contratti di lavoro collettivi, anche aziendali. Possono inoltre “essere stipulati accordi individuali di modifica delle mansioni, del livello di inquadramento e della relativa retribuzione, nell’interesse del lavoratore alla conservazione dell’occupazione, all’acquisizione di una diversa professionalità o al miglioramento delle condizioni di vita”. In caso di modifica degli assetti organizzati aziendali, il lavoratore può anche essere trasferito da un’unità produttiva all’altra.

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Autore immagine: 123rf com

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